I lavori per la costruzione della nuova Certosa a Vigodarzere iniziarono nel 1534, in un'ansa del fiume #Brenta, sul terreno lasciato in dono dal vescovo di #Padova Pietro Donato, nel 1445. I certosini si trasferirono nella nuova sede fin dal 1550 nonostante il complesso non fosse ancora ultimato. Il sopraintendente ai lavori della Certosa fu l'architetto Andrea Moroni, proto di S. Giustina. Alla sua morte, nel 1560 gli successe Andrea Da Valle. La struttura, tutta racchiusa entro una cinta muraria, comprendeva un grande porticato antistante la chiesa, lunga 86 piedi = c. 25 mt. e larga 36 piedi = c. 11 mt.. All'interno della chiesa si sviluppavano numerose cappelle laterali. Complessivamente c'erano 3 chiostri. Il chiostro maggiore, porticato, era circondato da 13 celle-casette dei monaci. All'interno della chiesa, dedicata a S. Gerolamo e S. Bernardo, si trovavano numerose opere d'arte di famosi pittori quali: Vivarini, Pietro Damini, Sassoferrato e Luca Ferrari da Reggio. Il numero dei monaci sacerdoti tuttavia non fu mai elevato, tra il 1605 ed il 1750 furono in media 7. Nel 1768, il Senato della Repubblica di #Venezia lamentando l'eccesso di comunità monastiche nello Stato e la decadenza della loro disciplina, dichiarava soppresse le comunità con meno di 12 soggetti. Di conseguenza, dopo la soppressione della Certosa la #Repubblica si impadronì delle proprietà e la mise all'asta, come di consueto. La Certosa con i suoi terreni fu acquistata dai marchesi Maruzzi, che in un primo momento volevano demolirla, in quanto per loro il fabbricato costituiva un onere per il suo mantenimento. Fu quindi venduta con alcuni campi (come registra l'abate Giuseppe Gennari, nelle sue cronache padovane del XVIII° sec.) al finanziere padovano Antonio De Zigno, che demolì parte della chiesa e trasformò il monastero in residenza di villeggiatura, trasportando le sepolture di famiglia in ciò che rimaneva della chiesa. Nei primi decenni del XIX° sec. Marco De Zigno e la moglie Mary, nobile irlandese, fecero piantumare il parco. Il figlio Achille De Zigno, famoso naturalista, fu insignito del titolo baronale dall'imperatore d'Austria, divenne podestà di Padova durante il dominio austriaco e dopo il 1866 sindaco di Vigodarzere. Nel XX° sec., l'ultima erede Maria De Zigno sposò il conte Passi. Durante la prima guerra mondiale la Certosa fu trasformata in caserma e durante il secondo conflitto mondiale fu utilizzata dal 1943 come scuola tedesca di spionaggio e anche come polveriera. Oggi, nell'antica abbazia, si entra per un portale laterale e si vede il chiostro piccolo con la chiesa ridotta ad oratorio che però ha conservato intatta la facciata. Esistono ancora due lati del chiostro grande con 32 arcate e tre celle-casette a due piani dei monaci. La Certosa ora risulta utilizzata come azienda agricola senza una prospettiva di valorizzazione, né da parte dei proprietari né da parte delle Istituzioni.