Strumentario chirurgico per amputazione (1862-1867)
Museo di Strumentaria medica | Via Mattioli 4/B - Siena
L’allestimento di una cassetta chirurgica nasce nel XVIII secolo per uno scopo didattico prima ancora che per un uso professionale, come si evince dalle eleganti cassette del Brambilla conservate presso il Museo Galileo a Firenze. Con lo sviluppo della chirurgia e della figura del chirurgo nel corso del XIX secolo le cassette vengono sempre più progettate per la loro funzione, pertanto devono contenere lo stretto necessario, essere facilmente trasportabili e gli strumenti devono essere ben protetti per non compromettere la raffinata forgia, pena la bontà dell’intervento.La cassetta qui esposta contiene, suddivisi in due ripiani:
- Una sega a dorso mobile
- Un uncino
- Un paio di forbici chirurgiche
- Un set di bisturi
- Una sonda scanalata
- Un set di 2 coltelli
- Una pinza
- Un martello
- Uno scalpello
- Un paio di cesoie
- 2 Aghi ricurvi
- E filo da sutura
All'interno del coperchio imbottito, è presente il marchio della Regia Fabbrica di istrumenti chirurgici dei Fratelli Lollini con al centro lo stemma sabaudo e dintorno le medaglie ricevute in occasione delle esposizioni universali. L'ultima presente è quella di Londra del 1862 ma le fonti ci dicono che ne vinceranno un'altra a Parigi nel 1867, per cui possiamo datare la cassetta entro questo arco temporale.La fabbricaPietro e Paolo Lollini, arrotini in una bottega di Bologna, iniziarono la loro attività nel 1836 grazie all'incoraggiamento del chirurgo Francesco Rizzoli che era solito affidare loro l'affilatura dei suoi ferri. I suoi suggerimenti li avevano spinti a costruire delle copie e poi a realizzarne di nuovi, di concezione originale. Nel settore allora primeggiavano i costruttori inglesi e francesi, ma i fratelli Lollini si erano ben presto affermati per la qualità delle loro lavorazioni. Il coraggioDobbiamo tener presente che tali oggetti risalgono a un’epoca in cui l’anestesia era agli albori. Il paziente veniva immobilizzato e al massimo stordito con alcool o etere, per cui la velocità dell’operazione era importantissima. Dobbiamo anche tener presente che il chirurgo operava spesso pubblicamente, e non avvolto nel silenzio come in una sala operatoria moderna, ma in mezzo ad urla e schiamazzi. Insomma al chirurgo dell’epoca non bastava l’abilità e l’esperienza, aveva bisogno anche di autocontrollo e tanto coraggio.
La cassetta è stata esposta alla Biblioteca Marucelliana a Firenze in occasione della mostra: "Ferri per curare: un percorso nei secoli dall’epoca etrusco-romana al robot. Testimonianze dai musei toscani” tenutasi da febbraio ad aprile del 2025.