“Non si può comprendere davvero l’uso strumentale del cristianesimo presente nella recente politica statunitense se non se ne colgono le effettive matrici culturali; se non si intende che è proprio anche sulla correttezza dell’interpretazione dei testi neotestamentari che si gioca la testimonianza di pace del cristianesimo” (dall’articolo di Simone Morandini “Il «Dio pro-guerra», la Bibbia e il dialogo ebraico-cristiano” su Avvenire del 28 marzo 2026).
Claudio Coppini e Roberto Vacca intervistano il teologo cattolico Simone Morandini, presidente del Segretariato Attività Ecumeniche (SAE) sull’importanza di non contrapporre Antico e Nuovo Testamento, sulla vocazione pacifica della fede nel Dio biblico, su una corretta concezione dell’ispirazione biblica. E’ in questi tempi difficili che i cristiani devono sforzarsi anche di tenere aperto il canale del dialogo, in particolare attraverso il dialogo ebraico-cristiano, senza che questo significhi rinunciare a denunciare i crimini di guerra che purtroppo caratterizzano questo frangente storico dello Stato d’Israele.
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