Si trovano in località Ca' Bianca nel comune di Chioggia. Fino al XIX° sec. erano nel punto più orientale del grande possedimento fondiario della Corte di Correzzola, appartenente al monastero benedettino di Santa Giustina di Padova. Erano situate dove terminavano le terre coltivate e iniziava la Laguna di Venezia e sfociavano in questa il fiume Bacchiglione ed il Gorzone. La costruzione delle “Porte” fu quindi fatta dai benedettini nel 1551 per far defluire verso la laguna le acque della canalizzazione della Corte di Correzzola. Il canale Brentone, che riceve anche le acque della Fossa Paltana le riunisce e le conduce alle Porte Sumane per poi confluire nel Bacchiglione. Nel 1579, la Serenissima Repubblica per impedire l'insabbiamento della Laguna di Venezia stabilì che tutti gli impedimenti come porte, chiuse e argini fossero abbattuti fino a 5 miglia dalla Laguna. Di conseguenza, il monastero di S. Giustina nel 1580 fu costretto ad abbattere le porte, che impedivano l'ingresso delle acque della laguna nelle terre già bonificate in sua prossimità. Questa esondazione delle acque lagunari avveniva puntualmente con la maree dell'Adriatico causate dallo scirocco invernale. Solo dopo una lunga controversia, il Collegio delle Acque della Repubblica concesse di ripristinare le porte Sumane nel 1587. Nel marzo del 1724 ed in seguito nel 1735 le Porte Sumane vennero semidistrutte dalle alluvioni e ricostruite nella configurazione attuale nel 1737, come attesta la lapide posta su di una parete dell'edificio, che in latino riassume tutte le vicende del manufatto. Dopo la ricostruzione, il monaco benedettino Fortunato Abbiati, come pubblico perito venne incaricato dal Consorzio di Bonifica Bacchiglione-FossaPaltana di esaminare le spese sostenute per la ricostruzione delle Porte e a quantificare le quote di spesa. Nel 1737 il monastero di S. Giustina aveva anticipato tutte le spese per rifare le porte, ma doveva partecipare solo per 3/5, il monastero agostiniano di Candiana per 1/5 e i nobili Renier e Michiel per mezzo quinto ciascuno. Dopo gli accertamenti ci fu il rimborso dovuto in base alla percentuale fondiaria detenuta dai partecipanti interessati. Ancora oggi, le Porte Sumane si presentano con 3 luci alla base dove c'era l'attraversamento del Brentone ora si vede solo un avvallamento ricoperto dalla vegetazione. Sul dorso delle arcate della struttura è abbastanza integra la casa del “camparo” cioè del custode dell'infrastruttura, abbandonata ormai da più di 50 anni.