Il suono delle pagine - Soldati di sventura

Il suono delle pagine - Soldati di sventura

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Il suono delle pagine - Soldati di sventura episodes

  • Soldati di sventura: Rodolfo Altadonna, il bambino a cui hanno cambiato il nome - Parte 7
    «C’è una croce di legno e ferro nero con una foto e il mio nome.
    Campo 4, fila 1, tomba 365.
    “Rudolf Altadonna,
    18 luglio 1929 Bozen¥– 21 aprile 1954 Indochina
    R.I.P.”
    Curioso: mi hanno messo il nome tedesco e il cognome italiano. Devo
    chiedere a mio padre se l’idea è stata sua o di quelli della Croce Nera,
    l’associazione di reduci che cura il camposanto. Tutto sommato, un
    buon compromesso tra le mie due metà».
    14 min
  • Soldati di sventura: Rodolfo Altadonna, il bambino a cui hanno cambiato il nome - Parte 6
    «C’è una croce di legno e ferro nero con una foto e il mio nome.
    Campo 4, fila 1, tomba 365.
    “Rudolf Altadonna,
    18 luglio 1929 Bozen¥– 21 aprile 1954 Indochina
    R.I.P.”
    Curioso: mi hanno messo il nome tedesco e il cognome italiano. Devo
    chiedere a mio padre se l’idea è stata sua o di quelli della Croce Nera,
    l’associazione di reduci che cura il camposanto. Tutto sommato, un
    buon compromesso tra le mie due metà».
    15 min
  • Soldati di sventura: Rodolfo Altadonna, il bambino a cui hanno cambiato il nome - Parte 5
    «C’è una croce di legno e ferro nero con una foto e il mio nome.
    Campo 4, fila 1, tomba 365.
    “Rudolf Altadonna,
    18 luglio 1929 Bozen¥– 21 aprile 1954 Indochina
    R.I.P.”
    Curioso: mi hanno messo il nome tedesco e il cognome italiano. Devo
    chiedere a mio padre se l’idea è stata sua o di quelli della Croce Nera,
    l’associazione di reduci che cura il camposanto. Tutto sommato, un
    buon compromesso tra le mie due metà».
    16 min
  • Soldati di sventura: Rodolfo Altadonna, il bambino a cui hanno cambiato il nome - Parte 4
    «C’è una croce di legno e ferro nero con una foto e il mio nome.
    Campo 4, fila 1, tomba 365.
    “Rudolf Altadonna,
    18 luglio 1929 Bozen¥– 21 aprile 1954 Indochina
    R.I.P.”
    Curioso: mi hanno messo il nome tedesco e il cognome italiano. Devo
    chiedere a mio padre se l’idea è stata sua o di quelli della Croce Nera,
    l’associazione di reduci che cura il camposanto. Tutto sommato, un
    buon compromesso tra le mie due metà».
    16 min
  • Soldati di sventura: Rodolfo Altadonna, il bambino a cui hanno cambiato il nome - Parte 3
    «C’è una croce di legno e ferro nero con una foto e il mio nome.
    Campo 4, fila 1, tomba 365.
    “Rudolf Altadonna,
    18 luglio 1929 Bozen¥– 21 aprile 1954 Indochina
    R.I.P.”
    Curioso: mi hanno messo il nome tedesco e il cognome italiano. Devo
    chiedere a mio padre se l’idea è stata sua o di quelli della Croce Nera,
    l’associazione di reduci che cura il camposanto. Tutto sommato, un
    buon compromesso tra le mie due metà».
    17 min
  • Soldati di sventura: Rodolfo Altadonna, il bambino a cui hanno cambiato il nome - Parte 2
    «C’è una croce di legno e ferro nero con una foto e il mio nome.
    Campo 4, fila 1, tomba 365.
    “Rudolf Altadonna,
    18 luglio 1929 Bozen¥– 21 aprile 1954 Indochina
    R.I.P.”
    Curioso: mi hanno messo il nome tedesco e il cognome italiano. Devo
    chiedere a mio padre se l’idea è stata sua o di quelli della Croce Nera,
    l’associazione di reduci che cura il camposanto. Tutto sommato, un
    buon compromesso tra le mie due metà».
    21 min
  • Soldati di sventura: Rodolfo Altadonna, il bambino a cui hanno cambiato il nome - Parte 1
    «C’è una croce di legno e ferro nero con una foto e il mio nome.
    Campo 4, fila 1, tomba 365.
    “Rudolf Altadonna,
    18 luglio 1929 Bozen¥– 21 aprile 1954 Indochina
    R.I.P.”
    Curioso: mi hanno messo il nome tedesco e il cognome italiano. Devo
    chiedere a mio padre se l’idea è stata sua o di quelli della Croce Nera,
    l’associazione di reduci che cura il camposanto. Tutto sommato, un
    buon compromesso tra le mie due metà».
    19 min
  • Soldati di sventura Emil Stocker, legionario per sempre - Parte 5
    «Ero un sergente della Legione straniera, potevo fotografare infischiandomene
    della censura. Ed ero radiotelegrafista e ufficiale postale. Io, che laggiù non
    volevo ricevere nemmeno le lettere di mia madre, battevo tutto il Tonchino per
    consegnare documenti e messaggi. Giravo e fotografavo. Anche dai Dakota, gli
    aerei militari che tenevano i collegamenti con gli avamposti circondati dai viet.
    Molti rullini li ho persi, ma tanti li ho salvati. Li facevo sviluppare a Hanoi e poi
    sapevo a chi affidare le foto mentre ero impegnato nelle operazioni».
    21 min
  • Soldati di sventura Emil Stocker, legionario per sempre - Parte 4
    «Ero un sergente della Legione straniera, potevo fotografare infischiandomene
    della censura. Ed ero radiotelegrafista e ufficiale postale. Io, che laggiù non
    volevo ricevere nemmeno le lettere di mia madre, battevo tutto il Tonchino per
    consegnare documenti e messaggi. Giravo e fotografavo. Anche dai Dakota, gli
    aerei militari che tenevano i collegamenti con gli avamposti circondati dai viet.
    Molti rullini li ho persi, ma tanti li ho salvati. Li facevo sviluppare a Hanoi e poi
    sapevo a chi affidare le foto mentre ero impegnato nelle operazioni».
    13 min
  • Soldati di sventura Emil Stocker, legionario per sempre - Parte 3
    «Ero un sergente della Legione straniera, potevo fotografare infischiandomene
    della censura. Ed ero radiotelegrafista e ufficiale postale. Io, che laggiù non
    volevo ricevere nemmeno le lettere di mia madre, battevo tutto il Tonchino per
    consegnare documenti e messaggi. Giravo e fotografavo. Anche dai Dakota, gli
    aerei militari che tenevano i collegamenti con gli avamposti circondati dai viet.
    Molti rullini li ho persi, ma tanti li ho salvati. Li facevo sviluppare a Hanoi e poi
    sapevo a chi affidare le foto mentre ero impegnato nelle operazioni».
    19 min

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A diecimila chilometri da casa. Ma non nel Vietnam del “Cacciatore”, quello degli americani e delle proteste nelle università, no, quello dimenticato. La prima guerra d’Indocina, frutto di un mondo…