«I programmi formativi brevi e mirati stanno diventando alternative valide alla laurea-monolite, perché il lavoro cambia più velocemente di qualsiasi syllabus.»
La vecchia idea di un titolo “terminale” — un sigillo che dura tutta la vita — scricchiola. Le aziende iniziano a leggere i CV alla ricerca di competenze dimostrabili, non di pergamene in bacheca, e l’università è chiamata a reinventarsi: non più stazione di arrivo, ma stazione di servizio continua, dove tornare e rifornirsi di nuove skill. È qui che entra IUL, ateneo digitale nato con un DNA “ learning-first ”: percorsi modulari, micro-credential, mentori che affiancano lo studente in tempo reale e partnership con imprese, pubbliche amministrazioni, centri di ricerca. Un’università che parla la lingua del lavoro di domani, ma non rinuncia al rigore accademico; che scarta le lezioni-monologo e costruisce formati brevi, pratici, certificabili, capaci di sedimentarsi in un portfolio in continua evoluzione.
Con Carlo Medaglia esploriamo come si progetta un’offerta che coniughi autonomia e accompagnamento, perché il valore di una laurea non evapori, ma si arricchisca di badge, esperienze, mentorship; e capiremo perché, nell’era delle macchine intelligenti, la posta in gioco sono proprio quelle doti irriproducibili — creatività, pensiero critico, collaborazione — che l’università ha il compito di coltivare per trasformare, insieme allo studente, anche il tessuto produttivo e la società che lo circonda.