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Né chi eri. Non ancora chi diventerai.
E quel posto in mezzo — sospeso, senza nome — è una delle posizioni più scomode che esistano per il sistema nervoso.
Perché il tuo sistema nervoso ama la prevedibilità. Sapere chi sei, cosa fai, dove stai andando: sono coordinate che gli dicono “sei al sicuro”. Quando l’identità entra in transizione, quelle coordinate saltano. E il corpo legge l’incertezza come minaccia — non perché stai sbagliando qualcosa, ma perché stai crescendo.
La fatica che senti non è il segnale che ti sei persa. È il costo biologico di stare in uno spazio aperto invece che in una definizione chiusa.
L’ACT lo chiama il sé come processo: non sei un’etichetta fissa da difendere, sei qualcosa che si muove. E l’IFS ci ricorda che, sotto tutte le parti che si agitano quando non sai più chi sei, c’è un centro che resta — il Sé. Quello non è in transizione. Quello sa stare anche quando tutto il resto cambia.
In questo episodio parlo di cosa succede nel sistema nervoso quando l’identità si trasforma, e di come attraversare quel “mezzo” senza fuggire nella prima definizione rassicurante che capita.
Quando ti accorgi di voler chiudere in fretta la domanda “chi sono adesso?”, fermati. Una goccia di Vetiver sui polsi, due respiri lenti, e lascia che la domanda resti aperta ancora un po’. È lì che avviene la trasformazione — non nella risposta, ma nella capacità di stare senza ancora averla.
Ascolta su Spotify — link in bio. 🤍
Se l’episodio ti accompagna, lasciami una stella su Spotify: aiuta altre donne a trovarlo.
By Monia CiocioniNé chi eri. Non ancora chi diventerai.
E quel posto in mezzo — sospeso, senza nome — è una delle posizioni più scomode che esistano per il sistema nervoso.
Perché il tuo sistema nervoso ama la prevedibilità. Sapere chi sei, cosa fai, dove stai andando: sono coordinate che gli dicono “sei al sicuro”. Quando l’identità entra in transizione, quelle coordinate saltano. E il corpo legge l’incertezza come minaccia — non perché stai sbagliando qualcosa, ma perché stai crescendo.
La fatica che senti non è il segnale che ti sei persa. È il costo biologico di stare in uno spazio aperto invece che in una definizione chiusa.
L’ACT lo chiama il sé come processo: non sei un’etichetta fissa da difendere, sei qualcosa che si muove. E l’IFS ci ricorda che, sotto tutte le parti che si agitano quando non sai più chi sei, c’è un centro che resta — il Sé. Quello non è in transizione. Quello sa stare anche quando tutto il resto cambia.
In questo episodio parlo di cosa succede nel sistema nervoso quando l’identità si trasforma, e di come attraversare quel “mezzo” senza fuggire nella prima definizione rassicurante che capita.
Quando ti accorgi di voler chiudere in fretta la domanda “chi sono adesso?”, fermati. Una goccia di Vetiver sui polsi, due respiri lenti, e lascia che la domanda resti aperta ancora un po’. È lì che avviene la trasformazione — non nella risposta, ma nella capacità di stare senza ancora averla.
Ascolta su Spotify — link in bio. 🤍
Se l’episodio ti accompagna, lasciami una stella su Spotify: aiuta altre donne a trovarlo.