Da cittadino italiano all’estero, ma prima ancora da italiano, il Giorno del Ricordo per me è una vera prova di maturità democratica.
Ricordare non significa schierarsi, non significa usare la storia come un’arma politica. Significa avere il coraggio di guardare il dolore negli occhi, anche quando è scomodo, anche quando per anni è stato nascosto sotto il tappeto del silenzio.
Le foibe e l’esodo giuliano-dalmata ci ricordano una verità semplice e durissima: l’odio ideologico, quando prende il sopravvento, cancella l’umanità. Le vittime non hanno colore politico. Hanno nomi, volti, famiglie spezzate.
In questo episodio parliamo di memoria da custodire con sobrietà, senza urla e senza strumentalizzazioni, ma anche senza paura. Del dovere delle istituzioni e delle comunità all’estero di trasmettere questa storia alle nuove generazioni.
Perché senza memoria non c’è verità.
E senza verità non c’è futuro.
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