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Il 2 febbraio 1990, Enrico De Pedis, detto Renatino, viene assassinato in via del Pellegrino, nel centro di Roma. La sua morte segna uno dei capitoli più controversi della storia della Banda della Magliana. Ma che cosa accade dopo l'agguato? Chi sono gli uomini indicati come esecutori materiali? Chi avrebbe ordinato l'omicidio? E quale destino attende i protagonisti di questa vicenda? In questa nuova inchiesta di Italia Mistero ricostruiamo il dopo De Pedis, seguendo le indagini, le testimonianze, le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia e le vicende giudiziarie legate all'omicidio, dalle rivalità interne alla criminalità romana alle ricostruzioni di Antonio Mancini e Vittorio Carnovale. Qualcuno negli apparati dello Stato o nei servizi segreti era a conoscenza dei progetti contro De Pedis? Un viaggio tra vendette, alleanze criminali, processi e interrogativi irrisolti.
Questo video ha scopo puramente informativo e documentaristico. I contenuti riportati si basano su atti processuali, inchieste giornalistiche e fatti storici documentati. Non si intende in alcun modo inneggiare a figure criminali o atti illeciti. Ogni persona citata deve essere considerata innocente rispetto ad accuse non definitivamente accertate.
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Entra nell'archivio riservato di Italia Mistero:👉 Accedi ora: https://creators.spotify.com/pod/profile/italia-mistero/subscribe 🔎🕵️♂️(Sblocca l'archivio su Spotify e le mappe interattive su italiamistero.it)Chi era Ninetta Bagarella e perché la sua storia è inseparabile da quella di Totò Riina? Nel 1971, mentre i Corleonesi consolidavano il proprio impero criminale, la magistratura tentava di colpirli attraverso di lei, ma il tentativo si risolse in un nulla di fatto. Compagna di vita del capo dei Corleonesi e sorella del feroce killer Leoluca Bagarella, Ninetta fu processata nel 1971 per il suo legame organico con il sodalizio mafioso, difendendosi in aula con fredda determinazione e rivendicando esclusivamente il proprio legame sentimentale. Mentre affrontava le aule di giustizia, la fazione corleonese inaugurava la redditizia e spregiudicata stagione dei grandi sequestri di persona — come i casi Vassallo e Cassina —, utilizzati non solo come fonte di enorme liquidità finanziaria, ma anche come arma politica per destabilizzare le famiglie moderate di Cosa Nostra, marginalizzare Gaetano Badalamenti e imporre la supremazia assoluta del terrore.Questo video ha scopo puramente informativo e documentaristico. I contenuti riportati si basano su atti processuali, inchieste giornalistiche e fatti storici documentati. Non si intende in alcun modo inneggiare a figure criminali o atti illeciti.🌐 Sito ufficiale: italiamistero.it📩 Contatti: [email protected]
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Le armi usate per la strage di via Fani erano simili a quelle custodite dalla cosca De Stefano. Una semplice coincidenza o un legame occulto che nessuno ha mai voluto svelare? Negli anni Settanta la 'Ndrangheta calabrese non rappresentava soltanto una forma di criminalità locale, bensì un sistema integrato e invisibile collegato a doppi livelli con la massoneria deviata, gli apparati di sicurezza dello Stato e la politica nazionale. Attraverso il famigerato Summit di Montalto del 1969 nacque la cosiddetta "componente riservata", nota come la Santa, che consentì ai capi storici di dialogare direttamente con i poteri forti. L'inchiesta analizza le rivelazioni del collaboratore di giustizia Antonino Fiume in merito alle mitragliatrici di tipo Scorpion, le ombre sulla presenza di Antonio Nirta durante il sequestro Moro, la strategica alleanza tra i De Stefano e Cosa Nostra, e la sanguinosa prima guerra di 'ndrangheta che spazzò via le vecchie strutture per fare spazio a una modernizzazione criminale spregiudicata e collusa.
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Esiste davvero una regia occulta che unisce Mafia, 'Ndrangheta, Massoneria e Servizi Segreti? E se sì, quale ruolo ha avuto nelle trame del Caso Moro? In questa prima parte dell'inchiesta si analizza la presunta esistenza di una "Cupola delle Cupole", un vertice decisionale segreto in cui le organizzazioni criminali e i poteri deviati dello Stato convergevano. Al centro dell'analisi c'è la figura di Antonio Nirta, detto "Due Nasi", boss di San Luca che secondo le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Saverio Morabito sarebbe stato presente in via Fani la mattina del 16 marzo 1978. Il documentario ricostruisce la pista legata all'anomala chiusura del Bar Olivetti, i traffici di armi riconducibili ai De Stefano, l'analisi antropometrica della foto di via Fani effettuata dai RIS dei Carabinieri che attesta una "discreta compatibilità" con Nirta, la genesi della "Santa" come ponte tra 'Ndrangheta e massoneria coperta, le ombre della sigla Falange Armata e le rivelazioni dei magistrati Federico Cafiero de Raho e Giuseppe Lombardo sulle convergenze fra eversione e criminalità organizzata.
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Chi uccise il procuratore Pietro Scaglione nel 1971? E cosa c'entra la misteriosa scomparsa del giornalista Mauro De Mauro? Totò Riina era davvero la "manina" esecutrice di un patto scellerato tra Cosa Nostra e i poteri occulti romani? Il 5 maggio 1971, il magistrato Pietro Scaglione fu trucidato a Palermo insieme al suo autista Nino D'Agostino. Le intercettazioni ambientali del 2013 hanno svelato le clamorose rivendicazioni dello stesso Riina, che indicava Bernardo Provenzano come uno degli esecutori materiali dell'agguato. L'inchiesta analizza la tesi più complessa e inquietante: l'eliminazione di Scaglione come tassello fondamentale di un disegno eversivo più ampio, strettamente intrecciato al fallito Golpe Borghese, al rapimento di Girolamo Monroy e ai legami inconfessabili tra mafia, neofascismo e apparati dello Stato.
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Il 2 febbraio 1990, nel cuore di Roma, Enrico De Pedis, detto «Renatino», viene assassinato in un agguato in via del Pellegrino, a pochi passi da Campo de' Fiori. È la fine di uno dei personaggi più potenti, discussi e controversi della Banda della Magliana. Chi organizzò l'omicidio di Enrico De Pedis? Perché venne eliminato all'apice del suo potere? E quale ruolo giocò la sanguinosa scia di vendette legata alla morte di Edoardo Toscano? Il documentario ricostruisce la fine di una delle stagioni più oscure della malavita della Capitale: dagli equilibri geopolitici interni al gruppo dei Testaccini fino ai profondi contrasti generati dagli affari finanziari, dalle alleanze con i poteri forti e dalle esecuzioni che, nel volgere di pochi mesi, decimarono i vertici storici dell'organizzazione criminale romana.
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L'8 ottobre 1985 il medico perugino Francesco Narducci scompare nelle acque del lago Trasimeno. Il ritrovamento del suo corpo, avvenuto pochi giorni dopo, apre una vicenda destinata a sollevare interrogativi e controversie giudiziarie per decenni. Questo documentario della serie dedicata al caso Narducci ricostruisce la gestione delle prime indagini da parte della Questura di Perugia, le testimonianze raccolte sul campo, le zone d'ombra investigative e, soprattutto, le circostanze che portarono all'incredibile decisione di non eseguire l'autopsia sul cadavere, bloccando sul nascere l'accertamento della verità. Un'analisi rigorosa sui documenti e sulle decisioni di allora, destinate a legarsi indissolubilmente, molti anni più tardi, ai misteri legati alle inchieste sul Mostro di Firenze.
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All'indomani della sanguinosa scia di Ciaculli del 1963, Cosa Nostra subisce una fase di apparente dissoluzione per poi riorganizzarsi nell'ombra. Nel 1968 prende vita il Triumvirato, un organo di guida provvisoria composto da Gaetano Badalamenti, Stefano Bontate e Luciano Liggio, sebbene quest'ultimo viva in regime di latitanza. Ad agire dietro le quinte in vece di Liggio è un ambizioso Totò Riina, che consolida rapidamente il proprio peso strategico all'interno dei vertici mafiosi. L'inchiesta analizza il delicato snodo del 1970, anno in cui gli ambienti eversivi del Golpe Borghese tentano di coinvolgere Cosa Nostra nel colpo di Stato offrendo in cambio la revisione dei processi: un negoziato complesso che si intreccia indissolubilmente con la misteriosa scomparsa del giornalista Mauro De Mauro, l'omicidio del procuratore Pietro Scaglione e le successive rivelazioni di Tommaso Buscetta e Giuseppe Calderone sui legami sotterranei tra criminalità organizzata ed eversione di destra.
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Il 10 dicembre 1969, in viale Lazio a Palermo, si consuma uno degli agguati più audaci e cruenti della storia criminale italiana. Totò Riina, costretto alla latitanza dopo la scarcerazione e il fallimento del processo di Bari, si inabissa in una clandestinità destinata a durare oltre vent'anni, servendosi della fitta rete di copertura della famiglia Bagarella e della staffetta di Ninetta. Nel frattempo, i Corleonesi orchestrano l'eliminazione di Michele Cavataio, ritenuto il principale responsabile dello scoppio della prima guerra di mafia e della strage di Ciaculli. Un commando d'élite composto da spietati killer provenienti da diverse famiglie, tra cui Bernardo Provenzano e Calogero Bagarella, irrompe negli uffici di viale Lazio in una vera e propria esecuzione militare: Cavataio viene ucciso dopo una furente reazione a fuoco che costa la vita anche agli stessi assalitori, sancendo la definitiva affermazione della forza militare corleonese all'interno della Commissione di Cosa Nostra.
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Il 12 giugno 1969, la Corte d'Assise di Bari emette una sentenza che scuote l'Italia: Luciano Liggio viene assolto da nove omicidi, mentre Totò Riina e altri 59 imputati vengono completamente scagionati. Come è stato possibile che i vertici della mafia corleonese uscissero indenni da un quadro accusatorio così documentato? Il processo di Bari rappresenta uno dei momenti più controversi e bui della storia giudiziaria italiana. L'inchiesta analizza la figura di Luciano Raya, il primo collaboratore che accusò i Corleonesi, e la condotta di Riina negli interrogatori di fronte al giudice Cesare Terranova, contrassegnati da ostinato silenzio e aperta sfida. Il trasferimento del dibattimento in Puglia per legittima suspicione, le pesanti intimidazioni ai danni dei giurati e il clima di terrore culminarono in una clamorosa assoluzione che consentì a Riina di darsi alla fuga nel luglio del 1969, dando inizio a una latitanza record durata ventiquattro anni e sancendo uno dei più gravi fallimenti delle istituzioni nella lotta a Cosa Nostra.
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