
Sign up to save your podcasts
Or


In sala d’attesa, durante la mia terapia, c’era una citazione incorniciata di Marsha Linehan. La odiavo, soprattutto per il titolo del libro da cui veniva: “Una vita degna di essere vissuta”. Di degno, allora, nella mia vita non vedevo niente.
In questa puntata parlo di me sul serio: del disturbo borderline che mi era stato diagnosticato da ragazza, dei ricoveri tra i quattordici e i diciotto anni, raccontati con tutta l’autoironia possibile, e di come se ne esce. Con qualche digressione: l’origine della parola “borderline”, la psicologa che ha inventato la cura per un dolore che conosceva da dentro, gli amplificatori che distorcono e l’idea, nata su un traghetto nel 1927, che li ha resi stabili.
In chiusura, Il resto: il brevetto che per nove anni è sembrato una truffa.
Questa puntata parla di salute mentale e di ricoveri psichiatrici. Se state attraversando un momento difficile, potete chiamare il Telefono Amico al 02 2327 2327, tutti i giorni dalle 10 alle 24, oppure il 112 in caso di emergenza.
“Ogni biografia ufficiale è scritta in una lingua senza complementi di termine. Dice cosa hai fatto e tace a chi lo devi.”
Ho letto “Sovvertimento dei sensi” di Stefan Zweig in una notte, e da lì è partito tutto. Niente spoiler, promesso: il libro resta il punto di partenza per andare altrove.
Si parla di maestri che ci hanno cambiato la vita senza comparire da nessuna parte, del perché ci leghiamo di più a chi ci concede attenzione a intermittenza, e di quanta parte del pensiero occidentale ci sia arrivata attraverso gli appunti degli studenti, da Socrate a Saussure. E poi di un titolo che cambia significato a ogni traduzione, e di quello stato d’animo senza nome che resta addosso il giorno dopo una notte di lettura.
In chiusura, Il resto: il teatro di Shakespeare in fiamme e un tetto di paglia che non si voleva arrendere.
Nota tecnica: ho registrato con la febbre e un raffreddore di proporzioni bibliche. Se la voce vi sembra più profonda del solito, è il naso chiuso che si spaccia per intensità.
“C’è un uomo che sta per affogare. È il quinto secolo prima di Cristo, il mare è quello del golfo di Taranto e l’uomo si chiama Ippaso. Secondo la versione più famosa della storia, a buttarlo in acqua sono stati i suoi stessi amici. La sua colpa è aver detto una cosa vera.
Ecco, a quest’uomo ho deciso di dedicare un podcast, che è un modo strano di cominciare, me ne rendo conto. Di solito si parte con un ciao a tutti e un jingle allegro. Io parto con un annegamento, benvenuti.”
Prima puntata, quindi si parte dall’inizio: dal nome. Ippaso era un pitagorico che, secondo la leggenda, scoprì i numeri irrazionali e per questo finì in mare. O forse no, perché la sua storia ha più versioni che certezze.
In questa puntata vi racconto chi era, vi dimostro a voce perché radice di due non si può scrivere come frazione (due minuti, promesso) e vi spiego cosa c’entra tutto questo con un podcast di sproloqui. Con qualche digressione su Pitagora, sulla parola “incommensurabile” e sulle tombe che costruiamo a chi è ancora vivo.
In chiusura, Il resto: il mistero delle fave.
C’è una barista che mi ha visto piangere. Non la conosco, non so il suo nome, non l’ho più rivista. Ma era lì, quel giorno, quando ne avevo bisogno. Mi ha portato un bicchiere d’acqua senza dire niente. E quel gesto, così semplice, è rimasto impresso nella mia memoria più di tante altre cose.
Questo video parla di loro: i testimoni accidentali. Quelle persone che erano presenti in momenti importanti della nostra vita per puro caso. Non perché ci conoscevano, non per scelta, ma semplicemente perché le nostre vite si sono incrociate in quel preciso istante.
Sono comparse che diventano memorie. Sconosciuti che restano impressi. E in questo video esploro perché li ricordiamo, cosa significano per noi, e cosa significa essere noi stessi testimoni accidentali nella vita di qualcun altro.
Perché forse, senza saperlo, ogni giorno possiamo essere quella persona per qualcuno. E quel piccolo gesto - un sorriso, un “ce la fai”, un bicchiere d’acqua - può restare impresso molto più di quanto pensiamo.
Questo è il primo video che doveva essere indirizzato ad un canale YouTube, ma che ho deciso di postare come video qui. Se il formato vi piace, fatemelo sapere - ne arriveranno altri. E nel caso, cercherò di organizzare meglio le prossime riprese, prometto! :)
From the publisher's feed