Non voglio che ignoriate, fratelli, che molte volte mi sono proposto di recarmi da voi (ma finora ne sono stato impedito) per avere qualche frutto anche tra di voi, come fra le altre nazioni. Io sono debitore verso i Greci come verso i barbari, verso i sapienti come verso gli ignoranti; così, per quanto dipende da me, sono pronto ad annunciare il vangelo anche a voi che siete a Roma. Infatti non mi vergogno del vangelo; perché esso è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede; del Giudeo prima e poi del Greco; poiché in esso la giustizia di Dio è rivelata da fede a fede, com'è scritto: «Il giusto per fede vivrà».
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(Romani 1:13-17 - La Bibbia)
Indice della serie sulla Lettera ai Romani
Perché i cristiani investono tempo, soldi ed energie nel portare il vangelo agli altri? Perché non tengono per loro la fede? Perché vogliono convincere altri ad abbracciare le loro idee? Che guadagno ne hanno?
Purtroppo non possiamo escludere che, sotto il cappello del cristianesimo, ci siano individui mossi da interessi diversi, ma ogni vero discepolo di Gesù, ogni vero cristiano, evangelizza non con lo scopo di fare propaganda alla propria particolare denominazione religiosa ma con lo scopo di offrire la salvezza al prossimo perché, come Paolo ci ha ricordato in questo brano, il vangelo è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede.
Paolo non vedeva l'ora di andare a Roma per predicare il vangelo ed era dispiaciuto per non esserci ancora riuscito a causa di diversi impedimenti.
È vero che il vangelo era già arrivato a Roma, tuttavia c'era ancora un grande lavoro da fare perché i cristiani erano davvero pochi in una città tanto grande, quindi Paolo era pronto a lavorare anche lì, per avere qualche frutto anche a Roma così come era avvenuto nelle altre nazioni .
Il frutto che Paolo cercava non era certamente un tornaconto personale, ma la salvezza delle persone. Salvezza da cosa? Perché l'umanità ha bisogno di salvezza? Provo a illustrare il concetto con un'analogia. Se tu avessi un antidoto per un veleno che sta uccidendo i tuoi parenti, i tuoi amici, i tuoi colleghi, i tuoi vicini di casa, i tuoi concittadini, non ti sentiresti in dovere di condividerlo con tutti loro? Ecco, Paolo sapeva che il peccato aveva avvelenato questo mondo introducendo morte e corruzione e sapeva che l'unico antidoto efficace era la buona notizia inerente Gesù che poteva cambiare la vita delle persone permettendo loro di essere riconciliati con Dio e di avere vita eterna. Ecco perché egli si sentiva in debito verso tutti, nessuno escluso.
Paolo non aveva nulla da vergognarsi, anzi era fiero di poter svolgere il compito di araldo del Re dei Re che il Signore gli aveva affidato, annunciando che c'era speranza, che gli uomini non devono rassegnarsi alla morte ma possono anelare alla vita eterna!
Gesù è il Messia che era stato promesso ad Israele, quindi comprendiamo perché Paolo utilizza l'espressione "del Giudeo prima e poi del Greco", un'espressione che ritroveremo nel resto della lettera. I Giudei erano i recipienti naturali del messaggio del vangelo perché essi avevano le scritture, la rivelazione di Dio, il compito di far conoscere Dio alle altre nazioni, non a caso Paolo si recava sempre prima nelle sinagoghe ad annunciare il vangelo ai suoi connazionali quando si recava in una nuova città. Tuttavia, la salvezza in Gesù si estendeva ad ogni essere umano perché Dio è il creatore di tutti ed è ovviamente "anche il Dio degli altri popoli" (Ro 3:29). Tutti, Giudei e greci, sapienti o ignoranti, hanno bisogno di ascoltare la buona notizia affinché abbiano...