Il traffico di Roma è il laboratorio perfetto di un sentimento. Basta un errore, una distrazione, un rallentamento — e quello che qualche decennio fa produceva una battuta tagliente oggi produce una lite. Perché nell'abitacolo l'altro è senza volto, è intercambiabile, e lo scambio è irreversibile: ci si incrocia una volta sola, non c'è spazio per la riparazione.
Luca Stanchieri chiama questo meccanismo il paradigma dell'altrismo: l'altro è semplicemente chi non sono io, una massa indifferenziata e ostile. Ed è il cuore del risentimento — il secondo modo in cui l'amore per la vita fallisce.
La puntata parte dalla vendetta come dovere sacro nell'antica Grecia e dalla faida germanica, con il guidrigildo che la trasformò in compensazione. Distingue il risentimento dalla rabbia, che esplode subito, e dall'odio, che ha un bersaglio preciso: il risentimento è stabile, deliberato, e mantiene fresche ferite che sarebbero state dimenticate. Chi ne è animato non è risentito verso una persona, ma verso la vita.
Al fondo, però, c'è una delusione verso se stessi. E l'unico sollievo che offre — la ricerca di capri espiatori — non guarisce la ferita: la mantiene viva.
Con una domanda che riguarda la violenza contemporanea: basta il risentimento a spiegarla? La risposta è categoricamente no. Perché diventi azione, un sentimento deve incontrare una cultura che lo legittimi.
Luca Stanchieri è psicologo, coach e fondatore della Scuola di Coaching Umanistico dal 2004.
Per saperne di più sulla Scuola: scuoladicoaching.it