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Nella prima puntata del 2026, parliamo dell’uragano Harry che ha colpito Sicilia, Calabria e Sardegna tra il 19 e il 20 gennaio. Dalle immagini delle coste ioniche al racconto di chi ha spalato il fango e delle chiese che hanno accolto senzatetto e persone in difficoltà, una riflessione sul silenzio del racconto nazionale, sulle responsabilità dello Stato e sul ruolo della solidarietà.
Gli ottimi risultati della Colletta 2025 e Jannik Sinner vincitore alle ATP Finals di Torino. E altre cose più "noiose".
Domani c'è la 29ª Colletta Alimentare! Siete tutti invitati a partecipare e fare la spesa per chi è più in difficoltà!
Noi invece ci risentiamo lunedì prossimo
Sono stato fermo per più di due mesi. Non avevo perso le idee: avevo perso contatto con la realtà.
E questo progetto nasce proprio per evitarlo.
Da oggi si riparte, ma in modo diverso: una puntata ogni mattina, dal lunedì al venerdì.
Cinque minuti, senza perfezionismi. Una nota vocale un po’ più lunga, per capire cosa sta succedendo nel mondo e dentro di noi.
Se vorrete esserci, io ci sarò.
Anche solo per ricominciare insieme.
In questa puntata parto da un’udienza di Papa Leone XIV, passo per una canzone di Claudio Chieffo e arrivo a Pier Giorgio Frassati per chiedermi: che cosa significa amare davvero oggi? Non l’amore da film o da social, ma quello che mette a nudo, rispetta la libertà dell’altro e cambia chi ama. Una riflessione personale, ironica e universale.
Proviamo a camminare – con rispetto e senza semplificazioni – dentro uno dei conflitti più complessi e divisivi del nostro tempo: quello tra Israele e Palestina.
Senza fare il tifo, senza cedere alla propaganda, ma provando a capire.
Raccontiamo la storia, ascoltiamo le ragioni, denunciamo le ingiustizie. E cerchiamo, soprattutto, le voci che costruiscono ponti: dai bambini delle scuole miste di Gerusalemme ai genitori del Parents Circle, fino al nostro stesso sguardo, che può scegliere se odiare o sperare.
Un viaggio necessario, tra bombe e dialogo, tra fede e geopolitica, tra ferite e possibilità.
Crimini, vittime, dirette TV. E una domanda che resta lì: quando il dolore diventa spettacolo, cosa perdiamo? Una puntata complicata, densa, per restare umani.
Non servono parole nuove. Ne servono di vere.
Un rifiuto. Un omicidio. Una società che si indigna e poi si distrae. In questa puntata proviamo a non voltare lo sguardo. A sostare, per quanto fa male, davanti a ciò che continua ad accadere.
Non è un editoriale. Non è una denuncia. È una riflessione ad alta voce, su cosa significhi oggi ricevere un “no”. Su cosa significhi, ancora, essere donne in Italia. E su cosa significhi essere uomini, senza fuggire le proprie responsabilità.
Perché a volte il silenzio vale più di mille parole. Ma solo se ci prepara a una voce più giusta.
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