In quel periodo, il re Erode cominciò a maltrattare alcuni della chiesa; e fece uccidere di spada Giacomo, fratello di Giovanni. Vedendo che ciò era gradito ai Giudei, continuò e fece arrestare anche Pietro. Erano i giorni degli Azzimi. Dopo averlo fatto arrestare, lo mise in prigione, affidandolo alla custodia di quattro picchetti di quattro soldati ciascuno; perché voleva farlo comparire davanti al popolo dopo la Pasqua.
(...)
Fattosi giorno, i soldati furono molto agitati, perché non sapevano che cosa fosse avvenuto di Pietro. Erode lo fece cercare e, non avendolo trovato, processò le guardie, e comandò che fossero condotte al supplizio. Poi scese dalla Giudea e soggiornò a Cesarea.
Erode era fortemente irritato contro i Tiri e i Sidoni; ma essi di comune accordo si presentarono a lui; e, guadagnato il favore di Blasto, ciambellano del re, chiesero pace, perché il loro paese riceveva i viveri dal paese del re. Nel giorno fissato, Erode indossò l'abito regale e sedutosi sul trono, tenne loro un pubblico discorso. E il popolo acclamava: «Voce di un dio e non di un uomo!» In quell'istante un angelo del Signore lo colpì, perché non aveva dato la gloria a Dio; e, roso dai vermi, morì.
Intanto la Parola di Dio progrediva e si diffondeva sempre di più.
Barnaba e Saulo, compiuta la loro missione, tornarono da Gerusalemme, prendendo con loro Giovanni detto anche Marco.
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(Atti 12:1-4,18-25 - La Bibbia)
Indice della serie sugli Atti degli apostoli
Gesù è il Cristo, il Messia, il legittimo Re d'Israele, il Re dei Re. Questo è ciò che continuavano a predicare i discepoli di Gesù e quindi non ci stupisce il fatto che questo messaggio possa avere causato una certa tensione con Erode, colui che governava quei territori per conto di Roma.
Sicuramente Erode poteva essere infastidito dal messaggio cristiano che innalzava Gesù come Re dei Giudei che era risorto e che sarebbe tornato per regnare, ma le sue azioni dure nei confronti della chiesa erano probabilmente frutto di un calcolo politico.
I cristiani non stavano certamente fomentando una ribellione ed è difficile pensare che Erode li percepisse come un pericolo reale. Eppure Erode cominciò a maltrattarli facendo addirittura uccidere di spada Giacomo, proprio come se fosse un oppositore del regime. Probabilmente Erode aveva compreso che era in atto una spaccatura interna al Giudaismo e voleva volgere quella situazione a suo vantaggio. Con quell'intervento egli mostrava ai suoi sudditi che il governatore romano non avrebbe tollerato lo sviluppo di movimenti pericolosi che potessero minare le tradizioni giudaiche e questo gli procurò ciò che probabilmente egli sperava, ovvero l'appoggio dei Giudei. Decise quindi di cavalcare il successo facendo arrestare anche Pietro che aveva compreso essere uno dei principali leader. Invece di ucciderlo subito, Erode aveva deciso di aspettare la fine della settimana festiva per poi presentarlo alla folla con un colpo di teatro che gli avrebbe probabilmente fatto conquistare ancora più consensi.
Insomma questo capitolo ci mostra un uomo di potere che , come spesso accade, non si fa alcun scrupolo pur di portare avanti la sua agenda politica. La storia è piena di uomini di questo tipo, Erode non è certo il primo e non sarà neanche l'ultimo, ma raramente Dio interviene in maniera così perentoria. In questo caso sembra proprio che Dio abbia voluto dare un segnale chiaro della sua signoria sulla storia degli uomini.
Tralasciando la parte centrale del capitolo che esamineremo in un prossimo episodio, e che ci illustra il modo in cui Pietro è stato liberato da Dio, notiamo che il capitolo ci mostra proprio la superbia di Erode e la sua conseguente umiliazione.
Il capitolo comincia con un Erode molto sicuro di sé che, senza rendersi conto,