Lunedì è stato pubblicato il nuovo rapporto dell’IPCC dell’ONU, il principale organismo internazionale per la valutazione dei cambiamenti climatici. Secondo le conclusioni del rapporto i cambiamenti climatici alla base dell’aumento della frequenza e dell’intensità di fenomeni meteorologici disastrosi, come piogge torrenziali e ondate di grande caldo, sono «inequivocabilmente» dovuti alle attività umane e sono «senza precedenti»: ma soprattutto, se non si interviene per ridurre le emissioni inquinanti in maniera tempestiva potrebbero essere ancora peggiori.
Tutti i più importanti indicatori delle componenti del sistema climatico (atmosfera, oceani, ghiacci) stanno cambiando ad una velocità mai osservata negli ultimi secoli e millenni. Mai così veloce l’innalzamento del livello del mare; mai così elevata la concentrazione dei principali gas serra e nel corso degli ultimi 50 anni la temperatura del nostro Pianeta è cresciuta a una velocità che non ha uguali negli ultimi 2.000 anni. E la colpa, ormai è accertato, è dell’uomo. La temperatura media globale del pianeta nel decennio 2011-2020 è stata di 1,09 °C superiore a quella del periodo 1850-1900, con un riscaldamento più accentuato sulle terre emerse rispetto all’oceano. E la parte preponderante del riscaldamento climatico osservato è causata dalle emissioni di gas serra derivate dalle attività umane.
Quello pubblicato oggi è lo studio più dettagliato di sempre sui cambiamenti climatici, ed è basato sull’analisi di più di 14mila articoli scientifici da parte di oltre 200 scienziati di tutto il mondo. E suona come un vero, drammatico, campanello d’allarme.
Ne parliamo oggi con Francesco Cancellato, direttore di Fanpage ed uno dei giornalisti italiani di rilievo più impegnati da questo punto di vista.
A cura di Stefano Cagelli