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Il brano che avete appena ascoltato è tratto da «La tirannosaura rosa», una deliziosa fiaba di Alessandro Niero, illustrata da Emanuele Benetti e appena uscita per l'editore Caissa Italia. Violetta, una cucciola di tirannosauro, è nata diversa; no, diciamo meglio, sarebbe nata uguale, e dunque di colore verde, e poi sarebbe diventata rosa come tutto grazie al morsetto di Rosalba, la regina del paese di Rosemburgo, che però non va a segno perché ha sbagliato a scegliere la… chiappetta da mordere (sinistra anziché destra) con il suo dente da vampira oppressiva e monomaniaca. Così, in questo regno dove tutto deve uniformarsi, a Violetta non serve neanche usare il filino rosa, «appena appena più scuro di tutto il resto» che è necessario per poter distinguere ogni cosa dall'altra. Ciò che invece le è veramente indispensabile – come avete sentito – è l'unguento del padre farmacista.
Che vita dura quella di Violetta, ma in fondo è dura per tutti i sudditi della dispotica Rosalba, che pure, gioco forza, si sono dovuti omologare.
La fiaba si regge su un contrasto netto tra la morbidezza del colore, da sempre sinonimo di romanticismo e tenerezza, e la inflessibilità del comando. Il rosa confetto, infatti, diviene il simbolo della dittatura perfetta. «Pink is ugly», potremmo dire, e il verde, il colore della vita stessa, diviene il nemico numero uno.
Incantevoli anche i giochi di parole con la parola “rosa” e lo stile arioso e leggero in una fiaba moderna, ricca di temi sociali e di grande attualità.
Chi insomma, la spunterà alla fine,? Non resta che leggere la fiaba. Se il rosa è diventato una prigione, riuscirà la verità del verde (e di tutti gli altri colori) a riemergere e a ripristinare l'equilibrio? Chissà…
I bambini, invece, hanno, per fortuna, una possibilità di scelta: possono liberare subito il loro verde. Basta dare loro un foglio bianco e chiedere di disegnare un nuovo habitat per i saurini sfortunati.
I bambini sì, che sanno vedere e creare il mondo a colori e magari anche a pois.
By Susanna NugnesIl brano che avete appena ascoltato è tratto da «La tirannosaura rosa», una deliziosa fiaba di Alessandro Niero, illustrata da Emanuele Benetti e appena uscita per l'editore Caissa Italia. Violetta, una cucciola di tirannosauro, è nata diversa; no, diciamo meglio, sarebbe nata uguale, e dunque di colore verde, e poi sarebbe diventata rosa come tutto grazie al morsetto di Rosalba, la regina del paese di Rosemburgo, che però non va a segno perché ha sbagliato a scegliere la… chiappetta da mordere (sinistra anziché destra) con il suo dente da vampira oppressiva e monomaniaca. Così, in questo regno dove tutto deve uniformarsi, a Violetta non serve neanche usare il filino rosa, «appena appena più scuro di tutto il resto» che è necessario per poter distinguere ogni cosa dall'altra. Ciò che invece le è veramente indispensabile – come avete sentito – è l'unguento del padre farmacista.
Che vita dura quella di Violetta, ma in fondo è dura per tutti i sudditi della dispotica Rosalba, che pure, gioco forza, si sono dovuti omologare.
La fiaba si regge su un contrasto netto tra la morbidezza del colore, da sempre sinonimo di romanticismo e tenerezza, e la inflessibilità del comando. Il rosa confetto, infatti, diviene il simbolo della dittatura perfetta. «Pink is ugly», potremmo dire, e il verde, il colore della vita stessa, diviene il nemico numero uno.
Incantevoli anche i giochi di parole con la parola “rosa” e lo stile arioso e leggero in una fiaba moderna, ricca di temi sociali e di grande attualità.
Chi insomma, la spunterà alla fine,? Non resta che leggere la fiaba. Se il rosa è diventato una prigione, riuscirà la verità del verde (e di tutti gli altri colori) a riemergere e a ripristinare l'equilibrio? Chissà…
I bambini, invece, hanno, per fortuna, una possibilità di scelta: possono liberare subito il loro verde. Basta dare loro un foglio bianco e chiedere di disegnare un nuovo habitat per i saurini sfortunati.
I bambini sì, che sanno vedere e creare il mondo a colori e magari anche a pois.