Il podcast di Alessandro Barbero: Lezioni e Conferenze di Storia

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By A cura di: Fabrizio MeleSociety & CultureEducationHistory
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Il podcast di Alessandro Barbero: Lezioni e Conferenze di Storia episodes

  • #31 Uomini che hanno fatto la storia: Carlo Magno, Napoleone, Garibaldi - ExtraBarbero (Lamezia Terme, aprile 2012)
    Episodio extra: la conferenza contenuta in questo episodio proviene dalla rassegna culturale "Il Sabato del Villaggio" di Lamezia Terme del 2012.
    In questo episodio Alessandro Barbero racconterà nel suo stile ricco di curiosità e notizie inedite e poco note tre grandi figure che hanno fatto la storia: Carlo Magno, Napoleone e Garibaldi.
    Registrato il 28 aprile al Teatro Politeama di Lamezia Terme. Originale disponibile: https://www.youtube.com/watch?v=CrzVy_WNEyA

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  • #30 Dal Piave a Vittorio Veneto – La Prima Guerra Mondiale – Barbero Riserva (Festival della Mente, 2018)
    Diceva Prezzolini che «Caporetto è stata una vittoria, e Vittorio Veneto una sconfitta per l’Italia, perché ci si fa grandi resistendo a una sventura ed espiando le proprie colpe, e si diventa invece piccoli gonfiandosi con le menzogne e facendo risorgere i cattivi istinti per il fatto di vincere». A cent’anni dalla battaglia del Piave e da quella di Vittorio Veneto, diventano significativi quei pochi mesi in cui un paese sconfitto e invaso – dove il senso di appartenenza alla comunità nazionale si era improvvisamente rafforzato per effetto dell’umiliazione – è diventato un paese vittorioso e invasore, sprezzante dei diritti altrui.

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  • #29 La Prima guerra mondiale. Caporetto (2018 #2)
    Nella Prima guerra mondiale l’Italia ha affrontato sul piano organizzativo, industriale e umano una prova sbalorditiva per un paese così debole. Gli sforzi compiuti in cinquant’anni dopo l’Unità per fare davvero del Paese una comunità nazionale avevano avuto successo. Nel mondo, però, della guerra italiana tutti ricordano un unico episodio, il cui nome ha un suono umiliante: Caporetto. È un peccato, ma non possiamo incolparne gli altri, perché a Caporetto è emersa l’altra faccia di quelle nazione sospesa fra modernità e arretratezza: l’inefficienza, la retorica, l’irresponsabilità della classe dirigente. Un peso da cui l’Italia non è mai riuscita a liberarsi.

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  • #27 Le Invasioni Barbariche: il razzismo (2007 #3)
    In questa terza lettura sono presentati gli autori romani e greci che fra IV e V secolo, quando il governo imperiale si dimostra sempre più incapace di gestire l’immigrazione, cominciano ad allarmarsi perché i barbari sono troppi. Sinesio trova che un barbaro rimane sempre barbaro anche se fa parte del consiglio dei ministri, e che preferirà sempre la pelliccia alla toga; Sidonio Apollinare riconosce che i barbari sono gente in gamba, e che il futuro appartiene a loro, è solo un peccato che siano così maleducati e abbiano strane idee sull’igiene. Testi antichi per un tema molto attuale.

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  • #26 Le Invasioni Barbariche: l'integrazione (2007 #2)
    La conversione di Roma al Cristianesimo incoraggiò gli imperatori a coltivare il sogno di un potere universale, nella forma di un impero cristiano esteso all’intera umanità. In questa seconda lettura sono presentati gli scrittori cristiani come Prudenzio, che auspica la nascita d’un popolo nuovo dalla fusione delle stirpi romane e barbare, e come il padre della Chiesa Gregorio di Nazianzo, che tiene corrispondenza con i figli di immigrati diventati generali dell’esercito romano e scopre che non è colpa loro se sono alti e biondi, e che tutti possono essere romani, o greci, purché lo vogliano.

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  • #25 Le Invasioni Barbariche: l'immigrazione (2007 #1)
    Finché i Romani seppero gestire la sfida dell’immigrazione i barbari furono una risorsa per l’impero, assai più che una minaccia. L’ideologia ufficiale insisteva che tutti i popoli dovessero avere la possibilità di conoscere “la felicità romana”. In questa prima lettura si presentano, fra l’altro, le orazioni di Temistio, grande retore e influente politico nella Costantinopoli del IV secolo, in cui si scopre che i Romani avevano una coscienza ecologica e che i barbari andavano protetti dal rischio dell’estinzione, soprattutto perché una volta promossi a cittadini romani, anche loro pagavano le tasse.

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  • #24 Garibaldi - Pensare l’Italia - Barbero Riserva (Festival della Mente, 2010)
    Alla vigilia dei 150 anni dell’Unità, il racconto storico e la visione dell’Italia che ebbe Garibaldi. Ligure, visse quattro anni a Costantinopoli e diciotto in Sud America, fece il marinaio in Tunisia, il corsaro in Brasile e l’operaio a New York. Mazziniano, socialista e anticlericale, fu condannato a morte per cospirazione. Ebbe tre diversi nomi di guerra, “Cleombroto”, “Joseph Pane” e “Borrel”, per sfuggire alla polizia o per arruolarsi in incognito. E’ l’unico italiano degli ultimi secoli di cui si possa dire tranquillamente che fu un grandissimo generale. L’Italia, unificata da lui, finse di onorarlo con vie, piazze e monumenti, e ignorò tacitamente tutti i valori per cui si era battuto; contrariamente a un luogo comune, in questo paese parlar male di Garibaldi è facilissimo, come dimostra l’odio cieco che si scatena contro di lui sul web.

    Giuseppe Garibaldi, l’eroe dei due mondi, raccontato dal prof. Barbero nell’ambito del ciclo “Pensare l’Italia” dal Festival della Mente 2010

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  • #23 Vittorio Emanuele II – Pensare l’Italia – Barbero Riserva (Festival della Mente, 2010)
    «Salito al trono dopo la disfatta di Novara, rifiutò di abolire lo Statuto, incoraggiando il governo “a picchiare egualmente sui rossi come sui neri”. Quando si accorse che con la legge elettorale vigente, per cui votavano solo i borghesi e non i contadini, vinceva la sinistra, minacciò: “darò il suffragio universale e andrò io stesso a parlare agli elettori”. Cattolico devoto, non ebbe paura di varare le leggi Siccardi, che eliminavano i privilegi del clero, e di far arrestare l’arcivescovo di Torino, che aveva invitato i cattolici a disobbedire alla legge. Diventato il primo re d’Italia, sposò in seconde nozze la sua amante, la “bella Rosina” analfabeta, figlia di un sergente, scappando appena possibile dal Quirinale per starsene in pantofole con lei.»

    Dal Festival della Mente 2010 di Sarzana, il prof. Barbero racconta Vittorio Emanuele II per il ciclo “Pensare l’Italia”

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  • #22 Cavour – Pensare l’Italia – Barbero Riserva (Festival della Mente, 2010)
    «Alla vigilia dei 150 anni dell’Unità, il racconto storico e la visione dell’Italia che ebbero Cavour, Vittorio Emanuele II e Garibaldi. Cavour, nato suddito di Napoleone per tutta la vita parlò e scrisse in francese meglio che in italiano. Carlo Alberto lo considerava “un carbonaro impertinente”. Sosteneva che l’Italia nata dal Risorgimento doveva incarnare i grandi principi della Rivoluzione francese e che gli operai dovevano essere pagati meglio “per prevenire il socialismo”. Primo ministro per nove anni, terrorizzò i possidenti aumentando le imposte e investì per modernizzare il paese: durante il suo governo triplicò il PIL, creò dal nulla strade, ferrovie, canali e banche. Preparò l’unica delle Guerre d’Indipendenza che l’Italia sia riuscita a vincere.»

    Dal Festival della Mente 2010 di Sarzana, il prof. Barbero racconta Camillo Benso, Conte di Cavour, per il ciclo “Pensare l’Italia”

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  • #21 Il Cavaliere – Come pensava un uomo nel medioevo – Barbero Riserva (Festival della Mente, 2011)
    Jean de Joinville era un cavaliere e un gran signore, vassallo e amico del re di Francia Luigi IX. Il professor Barbero ci racconta, attraverso la sua vita, un medioevo cavalleresco molto più concreto e disincantato di quello che raccontano le canzoni di gesta.

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    Jean de Joinville era un cavaliere e un gran signore, vassallo e amico del re di Francia Luigi IX. Non aveva bisogno di nascondere quel che pensava, perché un uomo del suo lignaggio non aveva paura di nessuno. Quando partì per la crociata, ammise di non averne voglia, e per strada continuò a voltarsi verso il suo castello, dove lasciava la giovane moglie; l’onore imponeva di partire, e l’onore era la cosa più importante. Amava il suo re, ma l’idea che fosse un santo gli sembrava buffa. Quando i Saraceni li catturarono tutti, qualcuno suggerì di affrontare il martirio piuttosto che arrendersi; “ma noi non gli demmo mica retta”, commentò candidamente Joinville. Attraverso la sua Vita di San Luigi scopriamo un Medioevo cavalleresco molto più concreto e disincantato di quello che raccontano le canzoni di gesta.

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