Oggi in Cristo

Il dado è tratto


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Essi, udendo queste cose, fremevano di rabbia in cuor loro e digrignavano i denti contro di lui. Ma Stefano, pieno di Spirito Santo, fissati gli occhi al cielo, vide la gloria di Dio e Gesù che stava alla sua destra, e disse: «Ecco, io vedo i cieli aperti, e il Figlio dell'uomo in piedi alla destra di Dio». Ma essi, gettando grida altissime, si turarono gli orecchi e si avventarono tutti insieme sopra di lui; e, cacciatolo fuori dalla città, lo lapidarono. I testimoni deposero i loro mantelli ai piedi di un giovane, chiamato Saulo. E lapidarono Stefano che invocava Gesù e diceva: «Signore Gesù, accogli il mio spirito». Poi, messosi in ginocchio, gridò ad alta voce: «Signore, non imputare loro questo peccato». E detto questo si addormentò.
E Saulo approvava la sua uccisione. Vi fu in quel tempo una grande persecuzione contro la chiesa che era in Gerusalemme. Tutti furono dispersi per le regioni della Giudea e della Samaria, salvo gli apostoli. Uomini pii seppellirono Stefano e fecero gran cordoglio per lui. Saulo intanto devastava la chiesa, entrando di casa in casa; e, trascinando via uomini e donne, li metteva in prigione.
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(Atti 7:54-8:3 - La Bibbia)
Indice della serie sugli Atti degli apostoli

Il dado è tratto. Questa celeberrima frase attribuita a Giulio Cesare dopo il passaggio del fiume Rubicone si usa generalmente per indicare l'irrevocabilità di un'azione e delle sue conseguenze.

Quel giorno a Gerusalemme, i membri del sinedrio presero proprio una di quelle decisioni che possono condizionare il corso della storia. Infatti da quel momento in poi ci fu una rottura completa tra la classe dirigente giudaica e i discepoli di Gesù, rottura che portò alla persecuzione della chiesa di Gerusalemme.

Stefano aveva rielaborato alcuni punti salienti della storia di Israele evidenziando uno schema ripetitivo che lo aveva portato ad una conclusione: Dio non aveva realizzato immediatamente ciò che aveva promesso ad Abramo ma aveva riservato la piena realizzazione alla sua discendenza, portando avanti il suo piano per Israele generazione dopo generazione. Tuttavia, in ogni epoca, parte dei figli di Israele erano stati ribelli e avevano disprezzato coloro che il Signore aveva scelto come guide e liberatori.

Purtroppo ciò che era accaduto con Giuseppe e Mosè stava accadendo anche in quella generazione con Gesù il Messia, la progenie di Abramo e di Davide che avrebbe realizzato pienamente quelle promesse quando sarebbe tornato per regnare. Stefano aveva sottolineato che, rifiutando di credere in Gesù, quella generazione stava seguendo le orme dei loro padri, commettendo i medesimi errori del passato.

A quel punto l'uditorio di Stefano aveva ascoltato abbastanza e non poteva più contenere la rabbia che nel giro di poco tempo li portò a lapidarlo.

Che il Signore avesse gradito la testimonianza di Stefano, lo comprendiamo dal fatto che non lo lasciò solo ad affrontare la morte, ma lo Spirito Santo aprì gli occhi di Stefano affinché potesse avere una visione chiara della gloria di Dio e di Gesù che stava alla sua destra; così Padre, Figlio e Spirito Santo accompagnarono Stefano mentre i suoi avversari lo trascinavano fuori dalla città per lapidarlo. Mentre lo lapidavano, Stefano si rivolse in preghiera direttamente a Gesù chiedendogli di non imputare questo peccato ai suoi uccisori, proprio come Gesù stesso aveva chiesto al Padre di fare mentre moriva sulla croce (Lc 23:34). Poi, sempre rivolgendosi a Gesù, della cui divinità Stefano sembrava avere una percezione particolarmente chiara, gli chiese di accogliere il suo spirito. Non abbiamo dubbi sul fatto che il Signore Gesù esaudì quella preghiera quando Stefano si addormentò.

Stefano sapeva bene ciò a cui sarebbe andato incontro se la sua veemente esortazione fosse stata rifiutata,
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Oggi in CristoBy Omar Stroppiana