I Musei universitari senesi raccontano

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I Musei universitari senesi raccontano episodes

  • Il coraggio di studenti e docenti dell’Ateneo alla Battaglia di Curtatone e Montanara
    Il coraggio di studenti e docenti dell’Ateneo alla Battaglia di Curtatone e Montanara
    Archivio e Percorso storico | Via Banchi di Sotto 55 - Siena

    Il 29 maggio 1848 docenti e studenti dell’Ateneo senese presero parte alla battaglia di Curtatone e Montanara. In mostra i ritratti di Alessandro Corticelli, Cesare Lungetti e Gioacchino Biagiotti, caduto nello scontro, il Registro degli studenti matricolandi 1847-48, la medaglia al valore e quella commemorativa.
    2 min
  • Il coraggio di uno scienziato: Galileo


    Il coraggio di uno scienziato: Galileo
    Telescopio gregoriano (ca 1860)
    Collezione di Strumenti di Fisica | Via Roma, 56 - Siena

    Galileo Galilei è considerato il padre della scienza moderna. Il metodo scientifico che definisce e promuove utilizza il linguaggio matematico e pone l'esperimento come mezzo di indagine della natura, in contrasto con la tradizione aristotelica e la sua analisi qualitativa del cosmo. Galileo si forma tra Pisa e Firenze leggendo Euclide ed Archimede. A 22 anni scrive un breve trattato,  La bilancetta, in cui descrive una bilancia idrostatica dimostrando l’impegno creativo  nel riprodurre sperimentalmente i risultati di Archimede sui fluidi.

    Entra nel mondo accademico con un contratto triennale con l’università di Pisa, per poi passare all’università di Padova dove arriverà pochi mesi dopo l’arresto di Giordano Bruno. A Padova insegna, fa esperimenti, intrattiene rapporti con persone colte con cui discute molte delle sue idee. Ma sempre incalzato da necessità economiche fa oroscopi personalizzati, attrezza una piccola officina nella quale oltre che fare esperimenti, fabbrica strumenti che vende per arrotondare lo stipendio. Vende alla Repubblica di Venezia una macchina per innalzare l’acqua, il compasso geometrico militare   e infine il cannocchiale, che costruisce a partire da descrizioni di strumenti olandesi, migliorandone la qualità delle lenti e il fattore di ingrandimento.  

    Per il cannocchiale che dava un vantaggio in ambito navale ottiene il massimo stipendio nell’università di Padova all’inizio del 1610 Per primo utilizza il cannocchiale per osservare gli astri.  Scopre così montagne sulla luna, satelliti di Giove, fasi di Venere, macchie solari... Nel Sidereus Nuncius  pubblicato a marzo del 1610 Galileo annuncia le sue scoperte astronomiche e, dedicando i satelliti di Giove appena scoperti ai Medici, riesce a ottenere una cattedra all’università di Pisa col massimo stipendio senza obbligo di fare lezioni e poco dopo viene nominato Matematico di corte dal Granduca.

    A Firenze l’attività dello scienziato si divide tra l’osservazione astronomica e gli esperimenti di fisica. Molti dei suoi risultati scientifici erano però in aperta contraddizione con la scienza tradizionale ereditata dal mondo antico per cui si dedica a illustrare i suoi risultati attraverso libri pensati per convincere con argomentazioni e osservazioni qualitative i contemporanei, che erano poco propensi ad un approccio sperimentale. Si accende una disputa intorno alle sue scoperte; l'interpretazione dello scienziato confuta la teoria tolemaica del moto, adottata ufficialmente nel mondo scientifico e religioso dell'epoca, e conferma invece la teoria copernicana. L'inquisizione bolla come eretica questa teoria e proibisce formalmente a Galileo di appoggiarla. Nell'aprile del 1630, Galileo termina di scrivere il "Dialogo sui due massimi sistemi del mondo", nel quale le teorie copernicana e tolemaica vengono messe a confronto; concorda con il Vaticano alcune modifiche per poter far stampare l'opera che uscirà a Firenze, nel 1632. Papa Urbano VIII, esaminato il "Dialogo", non ritrovando le modifiche concordate ne proibisce la distribuzione e fa istituire dall'Inquisizione un processo contro Galileo. Lo scienziato, già anziano e malato, viene chiamato a Roma nel 1633, dove viene messo agli arresti domiciliari, processato e gli viene richiesto di abbandonare la teoria copernicana. L’inquisitore era Roberto Bellarmino a cui si deve la condanna e l’esecuzione nel 1599 di Giordano Bruno. Minacciato di tortura, Galileo viene costretto ad abiurare pubblicamente così da evitare il rogo e viene condannato alla prigione a vita, commutata in residenza coatta nel palazzo arcivescovile di Siena.

    Nel Palazzo delle Papesse Galileo fu affettuosamente ospitato da Ascanio Piccolomini e continuò le sue osservazioni del cielo confrontandosi con studiosi senesi. A seguito di una segnalazione a Roma nel dicembre del 1633 fu mandato agli arresti domiciliari nella sua casa di Arcetri dove morirà nel 1642. Il coraggio dello scienziato Galileo è nell’aver accettato l’abiura così da aver salva la vita. Resta fino alla morte confinato nella sua casa continuando a studiare la natura e a ispirare giovani scienziati. In due anni completa un trattato su due nuove scienze, in cui descrive ampliamente e accuratamente il moto dei gravi. Si occupa poi della determinazione delle longitudini, della costruzione di orologi a pendolo, di problemi meccanici, e della luce lunare. Vincenzo Viviani sedicenne è l’assistente dell’anziano Galileo per tre anni e lavora con lui sulla resistenza dei solidi e sulle coniche.

    Negli ultimi mesi, arriva anche Evangelista Torricelli che su indicazione di Galileo affronta un problema legato alla possibilità di alzare l’acqua con una pompa. Torricelli intuisce che l’aria in cui viviamo è pesante e contribuisce a definire questo problema. Ipotizza che l’aria eserciti una pressione. Nel 1643 inventa il barometro che permette di misurare la pressione atmosferica e insieme a Viviani fa esperimenti sul peso dell’aria.
    6 min
  • Il coraggio dei navigatori
    Il coraggio dei navigatori
    Cannocchiale terrestre (ca 1920) e ottante di Hadley (1899), precursore del sestante
    Collezione di Strumenti di Fisica | Via Roma, 56 - Siena

    La navigazione in mare aperto, senza punti di riferimento costieri richiede grande coraggio e molte conoscenze. L’uomo ha imparato a muoversi in acqua sin dalla notte dei tempi. Il più antico reperto nautico, una Canoa, risale a circa 10000 anni fa.

    Gli Egizi iniziarono a navigare sul Nilo circa 6000 anni fa, ma furono i fenici, oltre 3.000 anni fa, il primo popolo di navigatori. Sapevano tracciare le rotte, salpando da quello che oggi è il Libano per portare le loro merci in Africa settentrionale e in Europa, attraversando il Mediterrawneo.

    La capacità di navigare fu all’origine dell’espansione dei popoli austronesiani, originari probabilmente dell’isola di Taiwan e della Cina meridionale. Tra 5000 e 1500 anni fa si espansero in un’area molto vasta, popolando isole che in precedenza erano disabitate dal  Madagascar fino alla Polinesia, nel cuore del Pacifico. L’esito di un viaggio per mare e la vita stessa dell’equipaggio dipende dalla stima della posizione della nave. Per conoscere dove si trova esattamente si devono avere almeno tre elementi: il punto di partenza, la sua velocità e la rotta seguita.

    L’unica informazione a disposizione di un navigatore nel passato era di fatto il punto di partenza. Tutto il resto doveva essere ricavato usando tecniche e strumenti di vario tipo. All’alba i marinai potevano notare di quanto si era spostato il sole paragonandone la posizione con quella delle stelle ancora visibili. Di notte potevano orientarsi grazie alla stella polare che dopo il tramonto appare quasi direttamente sopra il Polo Nord. Nell’altro emisfero, la Croce del Sud permetteva di localizzare il Polo Sud. Perciò in una notte serena, in ogni parte del mondo i marinai potevano verificare la rotta per mezzo di almeno un punto di riferimento celeste.

    Con lo sviluppo scientifico l’arte della navigazione divenne tecnologica. Gli strumenti meccanici cominciarono a ridurre il bisogno di affidarsi all’osservazione e alle ipotesi. Tra il II e il IV secolo dopo Cristo si diffonde l’uso dell’astrolabio. L’astrolabio è un modello bidimensionale della sfera celeste che permette di descrivere il movimento degli astri visibili realizzando i calcoli matematici attraverso movimenti meccanici. Facilmente trasportabile per ottenere informazioni dalla posizione degli astri, in particolare la latitudine, funzionava come un orologio diurno e notturno misurando l’altezza del Sole o di una stella sull’orizzonte, proprietà che ne hanno decretato il successo e la diffusione per oltre un millennio.

    Nel sei-settecento fu sostituito da strumenti che utilizzavano il principio della doppia riflessione per determinare l’angolo di elevazione di un oggetto celeste. Il principio fu scoperto da Newton che lo applicò nel quadrante. Intorno al 1730 John Hadley, un matematico inglese, sviluppo l’ottante,  più semplice da utilizzare rispetto al quadrante. L’ottante sostituì l’astrolabio e una sua evoluzione con un piccolo telescopio, il sestante, è rimasto tra gli strumenti di navigazione fino al secolo scorso. Questi strumenti però permettevano di misurare con precisione solo la latitudine mentre il problema della determinazione della longitudine rimase irrisolto per oltre 200 anni. Conoscere la longitudine delle navi era fondamentale, soprattutto nelle fasi di avvicinamento alla terraferma. Dopo un lungo viaggio, il calcolo della rotta basato sulla propria posizione precedente comportava alti margini di errore, che causavano spesso naufragi e la morte di molti marinai.

    Nel 1567 il re di Spagna istituì un premio per chi avesse trovato una soluzione efficace. Galileo era convinto di meritare questo premio ma la sua soluzione, seppur ingegnosa, non era praticabile sulle navi. Dopo di lui si cimentarono Cassini, Huygens, Hooke senza riuscire. Nell’ottobre 1707 una flotta della marina britannica era diretta verso la Manica ma per un errore nel calcolo della posizione, 4 navi fecero naufragio sulle Isole Scilly e morirono quasi 2.000 uomini. Nel 1714 il Parlamento britannico offrì un premio di 20.000 sterline a chiunque fosse stato in grado di stabilire con precisione la longitudine in mare.

    Oggi il premio equivarrebbe a diversi milioni di euro. Il premio fu vinto nel 1761 da John Harrison, un abilissimo orologiaio, che al quarto tentativo costruì un orologio che viaggiò dall’Inghilterra alla Giamaica in 62 giorni accumulando un ritardo di solo 5 secondi. Il problema della longitudine era stato risolto sviluppando compatti e precisi orologi meccanici. Il salto tecnologico successivo è stato il sistema GPS che utilizzando orologi atomici in una miriadi di satelliti intorno alla Terra permette di determinare la posizione sulla superfice con incertezze del millimetro, ma questa è un’altra storia.
    5 min
  • Il coraggio di esplorare il corpo umano con la dissezione anatomica
    Il coraggio di esplorare il corpo umano con la dissezione anatomica
    Abnorme lunghezza del tronco brachio cefalo arterioso

    Museo anatomico "Leonetto Comparini" | Via Aldo Moro 2 - Siena

    Questo preparato essiccato mostra in avanti la parte superiore dello sterno, il manubrio, che appare articolato superiormente con le due clavicole e con le due prime coste. Dietro al manubrio si osserva l’arco aortico, colorato in rosso, con i vasi che da esso originano, da destra a sinistra: il tronco brachiocefalico, l’arteria carotide comune sinistra e l’arteria succlavia sinistra.

    Posteriormente all’arco aortico, dall’alto in basso si osservano: l’osso ioide, la laringe e la trachea. Ancora più posteriormente si osserva una porzione della colonna vertebrale, con parte dei tratti cervicale e toracico e una porzione della parete toracica posteriore con le prime 7 coste.In condizioni fisiologiche normali, il tronco brachiocefalico (anche detto arteria anonima) origina dalla convessità dell’arco aortico, dietro il manubrio sternale; si dirige quindi in alto e a destra fino al margine superiore dell’articolazione sterno-clavicolare destra, dove si divide nelle arterie carotide comune e succlavia di destra.A fronte di una lunghezza media normale di 3-5 cm e di un diametro di circa 1,4 cm, questo specifico reperto presenta una variante anatomica: un tronco brachiocefalico lungo ben 6 cm, la cui biforcazione avviene nettamente al di sopra del margine articolare sterno-clavicolare destro.

    Questo preparato fu realizzato nel 1880 dall'anatomista conservatore Martini. In quegli anni, l'Istituto di Anatomia Umana Normale della Regia Università di Siena era diretto da Guglielmo Romiti; questi, coadiuvato dall'allievo e dissettore Pìlade Lachi, intraprese una profonda riorganizzazione del Museo Anatomico, arricchendone la collezione scientifica con una vasta produzione di preparati, di cui questo reperto è preziosa testimonianza.
    3 min
  • Oltre il coraggio: la necessità
    Oltre il coraggio: la necessità
    Museo botanico: Orto e Herbarium | Via Nattili 4 - Siena

    Il “coraggio” delle piante non è un impulso, ma una scelta quotidiana, silenziosa e inarrestabile. Immobili e senza possibilità di fuga, affrontano siccità (1), incendi (2), gelo e cemento (3), sviluppando strategie di sopravvivenza. Per l'uomo il coraggio è una scelta del momento. Per le piante è una condizione di vita: resilienza, adattamento e reinvenzione di esistere.
    1 min
  • Strumentario chirurgico per amputazione (1862-1867)
    Strumentario chirurgico per amputazione (1862-1867)
    Museo di Strumentaria medica | Via Mattioli 4/B - Siena

    L’allestimento di una cassetta chirurgica nasce nel XVIII secolo per uno scopo didattico prima ancora che per un uso professionale, come si evince dalle eleganti cassette del Brambilla conservate presso il Museo Galileo a Firenze. Con lo sviluppo della chirurgia e della figura del chirurgo nel corso del XIX secolo le cassette vengono sempre più progettate per la loro funzione, pertanto devono contenere lo stretto necessario, essere facilmente trasportabili e gli strumenti devono essere ben protetti per non compromettere la raffinata forgia, pena la bontà dell’intervento.La cassetta qui esposta contiene, suddivisi in due ripiani:
    • Una sega a dorso mobile
    • Un uncino
    • Un paio di forbici chirurgiche
    • Un set di bisturi
    • Una sonda scanalata
    • Un set di 2 coltelli
    • Una pinza
    • Un martello
    • Uno scalpello
    • Un paio di cesoie
    • 2 Aghi ricurvi
    • E filo da sutura
    All'interno del coperchio imbottito, è presente il marchio della Regia Fabbrica di istrumenti chirurgici dei Fratelli Lollini con al centro lo stemma sabaudo e dintorno le medaglie ricevute in occasione delle esposizioni universali. L'ultima presente è quella di Londra del 1862 ma le fonti ci dicono che ne vinceranno un'altra a Parigi nel 1867, per cui possiamo datare la cassetta entro questo arco temporale.La fabbricaPietro e Paolo Lollini, arrotini in una bottega di Bologna, iniziarono la loro attività nel 1836 grazie all'incoraggiamento del chirurgo Francesco Rizzoli che era solito affidare loro l'affilatura dei suoi ferri. I suoi suggerimenti li avevano spinti a costruire delle copie e poi a realizzarne di nuovi, di concezione originale. Nel settore allora primeggiavano i costruttori inglesi e francesi, ma i fratelli Lollini si erano ben presto affermati per la qualità delle loro lavorazioni. Il coraggioDobbiamo tener presente che tali oggetti risalgono a un’epoca in cui l’anestesia era agli albori. Il paziente veniva immobilizzato e al massimo stordito con alcool o etere, per cui la velocità dell’operazione era importantissima. Dobbiamo anche tener presente che il chirurgo operava spesso pubblicamente, e non avvolto nel silenzio come in una sala operatoria moderna, ma in mezzo ad urla e schiamazzi. Insomma al chirurgo dell’epoca non bastava l’abilità e l’esperienza, aveva bisogno anche di autocontrollo e tanto coraggio.

    La cassetta è stata esposta alla Biblioteca Marucelliana a Firenze in occasione della mostra: "Ferri per curare: un percorso nei secoli dall’epoca etrusco-romana al robot. Testimonianze dai musei toscani” tenutasi da febbraio ad aprile del 2025.
    4 min
  • Le miniere e il coraggio dei minatori
    La Toscana è un territorio ricco di mineralizzazioni a ossidi, solfuri, carbonati che sono state
    sfruttate almeno dal Neolitico. Dalle miniere elbane si estraeva ematite, per la produzione del
    Ferro; le miniere delle colline metallifere erano ricche in solfuri di Rame, Piombo, Zinco, Antimonio.

    Le miniere a cinabro del Monte Amiata sono state uno dei poli estrattivi più importanti al mondo per
    la produzione di mercurio fino alla prima metà del Novecento. Tutte le miniere sono state chiuse
    entro la fine del secolo scorso. Più in particolare, il distretto amiatino ha cessato la produzione nel
    1979. I principali motivi della cessazione dell’attività sono stati la non redditività e la loro
    pericolosità. Il pericolo era strettamente legato alla attività estrattiva (pericoli di crollo, incendi,
    esplosioni), ma nel caso ad esempio del mercurio, il pericolo era legato anche alla neurotossicità
    del metallo stesso. Il mercurio, utilizzato per la produzione di strumenti di precisione (quali
    termometri, barometri) e per la conciatura delle pelli (produzione di cappelli), negli anni è stato
    abbandonato, proprio a causa della sua tossicità.

    I minatori, quindi, non solo erano esposti ai pericoli strutturali legati alle attività in sotterraneo, ma anche ai rischi legati alla inalazione di vapori di mercurio prodotti durante l’estrazione del metallo dal minerale cinabro. Il mercurialismo è una grave patologia neurologica che provoca tremori, perdita di memoria, allucinazioni e difficoltà di coordinamento motorio. Nonostante ciò, l’attività estrattiva ha caratterizzato l'economia del territorio amiatino per quasi un secolo (dalla fine dell'Ottocento fino agli anni '70 del Novecento): migliaia di famiglie traevano il loro sostentamento dal lavoro di minatori.

    Ancora Oggi, nel mondo milioni di minatori, anche bambini, lavorano in condizioni disumane, per
    estrarre i minerali necessari per le nostre attività quotidiane
    3 min
  • Oltre i confini del ghiaccio: l'eroico coraggio dei primi esploratori
    Oltre i confini del ghiaccio: l'eroico coraggio dei primi esploratori
    Museo Mazionale dell'Antartide - Sezione di Siena | Via Laterina 8 - Siena

    L’Antartide è stato l’ultimo continente a essere raggiunto ed esplorato dall’uomo.
    E per la sua conquista si dovette addirittura attendere il XX secolo.Tra la fine del XIX secolo e i primi decenni del Novecento il Continente Bianco divenne, infatti, teatro dell'Epoca eroica delle esplorazioni polari, uno straordinario sforzo internazionale che vide dieci nazioni promuovere diciassette grandi spedizioni geografiche e scientifiche.

    In un'era antecedente all'avvento dei moderni mezzi a motore e delle telecomunicazioni, questi pionieri affrontarono il territorio più inospitale della Terra facendo affidamento quasi esclusivamente sulla propria forza fisica e mentale.L'avanzata verso l'interno del continente fu segnata da imprese entusiasmanti ma anche drammatiche: il 14 dicembre 1911 il norvegese Roald Amundsen conquistò per primo il Polo Sud geografico guidando slitte trainate da cani, seguito 33 giorni dopo dal capitano britannico Robert Falcon Scott, che perì tragicamente con la sua squadra durante il viaggio di ritorno a causa delle avversità meteorologiche, della fame e del gelo.

    La storia custodisce anche straordinarie prove di pura resistenza umana, come l'odissea della spedizione Endurance di Ernest Shackleton — riuscito a portare in salvo tutti i suoi 28 uomini dopo il naufragio della nave tra i ghiacci del Mare di Weddell — e la sopravvivenza del Northern Party, i cui sei componenti trascorsero un intero inverno polare isolati all'interno di una stretta caverna scavata nel ghiaccio a Inexpressible Island, lungo la costa della Terra Vittoria, nel Mare di Ross.
    Oltre a sfidare i limiti estremi della sopravvivenza, questi uomini raccolsero un'immensa mole di campioni geologici, biologici e rilevamenti meteorologici, trasformando l'epopea dell'esplorazione geografica nelle fondamenta della moderna ricerca scientifica in Antartide, come testimoniano i loro diari di viaggioLe capanne dove i mitici pionieri della corsa al polo sud vissero per anni senza contatti con il resto del mondo sono perfettamente conservate dal gelo dell’Antartide. L’UNESCO le ha dichiarati patrimonio dell’umanità.

    Questi siti storici raccontano ancora oggi del coraggio, delle sofferenze e dei sacrifici vissuti da questi eroici pionieri.
    3 min
  • Colonna vertebrale: varietà numeriche
    La colonna vertebrale è di norma formata da 7 vertebre cervicali, 12
    toraciche o dorsali (articolate con 12 paia di coste), 5 lombari, 5 sacrali e
    4-5 coccigee. Questo preparato mette in evidenza alcune peculiarità
    numeriche e morfologiche dei vari tratti. Si osservano varietà “per
    difetto” nella regione dorsale con compenso nella sacrale: 11 vertebre
    toraciche e 6 sacrali. Una particolare morfologia presenta la 7° cervicale
    che si articola con la 1° costa, dimostrando con questa “trasposizione di
    carattere” la sua natura di vertebra di transizione. Le vertebre toraciche
    sono articolate soltanto con una porzione della costa propriamente detta.
    Sono presenti tutti i dischi intervertebrali, di natura fibrocartilaginea; in
    particolare il disco appare ben conservato nella faccia superiore della 1°
    lombare.
    3 min

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Questo podcast descrive il percorso espositivo realizzato dal Sistema Museale Universitario Senese nel Palazzo del Rettorato dell’Università di Siena. Nelle 9 teche, una per ciascun museo del SIMUS e…