La testa lo ha già archiviato: è finita, va bene così, si va avanti. Poi arriva una canzone, un luogo, un dettaglio qualsiasi e dentro riparte tutto come il primo giorno.
Italo Pentimalli racconta qui la storia di una persona seguita in uno dei suoi percorsi: continuava a non riuscire a chiudere con una relazione ormai lontana, finché non ha capito che non stava rimpiangendo lei, ma la sola versione di sé che riusciva a intravedere quando le stava vicino.
Un ponte lo porta a una ricerca del 2010, firmata dall'antropologa Helen Fisher: chi ha appena subito una rottura mostra, alla risonanza magnetica, le stesse aree cerebrali attive in chi convive con una dipendenza , non quelle legate al lutto.
Da questo nasce un'osservazione: nessuno riesce a lasciar andare qualcosa affidandosi solo al ragionamento, se il corpo continua a custodire qualcos'altro.
Quella persona non era la luce.
Ti indicava semplicemente dove, dentro di te, quella luce si trovava già.
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