L'armonica pop

L'armonica pop

By Giulio PiccioliniMusic
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L'armonica pop episodes

  • Blowin' In The Wind
    Blowin' in the Wind (Sta soffiando nel vento) di Bob Dylan è un inno più che una canzone. Scritta nel 1963 e pubblicata in un album dal titolo Bob Dylan a ruota libera (The Freewheeling Bob Dylan) ha accompagnato le battaglie fondamentali per i diritti civili e delle proteste contro la guerra degli anni Sessanta e Settanta.
    Ma cosa sta soffiando nel vento? Mah, la risposta, forse, alle solite maledette domande esistenziali, solo che - come il vento - la risposta svanisce prima di poter essere afferrata.

    Si dice che la prima versione della canzone, quella del 1962, avesse due strofe. La terza, Dylan la scrisse l’anno dopo prima di pubblicare l’Album e la collocò in mezzo alle altre. Contiene un paio di versi che mi son sempre piaciuti
    Yes, and how many times can a man turn his head
    And pretend that he just doesn't see?
    Sì, e quante volte un uomo può girare la testa
    E far finta di non vedere?

    Frase inquietante per chiunque

    Eseguo Blowin' in the Wind con un’armonica diatonica in RE, su una base della Karaoke Channell. Canto la seconda strofa, ovviamente.
    5 min
  • At Last
    At last è un romanticissimo pezzo del 1941, un classico da matrimoni, scritto per la commedia musicale Sun Valley Serenade.
    Inciso originariamente dall’orchestra di Glenn Miller, fu ri-arrangiato meravigliosamente vent’anni dopo in uno strepitoso R&B portato al successo nel 1960 dalla cantante Etta James.
    Da allora si sono succedute innumerevoli versioni tra cui ne ricordiamo una - una cover memorabile - di Aretha Franklin del 2014.

    Dicevamo che è un classico da matrimoni, ma non solo: Barack e Michelle Obama lo ballarono nella cerimonia di inaugurazione della Presidenza del 2009, cantata per l’occasione da Beyoncé.

    At last, my love has come along
    My lonely days are over
    And life is like a song

    Eseguo At last  in una versione strumentale su una base di violini, con un'armonica Blues Harp della Hohner in SI BEMOLLE. Al sax alto, che porta la melodia principale, my brother Carlo.
    5 min
  • I Just Called To Say That I Love You
    "I Just Called to Say I Love You" (Ti ho appena chiamato per dirti ti amo) di Stevie Wonder è stata scritta nel 1984 per la colonna sonora del film The Woman in Red, che racconta di un uomo di mezza età felicemente sposato che vive una vita ordinaria fino a quando non vede una bellissima donna vestita di rosso…
    Premio Oscar per la Miglior Canzone Originale, I Just Called to Say I Love You elenca i giorni e le occasioni che non ritornano e che non sono legate a ricorrenze importanti

    Nessuna festa di Capodanno
    Nessun primo giorno di primavera,
    ecco solo un altro giorno qualunque
    per chiamarti e dirti “ti amo”
    dal profondo del mio cuore

    Stevie Wonder sviluppa I Just Called to Say I Love You - solo apparentemente semplice - su tre tonalità: Db, D e Eb per cui utilizzerò tre armoniche, una cromatica e due diatoniche tra cui una Suzuki Manji M-20, ccompagnato da una base pubblicata dal canale YouTube Stingray Karaoke
    7 min
  • Sognami
    "Sognami" di Biagio Antonacci è un tango, un tango sull'amore incondizionato e sul desiderio di vivere nella mente e nel cuore di chi si ama anche quando non si è più.
    Il punto di vista assunto nella canzone è infatti quello di qualcuno che può esserci soltanto se viene sognato da chi l’ha amato.

    E se… mi sognerai
    dal cielo cadrò.
    E se… domanderai
    da qui risponderò.

    Eseguo Sognami con un’armonica cromatica, la Superchromonica 270 De Luxe della Hohner in DO, su una base karaoke del canale YouTube Akademia
    6 min
  • The Pusher
    The Pusher (Lo spacciatore) è un mitico pezzo degli Steppenwolf che apre l’altrettanto mitico film Easy Rider, dove un Peter Fonda e un Dennis Hopper giovanissimi  (siamo nel 1969) con il ricavato della vendita di una partita di droga messicana intraprendono un viaggio in moto a rovescio, e cioè dalla California alla Louisiana (non potranno andare oltre). 
    La scena iniziale del film non ha una parola di dialogo. Il sonoro è costituito unicamente dal trascinante ritmo del pezzo: dopo lo scambio droga/denaro in aeroporto, la cinepresa indugia su Peter Fonda (Capitan America) che inserisce i dollari dentro un tubo di plastica, e lo infila poi nel serbatoio a stelle e strisce del chopper.
    La scena prosegue con Capitan America che si toglie l’orologio e lo lancia per terra, mentre le moto dei due amici si allontanano su una strada che si allunga all’infinito. Comincia così la tragica avventura senza tempo, che racconta una provincia americana devastata dalla paura del diverso.

    You know I've seen a lot of people walking 'roundWith tombstones in their eyes.But the pusher don't careIf you live -- or if you die.
    Ho visto un sacco di gente camminare con lapidi negli occhiMa allo spacciatore non importa se vivi o se muori
    Well now if I were the president of this landYou know I'd declare total war on the pusher man.I'd cut him if he stands, and I'd shoot him if he run,And I'd kill him with my bible, and my razor and my gun.
    Bene, ora se fossi il presidente di questa terra Sai che dichiarerei guerra totale allo spacciatore.Lo accoltellerei se si alzasse, gli sparerei se scappasse, E lo ucciderei con la mia Bibbia, e il mio rasoio e la mia pistola…

    Parole violente: per cui il film finisce male. Le moto bruciate e uno dei due amici morto per mano di due giustizieri brutali e ignoranti. E’ un western, ma alla rovescia, 
    • non solo geograficamente, perché non si viaggia verso Occidente, verso il far west - ma anzi al contrario: dalla California verso Est, la frontiera non c’è più; 
    • non solo perché ci sono le moto al posto dei cavalli;
    • ma soprattutto perché racconta il contrario dei western classici e cioè che la paura uccide la libertà. Parole profetiche.
    Eseguo The Pusher con un’armonica diatonica in DO EastTop 008k, accompagnato da una base del pezzo pubblicata sul canale YouTube Allenkaraoke.
    10 min
  • Song For My Father
    Song for My Father ("Canzone per mio padre", 1964) del compositore e pianista Horace Silver è un pezzo d’eccellenza nel repertorio jazz che miscela hard bop e ritmi latini. In effetti il padre di Horace Silver era di origini capoverdiane, cioè delle isole portoghesi a ovest dell’Angola...
    8 min
  • Scarborough Fair
    Scarborough Fair (La fiera di Scarborough) è una ballata tradizionale inglese del XIII secolo. Risale alla fiera medievale di Scarborough, una cittadina situata sulla costa orientale, allora un importante centro commerciale, dello Yorkshire, una contea posta nel centro della Gran Bretagna....
    5 min
  • Porthole Of Kelp
    Porthole of Kelp è un reel, ovvero un genere musicale che accompagna le danze celtiche, prevalentemente irlandesi o scozzesi.Con reel quindi si intende sia la danza, sia la musica che l’accompagna. Le origini sono certamente medievali, e, pur nelle varianti con cui si è tramandato fino a noi, il reel mantiene la sua natura di ballo frenetico (reel, infatti, significa "mulinello") e di musica altrettanto frenetica e ossessiva perché ripete più volte uno stesso schema. Oggi il termine reel è più noto in ambito social: in Instagram ad es. così si chiamano i video brevi e veloci, ma a scorrimento continuo, e costituiscono un flusso di contenuti infinito. Il concetto è il medesimo: una ripetizione senza fine di uno schema.
    I reel celtici hanno una struttura prestabilita, composta generalmente di due parti di otto battute ripetute due volte. A loro volta i reel vengono eseguiti in set nei quali vengono collegati più reel. Ogni reel è ripetuto 3 volte per cui si arriva facilmente a un totale di 96 battute: c’è da ballare per un bel pezzo, considerando anche che i reel si possono moltiplicare a piacimento nel set. Un’orgia di musica ossessiva secondo la migliore tradizione pagana, dionisiaca direi.
    Tornando a Porthole of Kelp, la sua fortuna è legata alla colonna sonora de L'ultimo dei Mohicani, un film del 1992 che rielabora un reel, The Gael, il Gaelico (Galli, i Romani chiamavano infatti i Celti, da gaelico appunto), di Dougie Maclean e lo spalma nei meravigliosi 7 minuti della scena finale, raccontata con sole immagini e musica, senza parole. Il titolo Porthole of Kelp rievoca la danza ondeggiante delle foreste di alghe nel mare.
    Eseguo Porthole of Kelp con un’armonica diatonica in DO accompagnato da una base Simple Straight beat 115 bpm della Music Loop for practice. Lascio all’inizio un paio di battute di percussioni libere per apprezzare il ritmo e poi suono tre reel con il medesimo ritmo: il primo di 4 battute, il secondo - più lirico - di 8 battute come anche il terzo, ma con una coda interna finale che riprende il tema del secondo reel.
    7 min
  • Night Lights
    Night Lights è un brano del sassofonista Gerry Mulligan del 1958. E’ uno degli esempi più raffinati di cool jazz, ovvero di uno stile “freddo” (cool), caratterizzato da sonorità morbide e riflessive, di cui Mulligan è stato il promotore insieme a Chet Baker e Stan Getz...
    5 min
  • La ballata del Cerutti
    La ballata del Cerutti è stato il primo successo di Giorgio Gaber. Per le musiche è una parodia della ballate nordamericane, suonate con tanto di banjo; per i testi è una romantica visione della periferia milanese dove vivevano personaggi improbabili...
    7 min

About L'armonica pop

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Brani di tutti i generi musicali eseguiti con lo strumento più popolare: l'armonica a bocca.
Ogni episodio è dedicato a una canzone o comunque a un pezzo, di cui fornisco
  • una…