Era il settembre 1897 quando in tutto il Primiero si diffuse la notizia dell'uccisione di un grosso orso nella zona di Vederna. Era stato il famoso cacciatore Giuseppe Obber, detto il Conte, con il suo compare Vigilio di Transacqua, a portare trionfalmente su uno slittone tirato da due contadini la carcassa del plantigrado, per la quale reclamava la taglia come prescritto dal governo austroungarico. Ma da trionfo, l'episodio si tramutò in angoscia, perché il Capitano distrettuale, interrogati i due, colse le contraddizioni del loro racconto e li fece mettere in cella in attesa di processo. L'orso, sosteneva l'accusa, era già morto quando il Conte e Vigilio lo avevano recuperato. Ed avevano inscenato la caccia proprio per avere il premio. Come andò a finire? Rileggiamo le cronache del tempo, con la voce di Valerio Bazzanella, secondo il resoconto di don Lorenzo Felicetti, novellatore dell'epoca, che intervistò un testimone diretto incaricato della relazione al giudice. Fra bracconaggio, ipotesi di avvelenamento con i "bocconi" e lacci di frodo, allora come oggi, per gli orsi la vita non era facile.