I racconti di BluttaBlatta

I racconti di BluttaBlatta

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I racconti di BluttaBlatta episodes

  • Il bruco Paoletto
    Il nostro bruco schizzinoso si chiamava paoletto
    e profumava sempre di mughetto.
    Era il bruco più elegante di tutta la foresta
    e aveva sempre una sola idea in testa.
    Voleva trovare una compagna da amare
    che avesse un buon odore da annusare.
    2 min
  • I sette cugini “D’amore e d’accordo”
    C’erano una volta 7 cugini, ma non stiamo parlando dei 7 nani: i protagonisti di questa storia sono 7 gamberi! Ah cari miei… vi sento già protestare: “In Svizzera non c’è il mare! Non ci possono essere gamberi!” Ebbene: dovete ricredervi. I gamberi non vivono solo nell’acqua salata, ma anche nei fiumi e in Svizzera ce ne sono ben 7 specie. Vi ho convinti? No? Allora ne riparliamo dopo che vi avrò raccontato la storia dei 7 cugini.
    9 min
  • L’ortolano
    Questa è la storia di un ortolano e di come il mondo girò in aeroplano.Lui era stanco di vendere frutta, la sua vita gli pareva brutta. Un giorno gridò a pieni polmoni:“Basta col vender limoni, basta anche con queste cosine, non voglio più saperne di noccioline!” Decise così di prendere il volo e con un […]
    2 min
  • Una Goccia
    Il Nautilus solca le onde.
    La sua bianca pancia affonda nell’acqua; le potenti pale lo sospingono traverso le onde. Trasporta pochi passeggieri, altre volte sono stati di più. Mirella lo osserva dalla riva. A tratti resta nascosto dai canneti, mentre silenzioso scivola nella lieve corrente. Il lago di Lugano lo conosce a menadito, ma il varo lo ha vissuto lungo le rive locarnesi.
    5 min
  • Il cuoco buffo
    Questa è la storia di un buffo cuoco
    che aveva paura del fumo del fuoco!
    Quindi i suoi piatti erano tutti non cotti,
    restavano crudi perfino i risotti.
    Ma la specialità di cuoco Daniele,
    erano le corte, quelle col miele.
    Le faceva alte, strette, lunghe e ciccione,
    a volte ci aggiungeva un po' di melone.
    2 min
  • Filippo
    Il piccolo Pietro giaceva immobile sul terreno. Testa e corpicino insanguinati lasciavano temere il peggio, concedendo esigua speranza di guarigione completa. L’ambulanza, giunta in men che non si dica, era ripartita a sirene spiegate verso l’ospedale della vicina città, lasciando gli abitanti del piccolo borgo sgomenti ed angosciati. L’autore di quella brutale aggressione, colto sul fatto, stava lì incapace di fuggire.
    11 min
  • Blume e le “Pelosone”
    Grüezi! Ehm, no scusate, volevo dire: salve! Cosa ci volete fare: vivo in Ticino da tanti anni ormai, ma sono nata e cresciuta in una bella fattoria della Simmental e ogni tanto il mio dialetto bernese si fa sentire. Come sono arrivata sui monti del Malcantone? Mh, sicuri di volerlo sapere? E va bene, incominciamo dall’inizio allora.
    9 min
  • Nomen Omen
    Sottovoce era del 1918. Il prete le aveva impresso quel soprannome, insieme alla croce sulla fronte, quando non aveva emesso neppure un gridolino nel sentire l’acqua fredda del fonte battesimale sulla testolina calva. Il nome all’anagrafe? Nessuno lo ricorda più.
    3 min
  • Il grande Anselmo e il piccolo Cippi
    Ah come è rilassante il silenzio di un bel bosco notturno, vero? No, sbagliato! Se siete tra coloro che pensano che nella foresta, al buio, sia tutto calmo e senza rumore, vi sbagliate di grosso. I casi sono due: o non siete mai stati in un bosco di notte oppure avevate così paura da camminare a occhi chiusi e con le mani strette a tappare le orecchie.
    Non pensiate che io sia molto più coraggiosa di voi e, in effetti, stare al buio tra gli alberi fa venire anche a me un brividino lungo la spina dorsale e i peli della nuca dritti come spaghetti, ma ad Anselmo no. Sarà perché lui è un omone grande e grosso, pesa 100 kg e ha il 45 di scarpe, sarà perché è abituato, fa il guardiacaccia su e giù per tutto il Ticino, sarà perché ama la natura, ma lui nel bosco di notte ci sta benissimo.
    9 min
  • Le chiavi della speranza
    Gli occhi leggono quello che le orecchie non sentono.
    La chiave di violino spicca nitida sul foglio e le note, immaginate, si posano sui fili del ricordo. Il pentagramma si riempie di segni che risuonano nella testa di Alfredo.
    Per anni il rispettato Direttore d’Orchestra ha tenuto concerti ovunque. Con i piedi rinchiusi nelle lucide scarpe nere saldamente appoggiate al palchetto, ha proteso la sua bacchetta verso famelici musicisti affamati di note, di suoni, di poesia. Ora, di tutto questo, non resta nulla.
    5 min

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