Due donne, lesbiche, sorde, vogliono un figlio. E decidono deliberatamente di avere un figlio sordo.
Questa non è una provocazione inventata. È un caso reale, discusso da oltre vent’anni in bioetica, che continua a far saltare le categorie morali standard.
In questo episodio di Bioetica da Bar non parliamo di tecnologia riproduttiva, né di soluzioni facili. Parliamo di identità, disabilità, genitorialità. E soprattutto di una domanda scomoda: chi ha il diritto di decidere che cosa conta come una vita buona?
⚠️ Non è una difesa dell’eugenetica (in qualunque sua versione).
⚠️ Non è una celebrazione dell’abilismo (in qualunque sua versione).
⚠️ Non è una ricetta politica.
È un esercizio di disagio morale. Brindiamo alle domande che non vanno giù lisce.
Fonti:
Spriggs 2002, “Lesbian couple create a child who is deaf like them” https://doi.org/10.1136/jme.28.5.283
Anstey 2002, “Are attempts to have impaired children justifiable?” https://doi.org/10.1136/jme.28.5.286
H-Dirksen L. Bauman 2005, “Designing deaf babies and the question of disability” https://doi.org/10.1093/deafed/eni031
Shaw 2008, “Deaf by design: disability and impartiality” https://doi.org/10.1111/j.1467-8519.2008.00658.x
Savulescu 2002, “Deaf lesbians, “designer disability,” and the future of medicine” https://doi.org/10.1136/bmj.325.7367.771
Caraccio et al. 2025, “Psychedelics beyond medicine: Treatment, enhancement, hype, consent, and the limits of medicalization” https://doi.org/10.1080/09515089.2025.2532761