Quelli che accompagnavano Paolo, lo condussero fino ad Atene, e, ricevuto l'ordine di dire a Sila e a Timoteo che quanto prima si recassero da lui, se ne tornarono indietro. Mentre Paolo li aspettava ad Atene, lo spirito gli s'inacerbiva dentro nel vedere la città piena di idoli. Frattanto discorreva nella sinagoga con i Giudei e con le persone pie; e sulla piazza, ogni giorno, con quelli che vi si trovavano. E anche alcuni filosofi epicurei e stoici conversavano con lui. Alcuni dicevano: «Che cosa dice questo ciarlatano?» E altri: «Egli sembra essere un predicatore di divinità straniere», perché annunciava Gesù e la risurrezione. Presolo con sé, lo condussero su nell'Areòpago, dicendo: «Potremmo sapere quale sia questa nuova dottrina che tu proponi? Poiché tu ci fai sentire cose strane. Noi vorremmo dunque sapere che cosa vogliono dire queste cose».
Or tutti gli Ateniesi e i residenti stranieri non passavano il loro tempo in altro modo che a dire o ad ascoltare novità.
E Paolo, stando in piedi in mezzo all'Areòpago, disse:
«Ateniesi, vedo che sotto ogni aspetto siete estremamente religiosi. Poiché, passando, e osservando gli oggetti del vostro culto, ho trovato anche un altare sul quale era scritto: Al dio sconosciuto. Orbene, ciò che voi adorate senza conoscerlo, io ve lo annuncio.
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(Atti 17:15-23 - La Bibbia)
Indice della serie sugli Atti degli apostoli
È sempre più raro incontrare persone che abbiano delle convinzioni radicate. Sempre più spesso incontro persone che si definiscono cattoliche, evangeliche, musulmane, ebree o altro, ma non conoscono neanche i principi basilari della fede che professano. Alcuni dicono di credere in Dio ma si professano "non praticanti", altri affermano di appartenere ad una religione specifica per rispetto dei propri genitori. Insomma, in un certo senso, si può dire che anche oggi molti adorano un "dio sconosciuto"...
Paolo si era recato ad Atene e aveva cominciato a tastare il terreno cercando opportunità per condividere la buona notizia inerente Gesù il Messia mentre attendeva Sila e Timoteo.
Atene era la capitale intellettuale del mondo antico ed era piena di idoli. Per un ebreo come Paolo, abituato al monoteismo fin dalla nascita, doveva essere davvero difficile sopportare tutta quell'idolatria, per cui egli soffriva nel suo spirito per ciò che vedeva camminando per la città. Ce n'era davvero per tutti i gusti e, per non sbagliare, per non dimenticarne nessuno, avevano addirittura un altare dedicato "al dio sconosciuto", la qual cosa colpì Paolo in maniera particolare.
Paolo si era recato nella sinagoga a parlare con i Giudei e con i gentili timorati di Dio che frequentavano la sinagoga ma, a differenza di quanto accadde altrove, l'autore non riporta risultati di rilievo.
In parallelo Paolo frequentava la piazza dove era possibile parlare anche con i filosofi che però si prendevano gioco di lui chiamandolo ciarlatano, un termine che anche nella lingua originale è pieno di disprezzo. Epicurei e Stoici appartenevano a due scuole di pensiero piuttosto in antitesi tra di loro e in seguito vedremo che Paolo sfruttò proprio alcuni argomenti sui quali i due gruppi divergevano tra loro per cercare di fare breccia con il messaggio del vangelo.
L'autore Luca ci dice che gli Ateniesi non passavano il loro tempo in altro modo che a dire o ad ascoltare novità, ma questo non significa che fossero aperti all'introduzione di divinità straniere e alla critica dei loro dèi tradizionali, come emerge, ad esempio, anche dagli scritti di Platone, in particolare dall'Apologia di Socrate.
Quindi Paolo non fu condotto nell'Areòpago per intrattenere i suoi ospiti,