Testo della meditazione
Questa domenica, domenica delle Palme, il vangelo verrà annunziato così: non “Dal vangelo secondo Matteo”, ma “Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Matteo”.
La Passione è una parte del vangelo, quella più importante, che raccoglie la narrazione dell’ultima settimana di vita di Gesù: è presentata da tutti e quattro gli evangelisti con un racconto che registra una grande convergenza, seppure ognuno presenti delle tipicità sue proprie. Matteo ad esempio insiste sul “compimento delle Scritture”, ritmando il racconto con le frasi: “come sta scritto…”, “ciò è avvenuto perché si compissero le Scritture…”. Introduce poi l’episodio della moglie di Pilato, che, spaventata da un sogno, invia un messaggio al marito per dirgli di non avere nulla a che fare con quell’uomo giusto; racconta del suicidio di Giuda Iscariota, parla dei segni apocalittici che avvengono alla morte di Gesù: oltre allo squarcio del velo del tempio, aggiunge un terremoto, lo spaccarsi delle rocce e la risurrezione di molti santi.È un racconto lungo, ma che vale la pena ascoltare con attenzione. Consiglio di soffermarsi soprattutto sul brano della crocifissione e morte di Gesù, dal versetto 33 al versetto 54 del capitolo 27: Matteo utilizza appena 22 versetti per raccontare il terribile supplizio a cui fu sottoposto Gesù. Non c’è dovizia di particolari: è un racconto scarno, e dopotutto, pur essendo stato scritto dopo la risurrezione, come non pensare che Matteo non abbia provato disagio a narrare la morte che ha subito il suo Signore e maestro? La morte riservata agli schiavi e ai maledetti da Dio e dagli uomini. Messo tra due ladroni che lo scherniscono, e di scherno è anche il cartello posto sopra di lui “Costui è Gesù, il Re dei giudei”. Sulla croce riceve insulti, e l’invito a manifestare la sua onnipotenza divina, scendendo dalla croce. È un invito che echeggia le tentazioni a cui il diavolo lo ha sottoposto all’inizio della sua missione. Ma Gesù resta fedele, anche se la domanda che rivolge al Padre “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”, potrebbe sembrare un grido di disperazione e di contestazione della volontà divina. Questa frase, però, tratta dal Salmo 22, rappresenta una preghiera, una richiesta di luce nella tenebra: Gesù si fa così solidale con noi uomini da abitare anche il sentirsi abbandonati da Dio, che talora sperimentiamo. E resta fedele al Padre fino in fondo, tanto da portare il centurione romano, un pagano, a confessare: “Davvero costui era Figlio di Dio!”. In quella morte così atroce, il centurione vede che Gesù resta fedele a Dio, e vive quella fine come dono, come amore per tutti gli uomini.San Bonaventura racconta di San Francesco, che, «non avendo libri da chiesa, sfogliava e risfogliava il libro della Croce di Cristo, giorno e notte» (Leggenda Maggiore IV, 3 – FF 1067). Ecco, mi sembra che anche per il Centurione la Croce di Cristo sia stato un libro che lo ha portato alla fede. Lui, il più improbabile tra le persone presenti sul Golgota, ha visto nella Passione la passione di Cristo.Non è un gioco di parole. Passione viene dal verbo latino “patire”, che vuol dire soffrire, come in italiano, ma con il significato di sofferenza si utilizza ormai solo riferito a questa narrazione dei vangeli, la Passione di Cristo, appunto. Mentre il termine passione nell’uso comune è passato a significare un sentimento intenso, un amore che coinvolge profondamente. E cos’altro, se non un amore profondo ha spinto Gesù a offrire la sua vita per noi, per me?Soffermiamoci allora su questo libro della Croce in questa settimana santa, con lo stupore e la gratitudine di essere oggetto di così grande passione d’amore.
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