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Ciao a tutti. Oggi è Domenica 25 aprile 2021 e questo é Indizi di futuro il podcast che indaga l’attualità per immaginare come sarà il mondo domani.
Sono Roberto e in questo episodio vi parlerò di inquinamento, della grande nebbia a Londra del 1952 e del principio: “chi inquina paga”.
Un articolo dell’agenzia europea dell’ambiente, intitolato Verso un Europa a inquinamento zero, mi fa pensare a cosa si intende per inquinamento, ovvero intendo dire cosa si è inteso per inquinamento in questi ultimi anni.
Si perché le cose nel tempo sono cambiate, sicuramente a causa di nuove tecnologie giunte a nostra disposizione, ma soprattutto a causa della presa di coscienza dell’impatto delle nostre azioni, ovvero del fatto che siamo maggiormente consapevoli di quello che stiamo facendo.
I tipi di inquinamento ambientale sono diversi, da quelli meno frequentati dalla stampa, come l’inquinamento acustico ed elettromagnetico, a quelli che invece hanno un posto di rilievo nella comunicazione giornalistica come quello termico e atmosferico, idrico, del suolo e del mare. Non mi soffermerò sulla classificazione poiché è solo indicativa e le cause di ognuna palesi, mentre ritengo molto interessante quanto le esternalità negative costino alla popolazione in cambio del profitto di una multinazionale o della fabbricazione di un determinato prodotto, e quindi quanto le nostre scelte di consumo possono influire a salvaguardare il nostro pianeta, a rendere sostenibile la nostra impronta ecologica.
Arriveremo a inquinamento zero quando il nostro impatto sul pianeta sarà nullo, ovvero la nostra economia perfettamente circolare non influirà sulla quantità di risorse che lasceremo a disposizione delle generazioni che ci seguiranno.
Una delle prime prese di coscienza di che cosa è l’inquinamento dell’atmosfera avvenne nel 1952, quando sulla città di Londra una serie di concause, ovvero un particolare incremento dell’utilizzo del riscaldamento domestico, quello abituale delle fabbriche, e particolari condizioni climatiche e atmosferiche fecero stazionare sopra la città una nube capace di letteralmente avvelenare un certo numero di cittadini, causando circa 13000 morti. La nebbia era così fitta che il traffico urbano era paralizzato, e fu coniato per l’occasione il termine smog tuttora in uso.
Ma veniamo alla nuova politica europea, ovvero a cosa si sta facendo per arrivare a ridurre l’inquinamento.
Tale attività si basa su di un principio semplice: chi inquina paga.
Il responsabile di un danno viene costretto a ripagare l’impatto negativo che ha avuto la sua azione. Naturalmente ciò è molto difficile, e spesso non realizzabile, ma una corretta tassazione verso le produzioni poco sostenibili sicuramente può risolvere molte delle problematiche che invece sarebbe difficile risolvere una volta che il bene è stato distribuito.
Bene anche oggi abbiamo scovato qualche indizio capace di raccontarci qualcosa del nostro futuro, ovvero che nel prezzo dei prodotti e dei servizi che consumeremo, ci sarà anche una parte di denaro che servirà ad assorbire l’impatto sul nostro pianeta che ha avuto la produzione di quanto abbiamo acquistato.
A domani
Ciao a tutti. Oggi è Domenica 25 aprile 2021 e questo é Indizi di futuro il podcast che indaga l’attualità per immaginare come sarà il mondo domani.
Sono Roberto e in questo episodio vi parlerò di inquinamento, della grande nebbia a Londra del 1952 e del principio: “chi inquina paga”.
Un articolo dell’agenzia europea dell’ambiente, intitolato Verso un Europa a inquinamento zero, mi fa pensare a cosa si intende per inquinamento, ovvero intendo dire cosa si è inteso per inquinamento in questi ultimi anni.
Si perché le cose nel tempo sono cambiate, sicuramente a causa di nuove tecnologie giunte a nostra disposizione, ma soprattutto a causa della presa di coscienza dell’impatto delle nostre azioni, ovvero del fatto che siamo maggiormente consapevoli di quello che stiamo facendo.
I tipi di inquinamento ambientale sono diversi, da quelli meno frequentati dalla stampa, come l’inquinamento acustico ed elettromagnetico, a quelli che invece hanno un posto di rilievo nella comunicazione giornalistica come quello termico e atmosferico, idrico, del suolo e del mare. Non mi soffermerò sulla classificazione poiché è solo indicativa e le cause di ognuna palesi, mentre ritengo molto interessante quanto le esternalità negative costino alla popolazione in cambio del profitto di una multinazionale o della fabbricazione di un determinato prodotto, e quindi quanto le nostre scelte di consumo possono influire a salvaguardare il nostro pianeta, a rendere sostenibile la nostra impronta ecologica.
Arriveremo a inquinamento zero quando il nostro impatto sul pianeta sarà nullo, ovvero la nostra economia perfettamente circolare non influirà sulla quantità di risorse che lasceremo a disposizione delle generazioni che ci seguiranno.
Una delle prime prese di coscienza di che cosa è l’inquinamento dell’atmosfera avvenne nel 1952, quando sulla città di Londra una serie di concause, ovvero un particolare incremento dell’utilizzo del riscaldamento domestico, quello abituale delle fabbriche, e particolari condizioni climatiche e atmosferiche fecero stazionare sopra la città una nube capace di letteralmente avvelenare un certo numero di cittadini, causando circa 13000 morti. La nebbia era così fitta che il traffico urbano era paralizzato, e fu coniato per l’occasione il termine smog tuttora in uso.
Ma veniamo alla nuova politica europea, ovvero a cosa si sta facendo per arrivare a ridurre l’inquinamento.
Tale attività si basa su di un principio semplice: chi inquina paga.
Il responsabile di un danno viene costretto a ripagare l’impatto negativo che ha avuto la sua azione. Naturalmente ciò è molto difficile, e spesso non realizzabile, ma una corretta tassazione verso le produzioni poco sostenibili sicuramente può risolvere molte delle problematiche che invece sarebbe difficile risolvere una volta che il bene è stato distribuito.
Bene anche oggi abbiamo scovato qualche indizio capace di raccontarci qualcosa del nostro futuro, ovvero che nel prezzo dei prodotti e dei servizi che consumeremo, ci sarà anche una parte di denaro che servirà ad assorbire l’impatto sul nostro pianeta che ha avuto la produzione di quanto abbiamo acquistato.
A domani