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Quando pensiamo alla crescita di un bambino immaginiamo i primi passi, le prime parole, i primi giorni di scuola. Ma molto di ciò che saremo inizia prima ancora della nascita. Nel grembo materno, e poi nei primi due anni di vita, il cervello cresce a una velocità straordinaria: si formano milioni di connessioni, si costruiscono le basi delle emozioni, dell’apprendimento e perfino del modo in cui reagiremo allo stress. Gli scienziati chiamano questo periodo i primi 1000 giorni. È in questi mille giorni che il cervello costruisce le sue fondamenta: miliardi di neuroni si collegano tra loro, ma questo straordinario cantiere biologico non lavora nel vuoto. Cresce dentro un ambiente: l’ambiente uterino, quello genitoriale, quello fisico…. Nella nuova puntata del Giardino di Albert, Alessandra Bonzi dialogherà con Livio Provenzi, professore associato all’Università di Pavia e direttore del Laboratorio di Psicobiologia dello Sviluppo e Sara Nazzari, psicologa e ricercatrice specializzata nello studio dello sviluppo infantile e della salute mentale perinatale. I due ricercatori hanno condotto uno studio per capire come l’ambiente vissuto durante la gravidanza possa influenzare biologicamente il neonato già alla nascita. E i risultati ci dicono che vivere in un contesto ricco di verde sembra attenuare gli effetti biologici dello stress materno sul neonato. Alberi, parchi e aree verdi non rappresentano soltanto un beneficio estetico o ricreativo, ma potrebbero costituire una vera e propria risorsa per la salute delle future generazioni. E se il benessere di una futura mamma passa anche dagli spazi che la circondano, come dovremmo progettare le città del futuro? E cosa significa diventare genitori in un mondo attraversato dalla crisi climatica, dai cambiamenti tecnologici e da un’incertezza crescente? Tra neuroscienze, epigenetica e natura, questa puntata ci racconta che i bambini crescono dentro un ecosistema di affetti, esperienze e luoghi.
Un diamante può attraversare centinaia di chilometri di roccia e miliardi di anni di storia prima di arrivare nelle nostre mani. E una volta lì, se osservato con gli strumenti giusti, può raccontarci come era fatta la Terra quando i continenti stavano ancora prendendo forma. In questa puntata del Giardino di Albert andremo alla scoperta del lato meno conosciuto dei diamanti: quello che interessa ai geologi più che ai gioiellieri. Lo spunto ci è dato dall’attualità: L’Università di Berna ha ricevuto, un paio di settimane fa, una delle più grandi collezioni di diamanti al mondo. La collezione è stata donata – a scopo di ricerca - all’Università di Berna da Jeffrey W. Harris e da sua moglie Francesca Harris. Con la geochimica Suzette Timmermann, responsabile della collezione, scopriremo perché migliaia di piccoli cristalli provenienti da ogni parte del mondo rappresentano un patrimonio unico per la scienza. Che cosa possono dirci sull’interno della Terra? Come aiutano a ricostruire la storia del pianeta? E quali segreti custodiscono da miliardi di anni? Insieme al geologo Marco Antognini seguiremo invece il lungo viaggio dei diamanti dalle profondità del mantello terrestre fino alla superficie. Un’avventura geologica che parla di vulcani, continenti in movimento, carbonio e processi che ancora oggi sfidano la scienza. Perché un diamante non è soltanto una pietra preziosa. È un frammento degli abissi terrestri, una capsula del tempo che conserva tracce di un mondo al quale non potremo mai accedere direttamente. E proprio per questo continua ad affascinare ricercatori e ricercatrici di tutto il mondo.
C’è chi arriva dal Golfo del Messico, chi attraversa il Canale di Suez e chi approfitta di un Mediterraneo sempre più caldo per spingersi verso nord. Il Mare Nostrum sta cambiando volto e con lui cambiano le specie che lo abitano, gli equilibri ecologici e perfino le attività economiche che da sempre dipendono dal mare. In questa puntata del Giardino di Albert parleremo di specie aliene, cambiamento climatico e tropicalizzazione del Mediterraneo. Un tema che negli ultimi anni è entrato sempre più spesso nelle cronache attraverso un protagonista ormai noto al grande pubblico: il granchio blu. Originario delle coste atlantiche delle Americhe, questo crostaceo si è diffuso rapidamente nel Mediterraneo trovando condizioni ambientali favorevoli, temperature sempre più elevate e abbondanza di risorse alimentari. Il risultato è una presenza crescente che sta mettendo sotto pressione ecosistemi e attività di pesca, in particolare nelle lagune e nelle zone costiere dell’Adriatico. Ma il granchio blu è soltanto uno dei segnali di una trasformazione molto più ampia. Le temperature del Mediterraneo stanno aumentando, le ondate di calore marine diventano più frequenti e intense e numerose specie tropicali trovano oggi condizioni favorevoli per colonizzare aree dove fino a pochi decenni fa non avrebbero potuto sopravvivere.
Ospiti di Alessandra Bonzi, Oliviero Mordenti dell’Università di Bologna e Viviana Piermattei, ricercatrice del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici: con loro racconteremo di un Mediterraneo che cambia rapidamente, un mare che non è soltanto uno scenario delle nostre vacanze, ma un ecosistema complesso e interconnesso da cui dipendono biodiversità, economia e qualità della vita.
Da mesi sentiamo parlare di El Niño, di La Niña, di temperature record negli oceani e di possibili conseguenze globali. Ma che cos’è davvero El Niño? E perché un fenomeno che nasce nelle acque del Pacifico tropicale può finire per influenzare il clima di mezzo mondo? In questa puntata de “Il Giardino di Albert”, Alessandra Bonzi accompagna il pubblico in un viaggio alla scoperta di uno dei più importanti fenomeni della variabilità climatica terrestre: con l’aiuto di Susanna Corti, ricercatrice dell’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima del CNR e coordinatrice dell’Unità di Ricerca sulla Dinamica e la Variabilità del Clima, e di Marco Gaia, responsabile Previsioni e consulenze di MeteoSvizzera, comprenderemo meglio il funzionamento dell’oscillazione climatica ENSO (El Niño-Southern Oscillation), il meccanismo che lega oceano e atmosfera nel Pacifico tropicale e approfondiremo le ragioni per cui l’episodio attualmente in corso viene considerato eccezionale dagli scienziati e le possibili ripercussioni su precipitazioni, siccità, ondate di calore ed eventi estremi in diverse regioni del mondo. Se gli impatti in Europa restano difficili da prevedere con precisione, infatti, in molte altre aree del pianeta le conseguenze potrebbero essere significative, con effetti su agricoltura, disponibilità di acqua, ecosistemi e sicurezza alimentare. Niente allarmismi, però: solo chiare spiegazioni scientifiche!
Parliamo sempre meno. Non è una sensazione né un’impressione nostalgica: secondo una recente ricerca condotta negli Stati Uniti, negli ultimi quindici anni il numero medio di parole pronunciate quotidianamente è diminuito in modo significativo. Ogni anno perdiamo circa 338 parole al giorno. Nel complesso, quasi il 30% delle conversazioni che accompagnavano la vita quotidiana all’inizio degli anni Duemila. In questa nuova puntata de Il Giardino di Albert Radio, scopriremo che analizzando dati raccolti per uno studio sulle differenze di genere nella propensione a parlare, due psicologi statunitensi - Valeria Pfeifer e Matthias Mehl - si sono trovati di fronte a un risultato inatteso: uomini e donne parlano più o meno allo stesso modo, ma tutti, indistintamente, parlano meno di un tempo. Che cosa stiamo perdendo, insieme a queste parole? È solo la conversazione a ridursi oppure sta cambiando il modo stesso in cui costruiamo le relazioni? Insieme a Valeria Pfeifer, ricercatrice, e Vera Gheno sociolinguista, Alessandra Bonzi esplora un fenomeno che sembra intrecciarsi con alcune delle grandi trasformazioni contemporanee: la digitalizzazione della comunicazione, la progressiva sostituzione delle interazioni faccia a faccia con quelle mediate dagli schermi, la rarefazione degli incontri casuali che un tempo scandivano la vita quotidiana. Parlare significa condividere informazioni, ma anche riconoscere la presenza dell’altro, costruire legami, elaborare pensieri, dare forma all’esperienza. Se le parole pronunciate diminuiscono, quali effetti può avere questa trasformazione sul nostro modo di abitare il mondo?
A più di quattro anni dal devastante incendio che il 23 marzo 2022 ha colpito Verdasio, distruggendo circa 80 ettari di bosco di protezione nelle Centovalli, “Il giardino di Albert” è tornato sui luoghi del rogo per vedere come stanno quei boschi. È un’occasione per testare e analizzare la capacità di reazione e adattamento dei nostri ecosistemi forestali.
Insieme a tre ospiti Aron Ghiringhelli (Capo Ufficio forestale), Boris Pezzati (ricercatore del WSL di Cadenazzo) e Giovanni Galli (ingegnere forestale) vedremo come ogni specie vegetale reagisce in modo unico agli incendi: se le conifere faticano a rigenerarsi dopo un incendio di chioma e risultano spesso irrimediabilmente perse, molte latifoglie mostrano, invece, una sorprendente resilienza. E poi ci sono le specie “pirofile” (letteralmente “amanti del fuoco”), che dal passaggio delle fiamme traggono un vero e proprio vantaggio evolutivo (in Ticino, per esempio, abbiamo il Cistus salviifolius - cisto bianco – che approfitta del fuoco per innescare la germinazione dei semi o la ginestra, che sfrutta il suo robusto apparato radicale per ricacciare rapidamente e ripopolare l’area, innescando una massiccia proliferazione della specie.
Nella seconda parte della puntata ci soffermeremo sulla gestione del territorio: nella Svizzera italiana gli incendi distruggono spesso boschi di protezione, minacciando strade e villaggi con il rischio di frane e pericoli gravitativi; per questo motivo una gestione del territorio ben pianificata è indispensabile anche pensando ai cambiamenti climatici: la prevenzione e lo studio della resilienza dei boschi rimangono sfide cruciali per il futuro della regione alpina.
Le donne vivono più a lungo degli uomini, ma trascorrono in media una parte maggiore della loro vita in cattiva salute. Perché accade? E soprattutto: quanto di questo divario potrebbe essere evitato grazie a diagnosi più tempestive, cure meglio coordinate e una medicina davvero attenta alle differenze di genere?
La nuova puntata del Giardino di Albert affronta il tema della salute femminile partendo dal rapporto internazionale CARE for Women, realizzato dal McKinsey Health Institute e dal World Economic Forum, che analizza le cause delle disuguaglianze sanitarie che ancora oggi penalizzano le donne in tutto il mondo. Secondo gli studi più recenti, oltre un terzo del divario di salute tra uomini e donne è dovuto non alla mancanza di cure, ma al modo in cui esse vengono erogate: diagnosi tardive, screening insufficienti, percorsi clinici frammentati e una ricerca medica che per lungo tempo ha assunto il corpo maschile come modello di riferimento.
Ospiti di Alessandra Bonzi, Valentina Sartori - tra le principali esperte europee di salute delle donne presso il McKinsey Health Institute - e Antonella Santuccione Chadha, medico, neuroscienziata e cofondatrice della Women’s Brain Foundation. Ne emerge una visione della medicina che supera la frammentazione delle specialità e invita a considerare la salute delle donne in modo più completo. Una medicina più precisa, inclusiva e preventiva, capace di valorizzare dati, ricerca e innovazione per migliorare non solo la qualità di vita delle donne, ma anche la salute collettiva.
Passeggiamo ogni giorno nelle nostre città senza quasi accorgercene, attraversiamo strade e piazze, aspettiamo l’autobus, entriamo nei negozi, torniamo a casa: e intanto, accanto a noi, c’è tutta una vita che si muove: api che visitano i fiori di un balcone, insetti nascosti tra le foglie di una siepe, uccelli che trovano rifugio nei parchi urbani, piante che crescono spontaneamente tra il cemento e l’asfalto. In questa puntata del Giardino di Albert andremo alla scoperta della biodiversità urbana, di quell’intreccio di relazioni spesso invisibile ma fondamentale per il nostro benessere e per il futuro delle città. Con l’aumento della popolazione urbana e gli effetti sempre più evidenti del cambiamento climatico, gli spazi verdi assumono infatti un ruolo centrale. Parchi, giardini, orti, cortili condominiali e persino i nostri balconi possono contribuire a mitigare le isole di calore, offrire habitat a numerose specie e migliorare la qualità della vita di chi vive in città.
Ma come vengono scelte le piante che abitano questi spazi? Quali conseguenze hanno queste scelte sulla biodiversità e sul microclima urbano? E quanto contano le nostre decisioni quotidiane nel plasmare l’ecosistema cittadino? Per rispondere a queste domande è nato il progetto PAPPUS, uno studio interdisciplinare coordinato dall’Istituto federale di ricerca WSL che coinvolge Lugano, Ginevra e Zurigo. In compagnia del biologo Marco Moretti, responsabile del progetto, e della giardiniera naturale Alessandra Knuser, scopriremo come nasce la biodiversità in città e quale ruolo giocano cittadini, giardinieri, proprietari e amministrazioni pubbliche nel costruirla giorno dopo giorno.
Pronti a fare nuove scoperte? Nei parchi cittadini di Lugano, tra alberi secolari, prati fioriti, orti urbani e zone lasciate volutamente più selvatiche., impareremo a osservare gli spazi verdi con occhi diversi, a distinguere le piante autoctone da quelle esotiche, a capire perché un semplice fiore può fare la differenza per un impollinatore e perché persino un tronco lasciato a decomporsi può trasformarsi in una preziosa risorsa per la vita urbana.
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Cosa significa amare dal punto di vista della scienza? E perché al giorno d’oggi sembra diventato sempre più difficile restare insieme a lungo? A queste domande prova a rispondere la nuova puntata de “Il Giardino di Albert”, che accompagna ascoltatrici e ascoltatori in un viaggio tra evoluzione, neuroscienze e trasformazioni sociali, a partire dal lavoro del neuroscienziato Antonio Cerasa, che ha da poco pubblicato Neuroscience of Love. La scienza segreta dei legami (Franco Angeli editore).
L’essere umano deve gran parte del proprio successo evolutivo non solo all’intelligenza o alla tecnologia, ma alla capacità di costruire legami affettivi stabili. Il cosiddetto long-life mating, ovvero la tendenza a formare coppie durature, è stato uno dei motori dello sviluppo della nostra specie. Eppure, oggi proprio questa capacità sembra essere messa in crisi da cambiamenti culturali, psicologici e sociali che stanno ridefinendo profondamente il modo in cui viviamo le relazioni.
Natalità in calo, aumento delle separazioni e delle famiglie monoparentali, aumento della violenza di genere: tutti questi elementi ci restituiscono l’immagine di una fragilità diffusa nei legami di coppia. E non si tratta solo di un fatto privato o emotivo, la crisi dell’amore ha implicazioni profonde, e riguarda il benessere individuale, ma anche l’equilibrio sociale ed economico delle nostre società.
Eppure in quest’epoca in cui i legami sembrano più fragili e instabili, Antonio Cerasa e Alessandra Bonzi ci suggeriscono una prospettiva controcorrente: se l’amore, inteso come costruzione consapevole e condivisa, potesse rappresentare una risorsa fondamentale per l’ equilibrio e il futuro della nostra società?
Prima emissione: 20 giugno 2026
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Il Museo Cantonale di Storia Naturale di celebra i suoi 20 anni di mediazione culturale con un evento Voci dal Museo che si terrà da venerdì 29 maggio a domenica 31 maggio, offrendo un ricco programma di attività per tutte le età.
Dal 2006, il Museo Cantonale di Storia Naturale ha trasformato il suo ruolo da custode di reperti e centro di ricerca a vivace laboratorio culturale, aprendo le sue porte al pubblico e offrendo nuove prospettive sul rapporto tra uomo e natura. In questi due decenni, grazie all’impegno costante di collaboratori e partner, sono state organizzate oltre 6.500 attività, tra animazioni, conferenze, escursioni e corsi per adulti, coinvolgendo migliaia di visitatori, dalle scuole alle famiglie.
Voci dal Museo sarà un’occasione unica per ripercorrere questa storia di successo e scoprire l’ampia offerta del museo. Ospiti di questa puntata, Pia Giorgetti Franscini, responsabile della mediazione culturale presso il Museo cantonale di storia naturale di Lugano, Lara Lucini, biologa del Museo e alcuni degli allievi e delle allieve della terza elementare dell’Elvetico.
Prima emissione: 23 maggio 2026
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Magazine di riferimento della Rete Due sulle questioni scientifiche. Si occupa sia dei grandi temi che riguardano direttamente la nostra vita quotidiana (inquinamento, allergie, alimentazione) sia…

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