Partendo da alcuni casi che scuotono la coscienza: da Milano a Trento, da Firenze alla Corte Costituzionale, Aurora Matteucci e Vittorio Manes si interrogano su quando la giustizia rischia di trasformarsi in una vendetta legalizzata.
Quando il dolore “naturale” supera la capacità deterrente o rieducativa della pena, l’irrogazione di quest’ultima non ha più senso e punire diventa ingiusto, irrazionale, moralmente insostenibile.
C’è un confine che il diritto penale non può oltrepassare: quello dell’umanità della pena.
Ma oggi quel confine è sempre più sfocato.
Nel pieno di una deriva punitiva e simbolica, in cui l’immaginario collettivo trova soddisfazione nella punizione e la politica cerca consenso utilizzando le sbarre, l’invocazione del principio di umanità è il tentativo di ricordare che la pena non deve avere solo un senso, ma deve rispettare dei canoni di civiltà.