I nostri sentimenti

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I nostri sentimenti episodes

  • L’intelligenza sentimentale

    Posso provare invidia e non mostrarla per orgoglio. Posso amare qualcuno e non dirglielo mai. Posso covare un rancore per anni senza che nessuno lo sospetti. A differenza delle emozioni, che affiorano sul corpo — il rossore, le mani fredde, un tremore — i sentimenti si possono nascondere. E allora come facciamo a sapere cosa provano gli altri per noi?

    In questa puntata Luca Stanchieri affronta i sentimenti che gli altri provano nei nostri confronti — una domanda che ci portiamo dietro tutta la vita e che fa la differenza tra sentirci degni d’amore o no. Il punto di partenza è una tesi netta: il comportamento è solo un indizio, spesso fuorviante. Non possiamo dedurre i sentimenti di una persona da ciò che fa, perché i sentimenti si occultano e i comportamenti mentono. Possiamo solo conoscerli attraverso uno scambio leale.

    Al centro c’è il caso clinico della sindrome di de Clérambault — la modista parigina convinta che re Giorgio V le dichiarasse amore muovendo le tende di Buckingham Palace — per mostrare quanto sia sottile il confine tra sentire e immaginare di sentire. Un meccanismo che, in forma più lieve, appartiene a tutti noi ogni volta che riempiamo di fantasie il vuoto di ciò che non sappiamo.

    Da qui Luca definisce e allena l’intelligenza sentimentale — la potenzialità di entrare nel mondo interno di un altro fino a identificarcisi — attraverso tre passaggi: sapere di non sapere (il “so di non sapere” socratico), sospendere il giudizio, e restituire ciò che si è capito per verificarlo insieme.

    Luca Stanchieri è psicologo, coach e fondatore della Scuola di Coaching Umanistico dal 2004.

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    36 min
  • La verifica sentimentale

    Prima di pensare, l'essere umano simbolizza. Vediamo un cane grosso e nero e la mente lo trasforma in simbolo — di pericolo per una passante impaurita, di gioia per chi lo ama — prima ancora di ragionarci sopra. È da questa idea, che Susanne Langer riassunse nella formula dell'uomo come "animale simbolico", che Luca Stanchieri parte per introdurre una funzione nuova dei sentimenti: non solo ispirano significati, ma li mettono alla prova.

    La prima metà della puntata ricostruisce perché il simbolo venga prima del pensiero: l'arte visiva e la musica precedono la scrittura di decine di migliaia di anni, e la musica in particolare non causa i sentimenti — li rende comprensibili, li fa intendere là dove le parole non arrivano. Ogni sentimento ha un nucleo simbolico condivisibile — è questo che permette a due persone, pur con concezioni diversissime dell'amore, di riconoscere che stanno pensando la stessa cosa.

    La seconda metà introduce la verifica sentimentale. Un sentimento ispira un paradigma — un modo di concepire l'amore, la protezione, la famiglia — e poi verifica se quel paradigma è ancora adeguato al sentimento che lo ha generato. Quando non lo è, il sentimento entra in crisi, o viene sostituito da un altro. È una triplice verifica: verso sé, verso l'altro, verso la relazione. Non dà risposte, dà indicatori di salute — lo scarto tra ciò che viviamo e ciò che ci aspettavamo.

    Con due prove di lettura opposte — la Sibyl di Virginia Evans e l'Amy di Gillian Flynn — che di fronte alla stessa verifica scelgono in direzioni contrarie. Perché dopo la verifica, resta sempre il potere della scelta.

    Luca Stanchieri è psicologo, coach e fondatore della Scuola di Coaching Umanistico dal 2004.

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    44 min
  • Il significato dell'amore

    Amare una persona è provare un sentimento — ma quel sentimento può avere significati diversi. Alcuni fanno fiorire, altri portano fuori strada. In questa puntata Luca Stanchieri affronta i paradigmi dell'amore: i modelli, spesso inconsapevoli, con cui diamo forma a ciò che proviamo, e che possono realizzarlo o distruggerlo anche quando l'amore è reale.

    Il cuore della puntata è una critica di tre significati sbagliati. Che amare significhi avere una perfetta intesa sessuale — pretesa che trasforma ogni difficoltà nella prova che "l'amore non c'è", quando la sessualità è invece un terreno di dialogo e scoperta, non un banco di prova. Che ogni innamoramento debba diventare amore — quando l'innamoramento è una giostra di emozioni, transitoria per natura, bellissima in sé ma tutta da verificare; e l'amore può nascere anche senza alcun innamoramento iniziale. Che la relazione d'amore debba essere la piena autorealizzazione di sé — l'assolutismo che chiede all'amore ciò che non può dare, e trasforma il rifugio in gabbia, popolando la vita di gelosie, controlli e sospetti.

    Da qui la proposta positiva: amare significa essere felici nel rendere più felice la persona amata, attraverso dedizione e impegno — mai attraverso il sacrificio inteso come annullamento di sé. Un amore autentico deve essere sostenibile: contribuire alla felicità dell'altro deve accrescere anche la propria. È il duplice compito di ogni amore — coltivare le radici e permettere di dispiegare le ali: radicare e elevare, proteggere e ispirare.

    Luca Stanchieri è psicologo, coach e fondatore della Scuola di Coaching Umanistico dal 2004.

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    37 min
  • La scelta di amare

    La freccia di Cupido, il colpo di fulmine, la passione che ci travolge e ci domina: tutti miti che raccontano l'amore come qualcosa che ci accade, fuori dalla nostra volontà. Luca Stanchieri li smonta a partire da una tesi netta: amare è in primo luogo una scelta, libera e cosciente. Non c'è amore senza libertà.

    Se amare è una scelta, allora dipende prima di tutto da chi ama. Siamo noi a trasformare in emozioni ciò che una persona suscita, dando valore, illuminando o respingendo con il nostro sguardo. Chi ama sa cogliere nell'altro un bene che l'altro non sa di avere. Il che apre una domanda vertiginosa — potremmo allora amare chiunque? — a cui Luca risponde attraversando l'amore universale di Gesù, Mozi, i buddhisti, e la differenza tra amare tutti ed elevare una singola persona a bene supremo.

    La puntata individua le condizioni concrete dell'amare: la disponibilità attentiva (l'attenzione come "la più rara e pura forma di generosità", scriveva Simone Weil), la predisposizione culturale, la speranza di felicità. E soprattutto la curiosità — verso le persone care ma anche verso i perfetti sconosciuti, il barista, l'incontro casuale — come vera porta d'accesso alle relazioni.

    Nell'ultima parte, la distinzione più importante: quella tra amore e possesso. L'amore maturo, quando finisce, produce dolore, non distruzione. La violenza che a volte segue la fine di una relazione non deriva dall'amore — deriva da una cultura proprietaria e controllante che è altra cosa. Scambiare amore e possesso è come scambiare felicità e oppressione.

    Luca Stanchieri è psicologo, coach e fondatore della Scuola di Coaching Umanistico dal 2004.

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    26 min
  • Le relazioni che rendono felici

    Uno studio di Harvard ha seguito le stesse persone per 84 anni — migliaia di domande, decine di misurazioni, intere vite osservate dall'inizio alla fine. E ne è emerso un fattore che spicca su tutti gli altri per costanza: non il denaro, non il successo, non la carriera, ma le buone relazioni. Sono loro a renderci più sani e più felici.

    Con questa puntata Luca Stanchieri apre il tema dei sentimenti verso gli altri. E parte dalla felicità — una delle domande più difficili sulla condizione umana — per distinguerne cinque dimensioni: con se stessi, con le persone, con la comunità, tra comunità, con il mondo della vita. Possiamo essere felici e infelici insieme, in dimensioni diverse.

    Da qui una mappa delle relazioni buone secondo il grado di condivisione: convivenza, colleganza, cura, amicizia, amore romantico. Nessuna in competizione con le altre. E una tesi netta: l'amore non è solo un istinto naturale e privato, ma un fatto culturale su cui ci si può formare tutta la vita — eppure, mentre tutto è cambiato negli ultimi due secoli, sull'amore siamo rimasti alla stessa confusione di sempre.

    Con un raro momento personale, in cui Luca parla della propria difficoltà a riflettere sull'amore, e con la tesi che orienterà le prossime puntate: amare significa essere buoni — dove "buono" non è assenza di cattiveria, ma impegno, forza, capacità di costruire e difendere il bene.

    Luca Stanchieri è psicologo, coach e fondatore della Scuola di Coaching Umanistico dal 2004.

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    39 min
  • Solitudine e impotenza

    Tolstoj, ne "La morte di Ivan Il'ič", racconta un uomo che muore circondato da familiari e conoscenti, e mai nella sua vita si è sentito più solo. È da qui che Luca Stanchieri chiude il capitolo dei sentimenti verso se stessi, affrontandone due tra i più dolorosi: la solitudine e l'impotenza.

    La solitudine non si misura da fuori — non dal numero di amici o dall'avere o meno un partner. È un'esperienza interiore, la distanza tra il contatto che vorremmo e quello che abbiamo. Esiste una solitudine positiva, cercata: quella della creazione, della natura, della riflessione. E una negativa, subita, che nasce dai vissuti di rifiuto ed esclusione e genera tristezza, angoscia, a volte rancore. Ma anche la solitudine, sostiene Luca, in ultima istanza è una scelta — il che non significa colpevolizzare chi la prova, ma restituirle la possibilità di essere cambiata.

    Al centro della puntata c'è l'impotenza appresa, il celebre costrutto di Martin Seligman: la convinzione, generalizzata da esperienze ripetute, che qualunque cosa si faccia nulla cambierà. Ma con un'anomalia decisiva — non tutti la sviluppano. E la differenza non sta nell'evento, sta in come lo si interpreta. Da qui l'intuizione centrale del coaching umanistico: quando una potenzialità viene repressa, la repressione genera dolore, finché quella potenzialità non viene liberata. Nel caso dell'impotenza è la proattività; nel caso della solitudine, la socialità.

    La puntata si chiude tornando a Ivan Il'ič, e alla scoperta che rovescia tutto proprio nell'ultima ora.

    Luca Stanchieri è psicologo, coach e fondatore della Scuola di Coaching Umanistico dal 2004.

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    33 min
  • Il sentimento dell'intelligenza

    Leonardo studiò anatomia per vent'anni, sezionando cadaveri di notte. Michelangelo scolpiva quattordici ore al giorno e dormiva vestito per non perdere tempo. Edison fece più di mille esperimenti falliti prima di una lampadina funzionante. Eppure di loro ricordiamo solo il risultato — mai il processo che lo ha prodotto.

    Nella dodicesima puntata di "I nostri sentimenti", Luca Stanchieri affronta il secondo dei sentimenti relazionali: quello verso la nostra intelligenza e la nostra bravura. Al centro c'è un bersaglio preciso, il paradigma della lotteria genetica — l'idea che chi è bravo sia nato fortunato. Nessuno, sostiene Luca, nasce con una genetica che regala un talento: ogni talento è campo-dipendente, si forma solo con un allenamento efficace, e il vantaggio iniziale di chi "va bene senza fatica" diventa spesso un ostacolo quando l'asticella si alza.

    La puntata attraversa le intelligenze multiple di Gardner, il celebre esperimento di Rosenthal e Jacobson alla Oak School del 1968 — dove bastò dire agli insegnanti che certi bambini, scelti a caso, erano promettenti perché lo diventassero davvero — e il mindset statico e dinamico di Carol Dweck. Fino a due idee che allargano il campo: la prospezione, cioè il modo in cui il sentimento delle nostre capacità, proiettato nel futuro, genera già oggi paura o fiducia; e il "serial killer della speranza", quella voce interna che smonta ogni ambizione e che non va combattuta né assecondata, ma ascoltata e tradotta in una domanda a cui rispondere.

    Luca Stanchieri è psicologo, coach e fondatore della Scuola di Coaching Umanistico dal 2004.

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    48 min
  • Il sentimento del corpo

    "Nella mia testa io sono un grasso che adesso è magro." Luca Stanchieri racconta di sé — della nonna ciociara che aveva conosciuto la fame e cucinava come per sfamare un paese, delle prese in giro da adolescente, del disprezzo verso il proprio corpo e della lotta che ne è seguita — per introdurre il primo dei sentimenti relazionali: quello che proviamo verso il nostro corpo vivo.

    È il fondamento del rapporto con noi stessi, ed emerge nella preadolescenza, quando la coscienza comincia a inseguire un corpo che si trasforma più in fretta di lei.

    Da qui la puntata affronta l'autostima attraverso tre simboli: il bene, la bravura, la bellezza. Quale mettiamo al primo posto cambia tutto. Viviamo in una società che dà feedback solo sulla bravura — nessuno viene elogiato per essere buono, al massimo lo si dà per scontato. E quando a dominare è la bellezza, il corpo diventa il banco di prova del nostro valore, l'umanità diventa un pubblico e noi stessi dei personaggi.

    Con una tesi che allarga il campo: il sentimento verso il corpo non è solo intimo. È stato il motore di trasformazioni culturali enormi — dalle donne che hanno infranto una cultura medica che le riteneva inadatte alla professione, ai movimenti che hanno rivendicato il corpo come bene primario e non come territorio amministrato da autorità esterne.

    La puntata si apre con il principio dell'allenamento — i sentimenti non si inducono, ma la facoltà sentimentale si allena — e si chiude con una domanda: che significa per te essere buono con il tuo corpo?

    Luca Stanchieri è psicologo, coach e fondatore della Scuola di Coaching Umanistico dal 2004.

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    38 min
  • L'adolescenza sentimentale

    Esiste una seconda adolescenza. Non ha nulla a che vedere con il corpo: arriva a qualunque età adulta, spesso dopo i cinquanta, e comincia quasi sempre da una domanda — quanto mi resta da vivere? È il momento in cui il progetto di vita scritto da giovani chiede di essere riscritto.

    Luca Stanchieri la chiama adolescenza sentimentale, e in questa puntata la ricostruisce partendo da più lontano: da cosa significhi davvero prendersi cura di sé. Non concedersi un premio, ma preparare il terreno — il gesto elementare con cui si coltiva quello che in tutte le culture è il simbolo della felicità, dal giardino dell'Eden a quello di Epicuro.

    Da lì la puntata arriva alla libertà, che è più complicata di quanto sembri. È prima di tutto un fatto: possiamo scegliere chi essere, e questo include la libertà di essere infelici. Diventa un sentimento solo quando scopriamo di essere liberi anche di essere felici. Ed è proprio questa libertà a renderci insicuri — perché nessuno può sostituirci nella scelta di chi vogliamo essere.

    Con gli studi longitudinali di Emmy Werner alle Hawaii, che seguirono seicentonovanta bambini per oltre trent'anni: l'infanzia pesa, ma la nostra capacità di elaborare i sentimenti resta malleabile per tutta la vita.

    E con una parte personale — il ritmo delle giornate, lo sport, il gioco preso sul serio come lo prendono i bambini, e il corpo che a questa età va onorato non risparmiandolo, ma facendolo faticare.

    Luca Stanchieri è psicologo, coach e fondatore della Scuola di Coaching Umanistico dal 2004.

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    23 min
  • La compassione

    "Avrei avuto più caro che l'ordine fosse stato di dargli un'archibugiata sulla schiena, senza sentirla parlare, senza vederla in volto." Chi parla è il Nibbio, uomo di fiducia dell'Innominato, appena tornato dal rapimento di Lucia. E aggiunge: mi ha fatto troppa compassione.

    È da questa scena dei Promessi Sposi che Luca Stanchieri parte per raccontare il sentimento che può rovesciare il risentimento. Un criminale che non aveva mai provato rimorso scopre, davanti a una giovane donna inerme, di non essere più l'uomo che credeva di essere.

    La stessa cosa accade tre secoli dopo a Frank Galvin, avvocato fallito e alcolizzato del Verdetto di Sidney Lumet, che entra in un ospedale per fotografare una donna in stato vegetativo — prova legale utile a strappare qualche dollaro in più — e si trova a chiedersi: se accetto quei soldi, che uomo divento?

    E accade a Rosa Luxemburg, nel 1917, in una lettera dal carcere: un bufalo trascinato nel cortile della prigione, frustato da un soldato, che la fissa con occhi di bambino punito. "Le lacrime che mi scorrevano sul viso erano le sue lacrime."

    Tre storie lontanissime per dire la stessa cosa. La compassione non è pietà: la pietà guarda dall'alto e conferma la distanza tra chi sta bene e chi sta male. La compassione implica simmetria — chi la prova si vede riflesso nell'altro.

    Con una distinzione decisiva tra empatia e simpatia, e uno sguardo agli studi di Lynn Hunt su come la diffusione del romanzo, nel Settecento, abbia reso pensabili i diritti umani.

    Luca Stanchieri è psicologo, coach e fondatore della Scuola di Coaching Umanistico dal 2004.

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    26 min

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Sentire bene è una pratica. I nostri sentimenti è un podcast in cui Luca Stanchieri — fondatore della Scuola di Coaching Umanistico — propone un manuale parlato per l'educazione…