"In superficie galleggiano le voci, ma sott'acqua rimangono solo le emozioni."Nel finale di questa prima stagione di Into the Blue, Jacopo spegne le luci sulla biologia marina e accende i riflettori su noi stessi. Perché continuiamo a immergerci nonostante le fatiche, i costi e le leggi della fisica?Sfatiamo il mito del mare come "mondo del silenzio": sott'acqua ascoltiamo il rumore della vita, dal crepitio del reef al suono della pioggia sulla superficie. Ma soprattutto, scopriamo una coscienza del respiro completamente diversa, capace di svuotare la mente e portarci in uno stato di trance, lontani dall'ansia dei social e della quotidianità .Tra ricordi ancestrali (siamo pur sempre nati nell'acqua), il riflesso d'immersione che ci calma il cuore e il paradosso di una paura che si trasforma in un abbraccio confortante, Jacopo analizza la vera e propria "dipendenza dal blu". Quella sensazione di perfetta idrodinamicità (Perfect Buoyancy) che ci fa volare nel vuoto e che, una volta tornati sulla scaletta della barca con 25 kg di attrezzatura addosso, ci fa venire voglia di mollarci e tornare subito giù.Grazie per aver viaggiato con noi in questa prima stagione. Condividete la puntata, fate sentire la vostra voce e... buona bolla a tutti!