Sono trascorsi quasi vent'anni dal 29 agosto del 1991. Quel giorno, Cosa Nostra decise di chiudere per sempre la bocca a Libero Grassi, l'imprenditore siciliano che aveva deciso di denunciare apertamente il mondo del racket in Sicilia. Tutti negarono, anche le istituzioni, gli imprenditori, i giornalisti collusi. Lasciandolo solo contro il suo destino. Già scritto. Ma forse le sue parole smossero le coscienze, e oggi si segnalano diverse iniziative, ora spontanee ora organizzate, per proseguire la lotta che Libero Grassi aveva cominciato. Nel settembre del 2007, il Presidente di Confindustria Sicilia Ivan Lo Bello, ottiene una vittoria inaspettata: l'approvazione di un codice etico; chi paga il pizzo, o chi non denuncia alle autorità la richiesta di pagarlo, è fuori dall'Associazione. Espulso. E' ancora presto per dire che la Sicilia stia vincendo la battaglia, ma quelli che arrivano da Palermo e dalle altre città oppresse dalla mafia sono segnali che lasciano ben sperare.
Intervengono il Presidente di Confindustria Sicilia Ivan Lo Bello, l'imprenditore e ora Assessore all'Industria Marco Venturi, e il giornalista de Il Sole 24 Ore Nino Amadore, autore insieme a Serena Uccello del libro "L'isola civile", edito da Einaudi.