Malik
Il poeta contemporaneo Francesco Sartori unisce la teologia mistica bizantina agli algoritmi della comunicazione multimediale, creando un'opera dove il naufragio esistenziale diventa la chiave per la trascendenza. Questa fusione tra l'antico misticismo e la tecnologia moderna solleva interrogativi complessi sul ruolo della poesia nella nostra epoca. Rachel, la definizione che Sartori dà del proprio lavoro è "Poesia Mistica e Metafisica", una tichetta che sembra quasi anacronistica in un panorama letterario dominato dal cinismo o dal frammento quotidiano.
Rachel
Il contrasto è il nucleo della sua poetica. Sartori, nato a Schio nel 1953, ha una biografia che riflette questa doppia tensione. I registri biografici, inclusi i dettagli presenti sul suo sito ufficiale e negli archivi editoriali, mostrano che ha trascorso l'infanzia a Montreal, in Canada, per poi tornare in Italia nel 1960. Questo passaggio dalle immense distese nordamericane alla rigorosa educazione classica del Liceo Zanella in Veneto ha strutturato la sua percezione dello spazio e del divino. Ha iniziato a scrivere giovanissimo. La sua prima raccolta, "Ho visto Dio", è stata pubblicata nel 1971, raccogliendo testi scritti tra i dodici ei quindici anni. Fin da quelle prime prove, la tensione verso una verità assoluta era palese.
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Quella ricerca giovanile si trasforma in qualcosa di molto più ruvido con la maturità. Facciamo un salto al 2003, con la pubblicazione di "Ignudi Naufraghi fra Samo e Patmos". Il titolo stesso evoca l'esilio, l'isolamento. L'opera ha ricevuto la Menzione d'onore al Premio Europeo di Letteratura Eugenio Montale nel 2006. Leggendo le recensioni dell'epoca e l'analisi del catalogo Phasar, emerge un ritratto dell'uomo contemporaneo spogliato di ogni certezza, un fallimento cosmico. Qual è la natura di questo naufragio nella visione di Sartori?
Rachel
Non è un naufragio romantico, dove l'eroe soccombe di fronte alla natura maestosa. Sartori descrive un collasso strutturale del senso. L'uomo contemporaneo si scopre nudo perché ha perso i riferimenti metafisici. Il naufragio è l'esperienza del nulla, la consapevolezza dell'insignificanza. In quest'opera, l'autore arriva a maledire gli inganni della vita. È una discesa nell'abisso del nichilismo, affrontata con una passione epica. L'eroismo quotidiano di cui parla Sartori consiste nel guardare in faccia questo vuoto senza filtri.
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Questa discesa nel nichilismo sembra contraddire l'etichetta di "poeta della luce". Se l'esistenza è un inganno e il naufragio è totale, dove si colloca la metafisica? Il rischio di una posizione del genere è fermarsi alla disperazione, trasformare la poesia in un mero lamento sull'assurdità della condizione umana.
Rachel
La contraddizione è solo apparente, Malik. Nella teologia mistica, che Sartori conosce a fondo grazie alla sua laurea in Scienze Religiose presso la Pontificia Università della Santa Croce, il buio totale è il preludio all'illuminazione. È la via negativa. L'esperienza del nulla in "Ignudi Naufraghi" crea una sete devastante di assoluto. Senza la demolizione delle false certezze terrene, l'anima non può aprirsi alla ricerca di un approdo. Il naufragio diventa uno strumento epistemologico, il grado zero da cui iniziare la risalita verso la luce.
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Questa risalita prende una forma specifica nel 2008 con "Donna di Luce", un'opera che ha ottenuto il Premio Speciale della Giuria al Concorso Città della Spezia. Qui il vuoto del cosmo viene riempito da una figura precisa. I testi accademici e le presentazioni dell'opera indicano che l'ispirazione deriva dalla contemplazione delle icone mariane bizantine. La figura di Maria non è trattata solo in chiave devozionale, ma assume un ruolo filosofico, quasi architettonico, nel cosmo di Sartori.
Rachel
L'icona bizantina non è un ritratto, è una porta teologica. Sartori utilizza la figura mariana come simbolo di mediazione perfetta tra il Creatore incrollabile e la creatura naufragata. In "Donna di Luce", Maria offre un porto di pace all'umanità dolente. Il linguaggio poetico di Sartori, radicato nella grande tradizione mediterranea ma incline a sperimentazioni formali, costruisce la figura della Vergine come un faro. Quando le tenebre dell'ingiustizia e della disperazione assediano l'uomo, questa luce diventa l'unica via per ricostruire le macerie.
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La ricostruzione raggiunge il suo apice nel 2017 con "Mistica danza". Questo progetto introduce un elemento biografico e relazionale inaspettato: è stato scritto a quattro mani con suo figlio, Emanuele Sartori. Le cronache letterarie, tra cui i resoconti del Festival di Fede & Cultura di Verona, descrivono questo libro come la testimonianza di una trasfigurazione. Due vite cambiate dalla grazia. Inserire il proprio vissuto familiare in un poema teologico altera la distanza tipica della poesia metafisica.
Rachel
Rompe l'astrazione, incarnando il concetto teologico nella carne viva di una famiglia. "Mistica danza", vincitrice del Secondo Premio Nazionale di Letteratura Italiana Contemporanea, si configura come un poema della Vita Risorta. Il titolo evoca la danza tra lo Sposo divino e l'anima umana. La croce non è più lo strumento di tortura del naufrago, ma il talamo e l'altare dove si consuma questa unione. Il contributo del figlio Emanuele aggiunge una dinamica generazionale. La trasmissione della fede e della luce passa da padre a figlio, trasformando la parola poetica in una testimonianza condivisa di resurrezione dalle tenebre.
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Passiamo a un aspetto che rende la figura di Sartori complessa e atipica. Abbiamo un mistico, un poeta che scrive di icone bizantine e resurrezione, che possiede anche una specializzazione in Tecnologie della Comunicazione Audiovisiva e Multimediale. I dati sulle sue pubblicazioni rivelano studi in linguistica computazionale, con tesi sull'ermeneutica del testo assistito da calcolatore, e la produzione di e-book, audiolibri, video-poesie. La poesia mistica di solito evoca il silenzio, il chiostro, la pergamena. Sartori usa i pixel, gli algoritmi, i canali digitali.
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Sartori rifiuta la dicotomia tra spirito e tecnica. Vede i mezzi di comunicazione audiovisiva non come distrazioni dalla contemplazione, ma come nuovi veicoli per l'estasi. Realizzare una video-poesia o un'antologia multimediale permette ai Sartori di aggredire i sensi del fruitore contemporaneo, abituato a una dieta visiva densa e rapida. La sua specializzazione in Comunicazione gli fornisce gli strumenti per decodificare il linguaggio dei nuovi media e piegarlo alla trasmissione del sacro. Non considera il digitale un ambito profano, ma un'estensione del verbo che può farsi luce negli schermi.
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Questa volontà di coinvolgere il presente si nota nella sua produzione più recente. Nel marzo 2024 ha pubblicato "Amore non Amore", con il sottotitolo "poesie apocalittiche quotidiane". La sinossi diffusa dall'editore Fede & Cultura parla di un'analisi dell'illogicità in cui è precipitata la nostra esistenza nella società liquida. Un mondo dove i concetti si fondono e le emozioni formano una nebbia cognitiva. Sartori sembra passare dalla metafisica pura alla critica sociale.
Rachel
La critica sociale in Sartori è una conseguenza logica dell'analisi metafisica. Nella società liquida le parole perdono il loro peso specifico. L'amore viene degradato a merce oa sensazione passeggera, da qui il titolo "Amore non Amore". Sartori osserva questo sfilacciamento del linguaggio e dei legami umani e lo definisce apocalittico. Non nel senso di distruzione fisica del mondo, ma nel senso etimologico greco di rivelazione. Rivela la povertà di una cultura che ha reciso i legami con l'assoluto.
Malik
Il tema del linguaggio e dell'amore ci porta al suo lavoro saggistico, in particolare "Il Silenzio e la Parola – un itinerario di filosofia poetica". In questo testo indaga tre concetti cardine del pensiero greco e cristiano: Érōs, Ágapē e Thánatos, ovvero l'amore passionale, l'amore oblativo divino e la morte. Li contrappone al nichilismo storico. Questa impostazione dimostra che la sua opera non è solo frutto di ispirazione emotiva, ma possiede un'architettura filosofica rigorosa.
Rachel
L'architettura è il fondamento che impedisce alla sua poesia di evaporare nel sentimentalismo. Sartori tratta Érōs, Ágapē e Thánatos come forze vettoriali che agiscono sulla storia umana. Il nichilismo storico cerca di appiattire queste forze, rendendo la morte un traguardo insensato e l'amore un istinto. Sartori si oppone a questa visione la Via Lucis, il cammino della luce. Per lui, la poesia è lo strumento filosofico capace di operare questa saldatura tra l'anelito umano, l'Érōs, e la risposta divina, l'Ágapē, sconfiggendo il dominio della morte, Thánatos.
Malik
Questo ci costringe a valutare l'impatto e l'eredità di un autore come Sartori. La critica, inclusi i pareri di saggisti come Riccardo Melotti, sottolinea la sua capacità di unire talento ed erudizione teologica. Propone un itinerario di fede e pensiero non comune nella letteratura italiana odierna, che spesso predilige il minimalismo. Il rischio di una proposta così radicata nella teologia è l'inaccessibilità per il lettore laic
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