Milano, dicono di lei

Il salotto di Milano


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La Galleria Vittorio Emmanuele che collega piazza Duomo a piazza della Scala, fin dalla sua inaugurazione nel 1867, fu sede di ritrovo della borghesia milanese tanto da essere soprannominata il "salotto di Milano": è tra i più celebri esempi di architettura del ferro europea e rappresenta l'archetipo della galleria commerciale dell'Ottocento. E qui tra le signore eleganti incontriamo tanti scrittori. Ernest Hemingway in particolare la raccontò in Addio Alle armi. L'americano era arrivato in città nell'estate del 1918 appena diciannovenne, era stato ferito sul fronte del Piave dove era barelliere della Croce Rossa, e fu ricoverato nell'ospedaletto di via Armorari (dove una targa lo ricorda). Lì si innamora della sua infermiera Agnes Kurowsky. Insieme i due vanno a passeggio sotto la Galleria e si siedono al Cova, o al Biffi o al Savini. Gli stessi luoghi narrati prima di lui da Giovanni Verga, Giovanni Guareschi, Luigi Capuana e Giuseppe Ungaretti.
"È il cuore della città. La gente vi s’affolla da tutte le parti, continuamente, secondo le circostanze e le ore della giornata, e si riversa dai suoi quattro sbocchi stavo per dire nell’aorta e nelle arterie del grande organismo, tanto la sua rassomiglianza colle funzioni del cuore è evidente. Tutte le pulsazioni della vita cittadina si ripercuotono qui. Quando pare che anche qui ogni movimento sia cessato, dai grand’occhi di cristallo del pavimento può scorgersi che nei suoi sotterranei ferve sempre il lavoro, quasi che in questo centro vitale l’attività non possa mai addormentarsi e prosegua senza coscienza".
Luigi Capuana, La Galleria.
©Elleboro Editore - AA. VV.
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Milano, dicono di leiBy Elleboro editore