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«Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiuolo. Ogni tralcio che in me non dà frutto, lo toglie via; e ogni tralcio che dà frutto, lo pota affinché ne dia di più. Voi siete già puri a causa della parola che vi ho annunciata. Dimorate in me, e io dimorerò in voi. Come il tralcio non può da sé dare frutto se non rimane nella vite, così neppure voi, se non dimorate in me. Io sono la vite, voi siete i tralci. Colui che dimora in me e nel quale io dimoro, porta molto frutto; perché senza di me non potete fare nulla. Se uno non dimora in me, è gettato via come il tralcio, e si secca; questi tralci si raccolgono, si gettano nel fuoco e si bruciano. Se dimorate in me e le mie parole dimorano in voi, domandate quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto, così sarete miei discepoli.
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(Giovanni 15:1-8 – La Bibbia)
La natura offre sempre spunti interessanti per chi la osserva. Gesù conosceva bene la natura, essendo parte della sua creazione, e sapeva scegliere bellissime illustrazioni tratte da essa. La figura della vigna era un’immagine conosciuta ai suoi interlocutori perché nelle scritture era stata utilizzata più volte per illustrare la relazione tra Dio e il suo popolo Israele.
In particolare in Isaia 5, il Signore dichiarò di aver fatto tutto il possibile affinché la sua vigna, Israele, portasse frutto ma il frutto raccolto non era stato buono. Di conseguenza Dio non avrebbe potuto fare altro che abbandonare la vigna e lasciarla in balìa di rovi e spine (Isaia 5:6). È proprio ciò che accadde quando Gerusalemme, la capitale di Giuda, cadde nel 586 a.c. ad opera di Babilonia seguendo lo stesso destino della capitale del regno del nord Samaria caduta nel 722 a.c. ad opera degli Assiri.
Tuttavia Dio nella sua grazia aveva lasciato un residuo e, nei secoli precedenti la venuta di Gesù, Gerusalemme era stata di nuovo ricostruita e abitata.
La vigna del Signore questa volta avrebbe portato frutto oppure no? Con le parole che abbiamo appena letto Gesù rispose affermativamente a questa domanda. Infatti, a differenza delle illustrazioni tratte dall’antico testamento, tra il vignaiuolo (il Padre) e la vigna (Israele), Gesù pone sé stesso. Questo cambia non poco le cose. Infatti se Gesù è la vite, è impossibile che la vigna non porti frutto come era stato nel passato.
Tuttavia potrebbero esserci dei tralci che non portano frutto e Gesù fu molto chiaro in proposito: quei tralci saranno rimossi affinché la vigna continui a portare frutto attraverso i tralci in salute.
I discepoli di Gesù e i loro connazionali Israeliti dovevano quindi realizzare che con la venuta del Messia Gesù l’unica possibilità che avevano di continuare a far parte della vigna del Signore era quella di rimanere attaccati alla vite, ovvero al Messia stesso! Con la venuta di Gesù il piano di Dio era entrato nella sua fase cruciale.