Oggi in Cristo

La storia è maestra di vita


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Egli rispose:
«Fratelli e padri, ascoltate. Il Dio della gloria apparve ad Abraamo, nostro padre, mentr'egli era in Mesopotamia, prima che si stabilisse in Carran, e gli disse: "Esci dal tuo paese e dal tuo parentado, e va' nel paese che io ti mostrerò". Allora egli lasciò il paese dei Caldei, e andò ad abitare in Carran; e di là, dopo che suo padre morì, Dio lo fece venire in questo paese, che ora voi abitate.
In esso però non gli diede in proprietà neppure un palmo di terra, ma gli promise di darla in possesso a lui e alla sua discendenza dopo di lui, quando egli non aveva ancora nessun figlio. Dio parlò così: "La sua discendenza soggiornerà in terra straniera, e sarà ridotta in schiavitù e maltrattata per quattrocento anni. Ma io giudicherò la nazione che avranno servita", disse Dio; "e dopo questo essi partiranno e mi renderanno il loro culto in questo luogo". Poi gli diede il patto della circoncisione; così Abraamo, dopo aver generato Isacco, lo circoncise l'ottavo giorno; e Isacco generò Giacobbe, e Giacobbe i dodici patriarchi.
I patriarchi, portando invidia a Giuseppe, lo vendettero, perché fosse condotto in Egitto; ma Dio era con lui, e lo liberò da ogni sua tribolazione, e gli diede sapienza e grazia davanti al faraone, re d'Egitto, che lo costituì governatore dell'Egitto e di tutta la sua casa.
Sopraggiunse poi una carestia in tutto l'Egitto e in Canaan; l'angoscia era grande, e i nostri padri non trovavano viveri. Giacobbe, saputo che in Egitto c'era grano, vi mandò una prima volta i nostri padri. La seconda volta, Giuseppe fu riconosciuto dai suoi fratelli, e così il faraone venne a sapere di che stirpe fosse Giuseppe. Poi Giuseppe mandò a chiamare suo padre Giacobbe e tutta la sua parentela, composta di settantacinque persone. Giacobbe discese in Egitto, dove morirono lui e i nostri padri; poi furono trasportati a Sichem, e deposti nel sepolcro che Abraamo aveva comprato con una somma di denaro dai figli di Emmor in Sichem.
Mentre si avvicinava il tempo del compimento della promessa fatta da Dio ad Abraamo, il popolo crebbe e si moltiplicò in Egitto, finché sorse sull'Egitto un altro re, che non sapeva nulla di Giuseppe. Costui, procedendo con astuzia contro il nostro popolo, maltrattò i nostri padri, fino a costringerli ad abbandonare i loro bambini, perché non fossero lasciati in vita.
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(Atti 7:2-19 - La Bibbia)
Indice della serie sugli Atti degli apostoli
A volte penso ai cristiani sparsi per il mondo che vengono perseguitati a causa della loro fede. Essi potrebbero rinnegare la loro fede per salvarsi la vita, eppure preferiscono onorare il loro Dio facendosi uccidere pur di non rinnegarlo.

Sarei in grado di fare una cosa simile? No, non con le mie forze, ma lo Spirito Santo è in grado di fare ciò che io non posso fare ed egli mi fortificherà nel momento in cui mi dovessi trovare in una situazione del genere, proprio come fece con Stefano quel giorno davanti al sinedrio.

Le accuse ricevute erano gravi, false ma gravi. Una persona intelligente come Stefano aveva sicuramente capito che, se le accuse di blasfemia fossero state confermate, egli non avrebbe evitato la pena di morte. Ma il Signore gli diede il coraggio di non badare alle conseguenze e di dire esattamente ciò che era necessario.

Egli avrebbe potuto approfittare per parlare di Gesù il Messia risorto come aveva fatto Pietro nel sinedrio prima di lui (At 4:8-12) e avrebbe potuto spiegare che c'era stato un equivoco e che il suo scopo non era certamente quello di essere blasfemo. Ma Stefano, guidato dal Signore, scelse di saltare quella fase e di arrivare direttamente al nocciolo della questione. Stefano sapeva cosa era accaduto a Gesù prima di lui di fronte al sinedrio e sapeva che tutti i segni e prodigi fatti da Gesù non erano serviti a fare cambiare idea a quegli uomini.
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Oggi in CristoBy Omar Stroppiana