Il Colore: da Newton a Schrödinger, dalla retina alla meccanica quantistica In questa puntata di Io Divulgo Forte affrontiamo uno dei temi più sorprendenti e sottovalutati della scienza: il colore.
Non un semplice fatto estetico. Non un’opinione. Non un “mi sembra rosso”.
Il colore è informazione, matematica, evoluzione, fisica… e forse anche quantistica. Con noi c’è Edoardo Provenzi, matematico e fisico, che ci porta in un viaggio che parte dai prismi di Newton e arriva alle idee di Schrödinger. Preparati a scoprire perché ciò che vedi non è quello che è — e perché funziona lo stesso. 🔍 Dentro la puntata 🌈 1. Il colore non è negli oggetti: è nel cervello Galileo l’aveva già detto nel 1623: “I colori risiedono solo nel corpo sensibile. Senza di esso, sono solo nomi.” La luce è fisica.
Il colore è percezione.
Eppure la percezione è robusta: chiamiamo “rosso” un oggetto anche se la luce cambia. Questa coerenza è il motivo per cui il colore può essere modellato matematicamente. 👁️ 2. Siamo tutti diversi… ma non troppo Sì, ciascuno ha i suoi coni, la sua retina, la sua esperienza. Però l’umanità non è un arcobaleno caotico: esiste un numero limitato di categorie di osservatori.
Dentro alla stessa categoria percepiamo il colore quasi nello stesso modo. ➡️ Non è un caso: è un vantaggio evolutivo.
Se tutti percepissimo “arancione” in modo totalmente diverso, non potremmo comunicare. Non esisterebbero semafori, pittura, linguaggio del colore. Niente. Le differenze tra culture riguardano soprattutto i nomi dei colori, non la percezione fisiologica. 🔬 3. Newton, Young, Maxwell: i supereroi della scienza del colore Tre colossi della fisica hanno passato anni a studiare ciò che vediamo ogni giorno.
- Newton scompone la luce e scopre che ha struttura.
- Young ipotizza i tre fotorecettori (rosso, verde, blu) — un’intuizione geniale ignorata per decenni perché “Newton aveva detto altro”.
- Maxwell, con una trottola e un’idea brillante, dimostra che i colori primari della visione umana non sono rosso-giallo-blu dei pittori, ma RGB.
È grazie a lui che esistono schermi, televisori, smartphone.
Ed è sua anche la prima foto a colori della storia. 📐 4. Come la matematica ha scoperto la geometria dello spazio dei colori Grassmann, inventore dell’algebra lineare, e Riemann, padre della geometria moderna, hanno messo mano al problema del colore lasciando intuizioni enormi. Riemann, nel 1854, cita solo due esempi per spiegare le sue nuove varietà geometriche:
- lo spazio fisico
- lo spazio dei colori percepiti
➡️ La cosa più sorprendente?
Lo spazio dei colori non è un cubo ordinato: è curvo, morbido, tridimensionale… quasi uno spazio fisico della mente. ⚛️ 5. La frontiera più affascinante: una teoria quantistica della percezione del colore Qui arriva la parte più “wow”. Edoardo Provenzi e Michelle Bertier propongono una lettura quantistica della percezione del colore basata su due idee: 1. Il cervello riceve informazione quantistica La luce che arriva ai nostri occhi è fatta di fotoni.
I fotoni sono particelle quantistiche.
Trasportano qubit, non bit. È possibile che il cervello elabori direttamente questa informazione senza convertirla in un modello classico. 2. La matematica dello spazio dei colori assomiglia a quella della meccanica quantistica Non è una metafora: è proprio uguale per molte proprietà. Risultato?
- la teoria quantistica spiega meglio fenomeni noti
- predice effetti percettivi nuovi, poi verificati sperimentalmente
- crea un parallelismo filosofico inquietante:
👉 Un colore esiste anche quando non lo percepiamo?
👉 Una particella esiste anche quando non la osserviamo?
🎙️ Perché ascoltare questa puntata Perché dopo averla ascoltata:
- guarderai il mondo a colori con occhi diversi
- capirai perché “vedere” è relativo, ma non arbitrario
- scoprirai che la tua percezione è un capolavoro di fisica, biologia e matematica
- ti chiederai cosa significhi davvero “realtà”
🎧 Ascolta l’episodio completo: il colore non è mai stato così scientifico, filosofico e sorprendente.