"Edizione straordinaria!": fino a qualche decennio fa era il richiamo degli strilloni che vendevano i giornali agli angoli delle strade; poi abbiamo iniziato a sentirlo nelle nostre case, quando accompagnava la sigla del telegiornale in caso di notizie particolarmente dirompenti. Oggi, nell'era dell'esplosione dei social, è un'etichetta che non funziona più, perché quasi tutto si presenta come straordinario: dall'uscita del tale videogioco alla dichiarazione dello scienziato di turno, dal fatto di cronaca nera alle reazioni indignate del pubblico davanti a un film. Il che, ovviamente, è un bene, perché ha rotto quella gerarchia del sapere che per troppo tempo ha deciso al posto nostro cosa fosse importante e cosa no. Ma ha anche cambiato radicalmente il giornalismo, rendendo necessaria la creazione di meccanismi sempre più pervasivi per attirare l'attenzione, come per esempio... il titolo! Eppure per millenni i "titoli" non sono nemmeno esistiti: cosa è cambiato? E soprattutto, come combattere la nostra tendenza a ragionare sempre meno sui fatti e sempre più sui titoli?