Keration PC | PodCast

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By Giovanni CorredduMusicMusic History
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Keration PC | PodCast episodes

  • Cos’era il maalat?

    Il maalat è un altro termine musicale molto antico. Si ritiene che fosse correlato a un verbo la cui radice ebraica significa “indebolirsi; ammalarsi”. Suggerisce quindi un tono cupo, triste e malinconico, che si armonizzerebbe con il cupo contenuto del testo.

    1 min
  • Cos’è l’Higgaion

    Higgaion è un termine tecnico riferito alla direzione musicale. Questa parola può indicare sia un intermezzo solenne eseguito da un suono profondo di arpa, sia una pausa solenne che favorisce la meditazione.

    È una traslitterazione dell’espressione ebraica higgayohn. Può essere tradotto “espressione dolce”, “meditazione”, “pensieri”, “melodia”, “musica dolce”, “musica risuonante” e “borbotti”. Altri la traducono così: “Accordo”, “arpeggio”, “suono”, “sussurro”.

    Chiaramente è un melodioso suono eseguito con la cetra o con l’arpa.

    1 min
  • COS’È UNA PRESSA?

    La pressa è un apparecchio con cui si applica pressione alla frutta in modo che il liquido naturale venga espulso. Visto che la raccolta delle olive di solito viene dopo quella dell’uva, gli stessi torchi possono essere utilizzati per estrarre sia il succo d’uva che l’olio d’oliva. Naturalmente esistono presse specifiche per le olive.

    Anticamente le presse comuni di solito avevano due cavità poco profonde tagliate di calcare naturale; quella sul livello superiore era collegata da un piccolo canale a quella inferiore. L’uva o le olive venivano calpestate o pigiate nel bacino superiore (anticamente detto gath in ebraico), permettendo ai succhi di fluire dall’alto al basso nella vasca inferiore (chiamata anche yèqev; yeqavìm al plurale). Esistevano anche yèqev singole, utilizzate sia per pigiare l’uva che per raccoglierne il succo. I fondi di queste presse erano più inclinati rispetto a quelle convenzionali a due bacini, per consentire la raccolta del succo all’estremità inferiore. Se la pressa era lunga e stretta, come un trogolo, si chiamava puràh.  In greco il torchio è detto sia lenòs che hypolènion (lett. “vasca per lo strettoio”).

    Durante scavi archeologici condotti in Palestina è stato trovato un antico torchio, il cui bacino superiore misurava 2,4 m (8 piedi) quadrati e 38 cm (15 pollici) di profondità. La vasca più piccola, circa 0,6 m (2 piedi) più bassa, in cui scorreva il succo, era di 1,2 m (4 piedi) quadrati e 0,9 m (3 piedi) di profondità. Un torchio di questo tipo poteva essere usato anche per trebbiare il grano.

    La frantumazione del frutto in queste presse veniva solitamente eseguita a piedi nudi o da pietre pesanti. Da 2 a 7 o più pigiatori lavoravano come una squadra nel torchio. Sopra le teste dei pigiatori c’era una trave da cui si estendevano corde a cui gli uomini potevano aggrapparsi per sostenersi. Gli schizzi del succo erano chiamati “sangue dell’uva” quando macchiavano le vesti dei pigiatori. Anche se era richiesto un duro lavoro, la stagione della pigiatura era di solito un momento di gioia; grida e canti gioiosi aiutavano a mantenere il ritmo durante la pigiatura. Si cantavano canti detti “Ghittit” (i canti dei “torchi”), nome che sembra ricordare località come Gat.

    4 min
  • COS’È IL GIACINTO?

    Il giacinto è una pietra semipreziosa di un blu intense. In greco si chiama hyàkinthos.

    Spesso questa parola è usata per riferirsi al fiore omonimo, perché descrive l’iride blu scuro.

    Il blu giacinto è anche un colore.

    1 min
  • Le viti d’Israele

    L’antico territorio palestinese, quello della nazione d’Israele, è stato descritto come una terra in cui scorrono latte e miele, un paese di frumento e orzo, di viti, fichi, melograni e di olio d’oliva. Secondo la Baker Encyclopedia of Bible Plants, “nell’antica Palestina le viti erano molto abbondanti, infatti, semi d’uva sono stati trovati nella maggior parte, se non in tutti, i siti” su cui sono stati condotti degli scavi.

    Le vigne della Terra Promessa erano così produttive che anche durante la conquista degli eserciti di Nabucodonosor, re di Babilonia, fu registrato un abbondante raccolto di vino e frutti estivi.

    Per produrre una grossa quantità di vino, i contadini israeliti dovevano prendersi diligentemente cura delle loro vigne. Un documento descrive cosa faceva un tipico vignaiolo: scavava il suo appezzamento di terreno collinare e rimuoveva eventuali grosse pietre prima di piantare una vite rossa pregiata.

    Quindi erigeva un muro di pietra, usando le pietre che aveva rimosso dal terreno. Questo muro fungeva da protezione per la sua vigna, evitando che fosse calpestata dal bestiame nonché da volpi, cinghiali e ladri. Inoltre, scavava un torchio e costruiva una torretta da usare per viverci durante la vendemmia. All’interno dell’edificio il clima era fresco. Infatti, nel periodo della vendemmia le viti avevano bisogno di una maggiore protezione. Dopo tutto questo lavoro preliminare, ci si poteva aspettare una buona vendemmia.

    Per garantire un buon raccolto, l’agricoltore potava regolarmente la vite, aumentando la produttività, e zappava il terreno, tenendo a bada erbacce, rovi e spine. Innaffiava la vigna durante i mesi estivi se le piogge primaverili non fornivano sufficiente umidità.

    Il periodo della vendemmia di fine estate era un momento di grande gioia. Non è strano che molti si mettessero a cantare qualche ghittit. Qualcuno pensa che questo termine tecnico musicale significhi “strettoi del vino”, indicando quindi i canti della vendemmia. Anche se l’uva serviva per fare il vino, gli israeliti mangiavano il frutto quando era ancora fresco. Preparavano anche l’uva passa, ovvero essiccavano il frutto, che poi trasformavano in focacce dette schiacciate.

    3 min
  • Ghittit

    Non si cosa significhi questo antico termine musicale. Deriva dalla parola ebraica gath. Qualcuno afferma che indicava melodie e canzoni legate alla produzione del vino, perché gathsi riferisce al torchio.

    1 min
  • Cos’erano i canti funebri detti “shiggayòhn”?

    Visto che la musica esprime i nostri sentimenti, dai pensieri tristi possono scaturire canzoni dette nenie oppure canti funebri.

    Nell’antichità, tuttavia, questa forma di canto era limitato al repertorio della musica degli ebrei.

    Elegie lamentose a volte venivano composte come canti funebri. Un particolare tipo di cantico era lo shiggayòhn. Era una composizione simile a un lamento e indicava un tipo di canzone altamente emotiva con rapidi cambiamenti di ritmo. Nei testi erano presenti elementi che facevano riferimento a pericoli, forti esplosioni emotive, a cui si aggiungevano gocce di gioia relative alla fede in Dio.

    2 min
  • Come combattere i cambiamenti climatici

    Visto che molte parti del mondo stanno affrontando disastri naturali devastanti, è importante ricordare come fare la propria parte per combattere la crisi climatica. Basta anche un piccolo contributo. 

    Dove possibile: 

    • Proteggi sia la tua salute che il clima. 

    • Agisci per ispirare gli altri e segui i seguenti cinque consigli: 

    🚲 Almeno una volta alla settimana recati al lavoro camminando o pedalando. Scegli il trasporto pubblico. 

    ☀ Passa a un fornitore di energia rinnovabile; non riscaldare le stanze oltre i 21,5°C; spegni le luci delle stanze in cui sei assente. 

    🍐 Acquista generi alimentari freschi ed evita cibi e bevande altamente elaborati. 

    🚭 Smetti di consumare tabacco. 

    🛍 Acquista meno plastica; utilizza sacchetti della spesa riciclabili.

    2 min

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