(Testo di riferimento: Matteo 13,1-23 - La Bibbia)
Come si sarebbe sviluppato il regno dei cieli? Fino a quel momento tutti i Giudei avevano aspettato un regno che si sarebbe manifestato in modo dirompente con la venuta del grande Re, il Messia, il quale avrebbe liberato Israele dai nemici e avrebbe instaurato il suo regno, il regno dei cieli, quello in cui è Dio a governare sulla terra in modo visibile.
Nel capitolo 13 di Matteo abbiamo il terzo dei cinque grandi discorsi di Gesù che troviamo in questo vangelo. Questo terzo discorso è interamente dedicato a parabole che riguardano il regno dei cieli e il suo sviluppo. Come vedremo, il piano che Gesù illustrerà in queste parabole era completamente diverso da ciò che i suoi ascoltatori si sarebbero aspettati.
Cominciamo a parlarne in questo trentesimo episodio della serie sul vangelo di Matteo, leggendo insieme la parabola del seminatore.
In quel giorno Gesù, uscito di casa, si mise a sedere presso il mare; e una grande folla si radunò intorno a lui; cosicché egli, salito su una barca, vi sedette; e tutta la folla stava sulla riva. Egli insegnò loro molte cose in parabole, dicendo... (Matteo 13:1-3)
Prima di proseguire, voglio fare una premessa.
Credo sia abbastanza ovvio che nei vangeli troviamo dei riassunti dei sermoni di Gesù, anche perché Gesù parlava intere giornate e i vangeli sarebbero molto più lunghi se i suoi discorsi fossero riportati integralmente. Inoltre, come è logico aspettarsi, egli ripeteva anche i medesimi insegnamenti in località diverse, a volte con parole diverse, il che spiega anche la varietà di alcuni detti di Gesù tra i vari vangeli.
Nel capitolo 13, Matteo riassume l'insegnamento di Gesù sul regno dei cieli raccogliendo insieme alcune parabole illustrative, molte delle quali probabilmente oggetto di insegnamento di Gesù nella medesima giornata.
In questo episodio ci concentreremo sulla parabola più conosciuta dell'intero gruppo di parabole, ovvero quella del seminatore e dei diversi terreni.
«Il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte del seme cadde lungo la strada; gli uccelli vennero e la mangiarono. Un'altra cadde in luoghi rocciosi dove non aveva molta terra; e subito spuntò, perché non aveva terreno profondo; ma, levatosi il sole, fu bruciata; e, non avendo radice, inaridì. Un'altra cadde tra le spine; e le spine crebbero e la soffocarono. Un'altra cadde nella buona terra e portò frutto, dando il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi oda». (Matteo 13,4-9)
Questa è la parabola del seminatore. Nulla di difficile da capire se ci si ferma al suo significato letterale, infatti le problematiche spiegate da Gesù erano ben note a tutti coloro che avevano un minimo di conoscenze in campo agricolo. Quando si seminava occorreva prestare attenzione a dove finiva il seme perché finisse in buona terra e non fosse sprecato. E quindi? Gesù era preoccupato perché pensava che i suoi ascoltatori non sapessero queste cose? Voleva dare loro dei consigli affinché essi aumentassero la loro produttività agricola?
I discepoli di Gesù si rendevano conto del problema. La parabola rischiava di lasciare indifferenti gli ascoltatori di Gesù, proprio perché sembrava non aggiungere nulla alla loro conoscenza. Perché invece non parlava loro in modo chiaro?
Vediamo cosa rispose Gesù:
Allora i discepoli si avvicinarono e gli dissero: «Perché parli loro in parabole?» Egli rispose loro: «Perché a voi è dato di conoscere i misteri del regno dei cieli; ma a loro non è dato. Perché a chiunque ha sarà dato,