Monia Ciocioni Podcast

Il riposo che non ti permetti


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Quand’è stata l’ultima volta che ti sei fermata davvero?

Non il crollo sul divano a fine giornata, troppo stanca per fare altro. Non il sonno che arriva per sfinimento. Intendo un fermarti con intenzione: senza la lista delle cose da fare che gira in testa, senza quella voce sottile che mormora stai perdendo tempo.

Per molte di noi quella domanda resta sospesa. Non perché non abbiamo mai riposato, ma perché facciamo fatica a ricordare un riposo che non fosse accompagnato da qualcosa di pesante. Una giustificazione. Un “me lo sono guadagnato” che doveva arrivare prima. Il riposo come premio, mai come diritto.

In questo episodio di Niente Paura voglio ribaltare proprio questo: il riposo non è una tecnica per rendere di più. Non è il “self-care” da ottimizzare per tornare al lavoro più performanti. È un atto di rispetto verso il tuo sistema nervoso — e imparare a permettertelo è un lavoro più profondo di quanto sembri.

Vivi in allerta, e non te ne accorgi più

Il sistema nervoso autonomo funziona per alternanza: una fase di attivazione, in cui mobiliti energia per agire, e una fase di recupero, in cui il corpo si ripara, digerisce, consolida, si rigenera. Sono due battiti dello stesso respiro. Nessuno dei due è “migliore” dell’altro: il problema nasce quando uno dei due sparisce.

E per molte di noi è la fase di recupero a essersi assottigliata fino quasi a scomparire. Restiamo in attivazione quasi costante — non per emergenze reali, ma per un’abitudine così radicata che non la sentiamo nemmeno più. La chiamiamo “essere persone attive”, “avere tanto da fare”, “essere fatte così”. In realtà è un sistema nervoso che ha dimenticato come si scende di giri.

Il segnale non è drammatico. È sottile: la difficoltà ad addormentarti anche quando sei esausta, l’irrequietezza nei momenti vuoti, il bisogno di riempire ogni pausa con il telefono, la sensazione di colpa appena ti siedi senza uno scopo. Il corpo ha perso la capacità di riconoscere quando è sicuro fermarsi.

Da dove arriva la colpa

Qui c’è il nodo. Per tantissime persone — e per le donne in modo particolare — la produttività non è solo un’abitudine: è diventata un valore morale. “Essere brava” coincide con “fare tanto”. “Valere” coincide con “essere utile, disponibile, instancabile”.

Non è una scelta consapevole. Per molte è una lezione imparata da bambine, in un’epoca in cui il nostro valore veniva misurato — esplicitamente o tra le righe — su quello che facevamo, sui risultati, sull’essere “quella responsabile”, più che su quello che semplicemente eravamo. Da adulte, quel metro è rimasto. E ogni volta che ci fermiamo, scatta in automatico: non stai facendo abbastanza.

C’è un modo di guardare a questa colpa che la cambia di segno. Nell’Internal Family Systems di Richard Schwartz, quella voce che ti fa sentire in colpa quando riposi non è una nemica da zittire: è una parte di te. Una parte protettrice, che in passato ha avuto un compito preciso — tenerti attiva, performante, al sicuro dal giudizio o dal rifiuto che temevi sarebbe arrivato se ti fossi fermata. Ha lavorato per anni convinta di proteggerti.

Il punto non è combatterla. È ringraziarla e aggiornarla. Farle sapere che le condizioni sono cambiate, che oggi fermarsi non è pericoloso, che non sei più la bambina che doveva guadagnarsi l’approvazione facendo. Quando smetti di lottare contro la colpa e inizi ad ascoltare cosa cerca di proteggere, qualcosa si scioglie.

Imparare a permettersi

Il corpo non capisce le buone intenzioni. Non basta decidere “da oggi riposo di più”. Il sistema nervoso impara attraverso segnali ripetuti e concreti di sicurezza: il respiro che rallenta e si allunga nell’espirazione, il contatto con una superficie che ti sostiene, l’assenza — anche solo per qualche minuto — della richiesta di produrre qualcosa.

Sono micro-esperienze che, ripetute, insegnano al corpo una cosa nuova: adesso è sicuro mollare. Non è un interruttore, è un allenamento al contrario — disimparare l’allerta. E come ogni apprendimento ha bisogno di costanza, non di intensità.

Non devi crollare per avere il diritto di riposare. Non devi prima svuotarti del tutto per meritarti di ricaricarti. Il riposo non viene dopo il valore: è parte del modo in cui il valore si sostiene nel tempo.

Il riposo non è qualcosa che si guadagna. È qualcosa che si impara a permettersi.

🎧 Il riposo che non ti permetti è disponibile su Spotify.

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