A cadenza regolare, l’opinione pubblica è costretta a fare i conti con il costo umano del proprio, cosiddetto, “progresso”, che passa quasi sempre dallo sfruttamento di specifiche aree geografiche. È il caso del Congo dove si estraggono grandi quantità di cobalto e coltan, materiali che servono per produrre le componenti di cellulari, computer e anche batterie per auto elettriche. Un business fiorente, la cui richiesta aumenta a dismisura, concorrendo allo sfruttamento di donne, uomini e bambini, vittime delle milizie che non si fanno scrupoli a ricorrere alla violenza. Facciamo il punto con il giornalista Matteo Giusti.