Per decenni le mode alimentari sono arrivate dalla California, dalle celebrities di Hollywood o dalle ultime scoperte della nutrizione. Oggi, invece, l’ispirazione arriva da un testo di oltre duemila anni fa. Negli Stati Uniti sta vivendo una nuova popolarità il “Biblical eating” , la dieta biblica, un approccio che invita a consumare prevalentemente gli alimenti citati nelle Sacre Scritture: frutta, verdura, legumi, pesce, cereali integrali, olive, olio d’oliva, fichi, miele, noci e le cosiddette carni “pure” descritte nel Levitico. Parallelamente vengono eliminati o fortemente limitati cibi ultraprocessati, bevande zuccherate, snack industriali e fritti. Il fenomeno, rilanciato dal New York Times, è stato amplificato da inuencer come Kayla Bundy e Annalies Xaviera, che sui social promuovono programmi di “Biblical Eating” seguiti da migliaia di persone (da un articolo di Maddalena Bonaccorso apparso su “Panorama” del 30-6-2026).
Claudio Coppini e Roberto Vacca hanno chiesto un parere sulla “dieta della Bibbia” e sul messaggio di salute integrale della Bibbia al pastore avventista Michele Abiusi.
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