Ospite di questa puntata del nostro podcast è il Professor Matteo Cameli, direttore della Scuola di Specializzazione di Cardiologia presso l'Università di Siena Policlinico Le Scotte.
Il topic del suo intervento è l'iperaldosteronismo nei pazienti ipertesi.
Quale è la prevalenza di questa patologia? Dalle ultime stime, si calcola che circa un paziente iperteso su sei possa essere affetto da iperaldosteronismo. Riconoscere un paziente con tale patologia è fondamentale, perché a parità di controllo pressorio questi pazienti, confrontati come soggetti di una ipertensione essenziale, hanno un maggior rischio netto sia di incorrere in ictus cerebrale,nell' infarto dell' endocardio, nello scompenso cardiaco e nella fibrillazione atriale.
Quali test eseguire per effettuare lo screening precoce del problema? Il test principale è il dosaggio dei valori plasmatici di aldosterone e renina e l'analisi del loro rapporto. Queste indagini sono sufficienti per poter porre un primo dubbio di iperaldosteronismo: se questo sarà confermato ovviamente il paziente dovrà essere inviato a un centro di riferimento, un centro di gestione dell'ipertensione territoriale o un centro di endocrinologia, in cui se la diagnosi preliminare verrà confermata, poi verranno eseguiti i test di imaging (ecografia, risonanza, TAC) per valutare a livello surrenale se presenti un adenoma, un'iperplasia surrenale bilaterale e quindi avviare il trattamento terapeutico.
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