Oggi in Cristo

Il tuo problema è un mio problema


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E dissi: «O SIGNORE, Dio del cielo, Dio grande e tremendo,

che mantieni il patto e fai misericordia a quelli che ti amano

e osservano i tuoi comandamenti.

Siano i tuoi orecchi attenti,

i tuoi occhi aperti per ascoltare la preghiera

che il tuo servo ti rivolge adesso, giorno e notte,

per i figli d’Israele, tuoi servi,

confessando i peccati dei figli d’Israele:

perché abbiamo peccato contro di te;

abbiamo peccato io e la casa di mio padre.

Abbiamo agito da malvagi contro di te,

e non abbiamo osservato i comandamenti,

le leggi e le prescrizioni che tu hai dato a Mosè, tuo servo.



(Neemia 1:5-7 – LA BIBBIA)
Serie completa pensieri sul libro di Neemia
“Non è un mio problema, sono affari tuoi”. Normalmente reagiamo in questo modo quando qualcuno si trova in una situazione difficile a causa delle proprie mancanze. D’altra parte, perché dovremmo prenderci in carico un problema del quale non siamo noi i responsabili?
Tuttavia, leggendo la bibbia, ci si accorge che i grandi uomini di Dio non hanno mai ragionato in questo modo. Neemia ne è un esempio lampante.
La  risposta  che  aveva ricevuto  da  alcuni  uomini  provenienti  da  Giuda era davvero sconfortante… Erano passati circa  quindici  anni  dal  ritorno  di  Esdra a Gerusalemme,  ma  le  mura  erano ancora in rovina. A quei tempi, le mura erano molto importanti per le città, perché una città senza mura era facilmente attaccabile.  Gerusalemme era, dunque, una città debole, facilmente soggiogabile.
L’interesse sincero di Neemia si manifestò in particolare nella sua preghiera, nella quale emerge chiaramente che lui percepiva il problema del suo popolo come un suo problema.
Egli sapeva di rivolgersi al “Signore, Dio del cielo, Dio grande e tremendo” e sapeva che la situazione in cui Gerusalemme si trovava era diretta conseguenza del loro peccato. Ma egli sapeva anche che Dio mantiene il patto e fa misericordia a quelli che lo amano e osservano i suoi comandamenti, quindi Dio non sarebbe stato insensibile alla sua preghiera.
Nella sua preghiera troviamo quindi il giusto mix tra la confessione del peccato compiuto nel passato e la fiducia nell’intervento di Dio in futuro.
Ma la cosa che colpisce di più è che, nel confessare il peccato del popolo, egli non disse che i suoi connazionali avevano peccato, ma disse: “Abbiamo peccato”. Probabilmente Neemia era nato dopo la deportazione e non era direttamente responsabile di ciò che i sui padri avevano fatto, ciò nonostante egli si identificò pienamente con il suo popolo.
Troviamo in Neemia lo stesso atteggiamento che si ritrova nella bibbia in altri grandi personaggi come Esdra, Daniele, Mosè; non si tratta di un atteggiamento egoistico ma di un sincero interesse per le sorti del proprio popolo che caratterizza chi c...
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Oggi in CristoBy Omar Stroppiana