Mettere in evidenza quasi senza volerlo le contraddizioni del potere di Vučić – e di tutti i poteri al governo attualmente – non significa accettare relazioni: il mondo degli studenti serbi e dei loro solidali non ha più nulla da spartire con le parole del presidente e dei suoi sempre più ridotti servi, che descrivono un mondo falso, corrotto e discriminante; e allo stesso modo le narrazioni dell’incapace opposizione non fanno parte dell’universo di interessi studentesco. E anche la stragrande dei giornalisti che raccontano gli eventi sono, come sempre in questi casi, avulsi da una realtà che non vogliono comprendere e non raccontano alla Serbia profonda le violenze che le guardie e gli hooligans al soldo di Vučić perpetrano dall’inizio delle proteste.
Abbiamo voluto riprendere il discorso con Tatjana Đorđević per evidenziare il potenziale di un Movimento senza padrini, né padroni e che si aggiunge ai molti movimenti che la Generazione Za ha innescato per manifestare il suo disagio nei confronti del potere che le sta distruggendo il futuro e il presente.
Nel weekend precedente a questo c’è stata una grande marcia e un imponente blocco dei ponti a Novi Sad, l’estensione della protesta ai pensionati, collegando le generazioni con nuovi ponti che travalicano il tempo e portano a compimento la lotta contro il regime assassino di Milošević che non riuscì 25 anni fa a liberarsi del cancro nazionalista, perché è difficile la transizione dal comunismo a un sistema senza leader o partito unico, mentre il Movimento del 2025 ha buone probabilità di scuotersi di dosso l’attuale oscurantismo scaltro, facendo speriamo da modello per il resto d’Europa. Il legame tra i due momenti della storia serba è ancora più evidente se si ripensa alla marcia che gli studenti di Novi Sad fecero negli anni Novanta andando al contrario nella capitale e la primavera serba risale all’ottobre 2000, questo è un movimento che non può essere ricondotto a rivoluzioni arancioni o a filoatlantismo d’accatto (che possiede ancora meno appeal con la svolta autoritaria trumpista e comunque alla Europa di von der Layen fa comodo il regime, come a quello cinese).