Se la risposta è “quasi mai”, non è colpa tua. È il modo in cui siamo fatte.
Perché i pensieri non bastano
Quando il sistema nervoso entra in attivazione — stress, ansia, sopraffazione — accade una cosa precisa: la corteccia prefrontale, la parte razionale del cervello, quella che ragiona e relativizza, diventa meno accessibile. Il controllo passa alle strutture più antiche, quelle che gestiscono la sopravvivenza. È come se la centralina del pensiero lucido si mettesse in stand-by proprio nel momento in cui vorremmo usarla.
Ecco perché “datti una calmata” non funziona quasi mai. Stiamo cercando di parlare al sistema nervoso attivato usando l’unica lingua che in quel momento non capisce: quella delle parole e della ragione.
La buona notizia è che c’è un’altra via. Una via che passa dal basso, dal corpo. E si chiama regolazione somatica.
Cosa sono le pratiche somatiche
“Somatico” viene dal greco soma, corpo. Le pratiche somatiche sono gesti fisici, concreti, che agiscono direttamente sul sistema nervoso senza passare dai ragionamenti. Invece di cercare di convincere la mente, danno al corpo un segnale diretto di sicurezza — e il corpo, a sua volta, comunica alla mente che può calmarsi.
Alcune sono semplicissime e puoi farle ovunque. Allungare l’espirazione, rendendola più lunga dell’inspirazione: attiva il nervo vago e segnala al corpo che il pericolo è passato. Premere i piedi contro il pavimento e sentirne il contatto: riporta la presenza nel qui e ora. Appoggiare una mano sul petto o sul ventre, con calore e lentezza: è un gesto di autocontatto che il sistema nervoso riconosce come rassicurante. Muovere dolcemente il collo, le spalle, sciogliere le tensioni dove il corpo le trattiene.
Sono gesti minuscoli, quasi banali. Ma sono esattamente il linguaggio che il sistema nervoso capisce, perché parlano la sua stessa lingua: quella del corpo, non del pensiero.
Sentire di più, non capire di più
Il cambiamento di prospettiva è tutto qui. Di fronte al disagio, l’istinto è cercare di capire di più: analizzare, spiegare, trovare la causa. Ma nel momento acuto, la strada non è capire di più — è sentire di più. Tornare nel corpo, ascoltarlo, dargli i segnali di cui ha bisogno. La comprensione può venire dopo, con calma. Prima viene la regolazione.
E in questo, come sempre, l’olfatto è un alleato che accompagna e amplifica il gesto fisico.
Il rituale: Deep Blue e Arancio dolce
Quando pratico la regolazione somatica, accompagno i gesti con due oli.
Il Deep Blue lo uso per il suo legame diretto con il corpo fisico. È una miscela nota per la sensazione intensa che dà sulla pelle — un fresco che diventa calore — e quando la applico su spalle o collo, dove trattengo la tensione, il gesto stesso di massaggiarla diventa una pratica somatica: sento il corpo, lo tocco, lo ascolto. È un modo per riportare l’attenzione lì dove il corpo chiede cura.
L’Arancio dolce lo affianco per la sua qualità luminosa e rasserenante. Il suo profumo agrumato e caldo alleggerisce, apre, porta una sensazione di semplicità e serenità. Mentre il Deep Blue lavora sul corpo, l’Arancio dolce accompagna l’umore verso l’alto, verso la leggerezza.
Insieme, sostengono le pratiche: il corpo che si scioglie, l’olfatto che rassicura, il sistema nervoso che riceve — da più canali insieme — lo stesso messaggio di sicurezza.
Tre cose da portare con te
La prima: nei momenti di attivazione, la parte razionale del cervello è la meno raggiungibile. Ragionarci sopra quasi non funziona.
La seconda: la regolazione passa dal corpo. Espirazione lunga, piedi a terra, autocontatto, movimento dolce: gesti piccoli che il sistema nervoso capisce.
La terza: nel momento acuto non serve capire di più, serve sentire di più. Deep Blue e Arancio dolce accompagnano il corpo verso il rilascio.
E ora dimmi: qual è il primo gesto che il tuo corpo cerca istintivamente, quando sente troppo? Assecondarlo, con consapevolezza, è già una pratica.
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