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La guerra è un videgioco


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In questo episodio esploriamo il confine sempre più sottile tra il controller delle nostre console e il grilletto sul campo di battaglia. Non parliamo solo di videogiochi, ma di una vera e propria configurazione sistemica: il Complesso Militare-Intrattenimento (MEC).

Analizzeremo come la cultura videoludica sia stata trasformata in uno strumento di militarizzazione sociale, dove il soldato in servizio diventa un "player-recruiter" su piattaforme come Twitch per connettersi emotivamente con le generazioni Gen Z e Alpha. Ma qual è il prezzo di questa immersione?


  • Il Realismo Selettivo: Perché titoli come America’s Army o Call of Duty investono milioni nel rendering ossessivo della balistica e dei suoni delle armi, ma omettono sistematicamente la sofferenza civile e i traumi post-bellici?

  • L'Estetica della Guerra "Pulita": Come la tecnologia trasforma il conflitto in un'operazione di efficienza tecnica, dove la violenza è ridotta a punteggi e la morte viene "igienizzata".

  • L'Erosione dell'Empatia: I dati inquietanti degli studi fMRI che mostrano come l'esposizione prolungata a simulazioni belliche possa ridurre l'attività cerebrale legata all'empatia verso il dolore altrui.

  • Propaganda e TikTok: Dalla "domesticazione" della guerra attraverso video virali di soldati in trincea allo spettacolo neo-futurista delle esplosioni a ritmo di musica.

    Concluderemo con una riflessione necessaria sulla decodifica critica: è tempo di ricordare la differenza fondamentale tra la logica reversibile di un videogioco, dove esiste sempre un tasto "reboot", e la realtà irreversibile della guerra, dove non è possibile ricominciare la partita.


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NetTalkBy Vassallo Roberto