Per la redazione l'Avv. Aurora Matteucci dialoga con Valeria Verdolini, docente di Sociologia del diritto presso l'Università degli Studi e Bicocca di Milano e presidente di Antigone Lombardia.
Partendo dalla sentenza Turetta e dal clamore mediatico legato alla mancata applicazione dell’aggravante della crudeltà, ci interroghiamo sul ruolo del diritto penale – nato per garantire, non per compiacere - in casi a forte impatto emotivo, sul rischio di delegare alla giustizia penale istanze culturali e sociali, e sulla necessità di affiancare alle risposte punitive percorsi educativi, culturali e trasformativi.
Parliamo di panpenalismo, giustizia simbolica, vittimizzazione secondaria, ma anche di agency femminile, educazione all’affettività e diritto penitenziario. Ma serve una “grammatica alternativa” della giustizia, fatta di educazione, cultura, prevenzione e riconoscimento sociale.
Reinventare il linguaggio della giustizia, per non restare prigionieri della sola logica retributiva.
Una riflessione su come il diritto possa contribuire a un'evoluzione del concetto di agency femminile nel contesto giuridico e sociale, affrontando la violenza di genere senza relegare le donne solo nel ruolo di vittime e oggetto di leggi e sentenze.
Un episodio per chi crede che la giustizia non si esaurisca nella pena, ma passi anche per immaginari nuovi e politiche efficaci.
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