Omaggio a Domenico Morizzi
Una voce che ha dato voce a tutti noi
Ci sono persone che non scompaiono davvero, perché la loro vita ha attraversato quella di un’intera comunità.
Domenico Morizzi era una di queste.
Quando è arrivata la notizia della sua scomparsa, il primo sentimento non è stato solo dolore, ma riconoscenza. Riconoscenza per un uomo che, con penna elegante e schiena dritta, ha raccontato per decenni la storia degli italiani in Australia. Non una storia fatta di numeri o statistiche, ma di volti, famiglie, sacrifici, partenze, speranze e seconde possibilità.
Morizzi non è stato soltanto un giornalista.
È stato un custode della memoria collettiva, un ponte tra generazioni, un archivio vivente della nostra identità di emigrati.
La sua voce – pacata ma incrollabile – ha accompagnato momenti difficili, svolte politiche, cambiamenti sociali e traguardi culturali, sempre con un profondo senso di responsabilità civica.
La sua Calabria era nel cuore, ma la sua patria era diventata la comunità italiana d’Australia.
Nelle pagine de La Fiamma, Morizzi non cercava protagonismo: cercava verità, comprensione, dialogo.
Ha difeso l’informazione come servizio pubblico, come luogo di incontro e confronto, come casa aperta per chi arrivava per la prima volta e per chi era già qui da generazioni.
La sua professionalità discreta, il suo rigore, la sua gentilezza feroce – mai ostentata, sempre esercitata – hanno insegnato più di tante lezioni accademiche su cosa voglia dire essere davvero giornalisti: esserci, ascoltare, capire, raccontare.
Dietro al direttore c’era l’uomo.
Un marito devoto, un padre attento, un amico prezioso, un cittadino che credeva profondamente nella dignità della vita quotidiana, nelle relazioni umane e nell’obbligo morale di lasciare il mondo un po’ migliore di come lo si è trovato.
Oggi la comunità italiana perde una voce autorevole.
Ma non perde ciò che quella voce ha costruito.
Le sue parole rimarranno nei ritagli di giornale, nelle biblioteche delle famiglie, nelle conversazioni dei nostri anziani, nelle radici dei nostri giovani.
E soprattutto rimarrà quel suo modo di essere: sobrio, autentico, impegnato.
Un esempio raro, una bussola per chi crede ancora nella forza della verità e dell’etica del racconto.
A Domenico Morizzi va il grazie di tutti noi:
di chi ha letto, di chi ha imparato, di chi è stato capito grazie a lui,
e anche di chi non lo ha mai conosciuto di persona ma ha respirato, attraverso le sue parole, quel senso di casa che la diaspora italiana cerca ogni giorno.
Che la terra gli sia lieve.
E che la sua eredità continui a vivere nel cuore – e nelle pagine – di chi crede che il giornalismo sia, prima di tutto, un atto di amore verso la comunità.
Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/ventunesima-regione--4532453/support.