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Io sono il buon pastore; il buon pastore dà la sua vita per le pecore. Il mercenario, che non è pastore, a cui non appartengono le pecore, vede venire il lupo, abbandona le pecore e si dà alla fuga (e il lupo le rapisce e disperde), perché è mercenario e non si cura delle pecore.
Io sono il buon pastore, e conosco le mie, e le mie conoscono me, come il Padre mi conosce e io conosco il Padre, e do la mia vita per le pecore.
Ho anche altre pecore, che non sono di quest’ovile; anche quelle devo raccogliere ed esse ascolteranno la mia voce, e vi sarà un solo gregge, un solo pastore.
Per questo mi ama il Padre; perché io depongo la mia vita per riprenderla poi. Nessuno me la toglie, ma io la depongo da me. Ho il potere di deporla e ho il potere di riprenderla. Quest’ordine ho ricevuto dal Padre mio».
Nacque di nuovo un dissenso tra i Giudei per queste parole. Molti di loro dicevano: «Ha un demonio ed è fuori di sé; perché lo ascoltate?» Altri dicevano: «Queste non sono parole di un indemoniato. Può un demonio aprire gli occhi ai ciechi?»
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(Giovanni 10:11-21 – La Bibbia)
Spiegando la similitudine introdotta all’inizio del capitolo 10, aveva detto di essere la porta dell’ovile, attraverso cui le pecore potevano passare per ricevere il nutrimento. La salvezza sarebbe stata possibile solo attraverso di lui.
La cosa aveva sicuramente senso per i suoi interlocutori perché Gesù si stava paragonando al Re Messia che loro aspettavano e che avrebbe svolto il suo ministero di guida del popolo e di mediazione (la porta) tra Dio (il buon pastore) e l’uomo (le pecore) e c’erano diversi brani delle scritture che i Giudei conoscevano bene e che paragonavano Dio proprio ad un pastore che si prendeva cura delle sue pecore di Israele (Ez 34:12).
Ma Gesù, nella medesima similitudine, affermò di essere lui il buon pastore. Anche questo aveva un senso perché il medesimo brano di Ezechiele si riferiva anche ad un futuro in cui Davide sarebbe stato ancora re e pastore di Israele (Ez 34:23) e il Messia era proprio un discendente di Davide che svolgeva il ruolo di re e pastore, guida.
Ma che tipo di pastore sarebbe stato Gesù? Cosa avrebbe fatto questo buon pastore? Qui Gesù introdusse un aspetto che non era semplice comprendere per i suoi interlocutori. Infatti, egli aveva affermato di essere venuto affinché le sue pecore avessero la vita e l’avessero in abbondanza (Gv 10:10) e ora stava affermando di essere un pastore pronto a dare la sua vita per le pecore. Egli avrebbe quindi salvato le proprie pecore, avrebbe donato loro vita abbondante, vita eterna, ma dalle sue parole si comprendeva che questo sarebbe avvenuto attraverso la sua vita donata per loro!
C’era una grande differenza tra ciò che Gesù, il buon pastore, avrebbe fatto per le sue pecore e ciò che stavano facendo le guide spirituali di Israele in quel momento storico! Infatti Gesù aveva appena denunciato la cecità di alcuni farisei che pensavano di vedere mentre non erano in grado di vedere e di comprendere la verità che lo riguardava (Gv 9:40-41) e in quel modo impedivano anche ad altri di vederla. Essi agli occhi del popolo erano eccellenti guide spir...