Dopo queste cose, Giuseppe d'Arimatea, che era discepolo di Gesù, ma in segreto per timore dei Giudei, chiese a Pilato di poter prendere il corpo di Gesù, e Pilato glielo permise.
Egli dunque venne e prese il corpo di Gesù. Nicodemo, che in precedenza era andato da Gesù di notte, venne anch'egli, portando una mistura di mirra e d'aloe di circa cento libbre. Essi dunque presero il corpo di Gesù e lo avvolsero in fasce con gli aromi, secondo il modo di seppellire in uso presso i Giudei.
Nel luogo dov'egli era stato crocifisso c'era un giardino, e in quel giardino un sepolcro nuovo, dove nessuno era ancora stato deposto. Là dunque deposero Gesù, a motivo della Preparazione dei Giudei, perché il sepolcro era vicino.
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(Giovanni 19:38-42 - La Bibbia)
Il sentimento antisemita che ha attraversato i secoli si riassume in un concetto che, in varie forme, capita di sentire di frequente anche ai giorni nostri, persino per bocca di persone che si dicono discepoli di Gesù: "Il popolo di Israele ha rifiutato Gesù e lo ha ucciso. I giudei hanno rifiutato il loro Messia".
Leggendo l'evangelo di Giovanni abbiamo visto invece che Gesù è stato vittima di un complotto politico perpetrato da alcuni membri tra i più importanti della società giudaica, in particolare dai capi dei sacerdoti appartenenti al sinedrio (in ebraico: סַנְהֶדְרִין, sanhedrîn, cioè "assemblea" o "consiglio", la Grande Assemblea), l'organo di Gerusalemme preposto alla gestione della giustizia durante quel periodo. Fu quel gruppo di uomini a manipolare una parte del popolo giudaico (Mt 27:20) per spingerla a liberare Barabba, lasciando che Gesù venisse condannato.
Sappiamo però che non tutti i membri del sinedrio furono d'accordo sulla linea da tenere nei confronti di Gesù. Ad esempio in Gv 7:50-51 avevamo letto che proprio Nicodemo, quello che era andato da Gesù di notte per parlargli (Gv. 3), fariseo e membro del sinedrio, aveva espresso un parere contrario, attirando su di sé parecchie critiche da parte di altri membri del sinedrio.
Anche di Giuseppe d'Arimatea è scritto in Lc 23:50-51 che era "membro del Consiglio, uomo giusto e buono, il quale non aveva acconsentito alla deliberazione e all'operato degli altri. Egli era di Arimatea, città della Giudea, e aspettava il regno di Dio."
Giuseppe d'arimatea e Nicodemo sono quelli che molti di noi a priori collocherebbero tra i "cattivi", gli ultimi che ci saremmo aspettati di vedere tra i seguaci di Gesù. Eppure furono proprio le mani di quei discepoli che non ti aspetti a prendersi cura del corpo di Gesù prima di collocarlo nella tomba.
È piuttosto significativo che a reclamare il corpo di Gesù da Pilato per dargli sepoltura, si presentò proprio un membro del consiglio, quel medesimo consiglio che lo aveva condannato. Questo evidenzia in modo chiaro che non tutto il popolo giudaico e neanche tutti i capi dei Giudei avevano condiviso la condanna a morte di Gesù. Anzi, anche tra i notabili del popolo c'erano persone che erano divenuti suoi discepoli!
Come abbiamo letto Giuseppe era un discepolo in segreto per timore dei Giudei; d'altra parte era comprensibile che egli temesse ritorsioni da parte dei suoi colleghi del sinedrio, considerato il modo in cui avevano gestito la "questione Gesù". Ma, dopo la morte di Gesù, qualcosa aveva spinto quell'uomo a trovare il coraggio di andare a reclamare il corpo del maestro, venendo quindi allo scoperto.
Nicodemo è presentato da molti commentatori come una figura negativa, come un fariseo che era andato da Gesù di notte per paura di essere visto dagli altri e che alla fine non aveva capito nulla dei discorsi di Gesù. Ma questo non è vero. Quando si legge tutto il vangelo, ci rendiamo conto che Giovanni lo presenta come un uomo che ha fatto un pe...